Lee Greene e l'Italian job
Parlando dell'Italia all'estero si finisce immancabilmente per tirare in ballo il cibo, vista l'ossessione che hanno oltre confine per la cucina del Belpaese. Sarà la varietà di prodotti tipici, riflesso delle molte culture che si sono succedute lungo lo stivale, saranno l'estro italiano o la dieta mediterranea, fatto sta che, prima o poi, nella rete dell'italian food cadono in molti.
E ci è caduta anche Lee Greene, di famiglia americana ma nata e cresciuta in Germania, che dopo un Mba alla Bocconi e alcune altre esperienze lavorative in giro per l'Europa, ha deciso di concretizzare la sua idea di promuovere i prodotti italiani all'estero. E, per farlo, si è trasferita in Toscana.
"Il progetto che ho in mente", racconta Lee, 32 anni, "è di creare una sorta di ombrello per i piccoli produttori, un brand per promuovere i loro prodotti oltre confine. Al momento, sto sviluppando una clientela negli Stati Uniti".
L'idea di dedicarsi alle prelibatezze italiane ("Un esempio? Il panettone che un pasticcere toscano produce secondo la ricetta tramandata in famiglia in ottanta anni di attività"), frullava in testa a Lee Greene già da parecchio tempo, per la verità. Laureata in Germania in economia politica, Lee lavora per quattro anni in un'agenzia di marketing tra Amburgo e Düsseldorf. Esperienze interessanti, ma non del tutto appaganti per la giovane americana: "Non faceva per me sviluppare il marketing per un singolo prodotto, volevo anche fare esperienza nella gestione delle aziende". E così la scelta dell'Mba della Sda Bocconi. "Mi è piaciuto lo spirito su cui è costruita la scuola, basato più sulla cooperazione che sulla competizione. Ho apprezzato lo spirito di valorizzazione delle persone, la possibilità di lavorare insieme in nome del team. E poi, cosa che non avrei mai pensato vista la mia poca simpatia per i numeri, ho imparato a amare settori come il cost accounting".
E' subito dopo il master e il lungo contatto con l'Italia, durante un'esperienza di lavoro come consulente di strategia alla Roland Berger di Monaco, che il tarlo italiano balza fuori: "Parlando con un collega della mia idea durante un evento a Parigi mi sono convinta. Grazie ai contatti con un amico toscano, mi sono trasferita a Empoli per lavorare nella sua azienda vinicola e di produzione di olio per sviluppare l'esportazione e per contribuire alla gestione dell'azienda".
Di lì, il passo verso il "suo" brand è stato breve, anche se è ancora in corso d'opera. Anche perché, nel frattempo, ci si è messa anche la burocrazia italiana. Anche se nata e cresciuta in Germania, Lee ha il passaporto americano: "Ho avuto diritto al permesso di soggiorno per motivi di studio fintanto che ho frequentato l'Mba e per i successivi 12 mesi di progetto formativo", spiega Lee. "Nel frattempo, ho chiesto la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro e sto ancora aspettando. Al momento ho un permesso di lavoro in base al mio contratto di consulenza per l'azienda vinicola, ma se non arriva il permesso di soggiorno non potrò restare, così come è accaduto ad una mia collega". Situazione difficile, che in più occasioni ha gettato nello sconforto Lee: "Se ho una fatturazione, pago le tasse, ma senza permesso di soggiorno non ho diritto neanche all'assistenza sanitaria. Nei mesi scorsi sono stata lì lì per partire, stavo per cedere e andarmene negli Stati Uniti". Ma siccome "se si vuole ottenere qualcosa, si deve rischiare", Lee non molla e, nonostante l'amarezza per le lungaggini della nostra burocrazia, non perde la voglia di promuovere l'Italia all'estero.