Le locuste torneranno a visitare anche l’Europa
Fra le vittime dell'attuale crisi finanziaria ci sono non pochi investitori cosiddetti 'attivisti'. Si tratta di fondi di investimento, o talvolta di singoli investitori professionali, che acquisiscono quote di minoranza in società quotate e cercano di ottenere elevati ritorni sull'investimento aumentando il valore della società target mediante incisivi cambiamenti nel modo in cui queste sono gestite. Spesso tali cambiamenti, che possono riguardare la strategia, la struttura finanziaria, o la cessione di asset non core, si accompagnano alla richiesta di ricambio del management o del board. Ciò comporta che, da un lato, questo tipo di investitori non sia solitamente benvenuto da parte dei vertici delle società target, e, dall'altro che, soprattutto nei casi di società riluttanti ad aprire un dialogo sulle questioni sollevate, gli investitori ricorrano a tutti i mezzi a loro disposizione per far sentire la propria voce. Da qui, il termine attivista.
Il ventaglio degli strumenti utilizzati per far sentire le proprie ragioni, e coagulare consensi attorno alle proprie proposte, varia sia per tipologia che per intensità. In alcuni casi gli investitori attivisti riescono a influenzare le scelte d'impresa mediante incontri riservati e dietro le quinte con il management. In altri casi, si rendono necessarie campagne più rumorose che includono dichiarazioni pubbliche, critiche sollevate durante le assemblee degli azionisti, il coinvolgimento dei media, fino a vere e proprie guerre per i voti in assemblea. Non stupisce, a questo proposito, che le campagne degli investitori attivisti siano alla base di alcune fra le più movimentate vicende della storia della finanza recente (hanno ispirato Oliver Stone per Wall Street). L'investimento attivista, che ha una storia pluridecennale in Usa, è invece un fenomeno relativamente recente per l'Europa, e il caso forse più noto è quello della campagna del fondo Tci contro Abn Amro che ha aperto la strada al successivo takeover sulla banca olandese. In Italia, grande interesse ha sollevato l'intervento (fallito) del fondo Algebris su Generali. L'attivismo in Europa si è scontrato in molti casi con le specificità di assetti proprietari chiusi e autoreferenziali, quindi impermeabili rispetto a critiche e suggerimenti di investitori visti essenzialmente come disturbatori. L'ostilità verso gli investitori attivisti non è limitata alla sfera privata visto che critiche sono arrivate anche da parte di politici che li hanno spregiativamente definiti 'locuste'.È quindi con un generalizzato sollievo che molti manager e imprenditori europei hanno visto il ridimensionamento di questi investitori durante la crisi finanziaria. Non solo questi fondi hanno sofferto di ingenti riscatti da parte dei finanziatori internazionali, ma la loro performance è stata fra le peggiori nel comparto dell'asset management. Questo, tuttavia, è soprattutto dovuto al fatto che lo stile d'investimento dei fondi attivisti porta a scegliere società gestite male, con una performance operativa deludente, al di sotto di quella dei competitor, o comunque lontana dalle proprie potenzialità. Sono proprio queste le società che la crisi finanziaria ha colpito di più, amplificando ulteriormente la performance negativa delle relative azioni. È probabilmente prematuro dare per spacciato l'attivismo degli investitori: se adesso hanno meno munizioni a loro disposizione, è anche vero che le critiche rivolte a molte società si sono rivelate fondate. Con il ritorno della liquidità sui mercati e sulle categorie di investimento alternative, e una crescente attenzione all'esercizio dei diritti di voto da parte degli investitori istituzionali finora 'passivi', i prossimi anni riserveranno all'Europa e all'Italia nuove interessanti battaglie da combattere all'ultimo voto.