Contatti

Le crisi gemelle del turismo italiano

, di Magda Antonioli - professore associato di Tourism culture e Territorial marketing
I problemi congiunturali con caratteri mondiali si intrecciano a quelli strutturali

I dati recenti sull'andamento del turismo in Italia mostrano una stagione pessima e impongono alcune riflessioni sia agli operatori che ai policy makers. Un'attenta lettura evidenzia infatti come nell'ultimo anno si sia sovrapposta una crisi congiunturale a una sottostante, dalle caratteristiche strutturali.

La prima è dovuta ai riflessi della crisi finanziaria mondiale, della stasi della produzione industriale, della riduzione nelle disponibilità familiari per spese voluttuarie, ed è stata irrobustita dal contenimento delle presenze turistiche da alcuni paesi nostri partners storici (Usa, Germania, Regno Unito). Fra le cause di quest'ultima contrazione, oltre agli effetti del tasso di cambio dollaro/euro, va ricordata anche la tendenza a spostarsi meno dal proprio paese da parte dei tedeschi e degli statunitensi. Questo tipo di crisi richiede interventi urgenti, rapidi, incisivi sotto il profilo dell'efficacia, di durata limitata e di carattere straordinario.

La seconda crisi, quella strutturale, è in atto da molti (troppi!) anni ed è misurabile dalla costante perdita di quote di mercato dell'Italia nel panorama del turismo internazionale, ben più preoccupante. Questa richiede interventi di più lunga durata che incidano sul modo di offrire il prodotto Italia. La gestione dei processi è cruciale per i risultati e impone una programmazione strategica con obiettivi a lungo termine.

Negli anni il turismo mondiale è stato connotato da vari cambiamenti di scenario: si pensi al ruolo dei vettori low cost, o all'utilizzo di internet e alle dinamiche evolutive della domanda. Se per un certo verso la segmentazione e l'attenzione più concentrata in sottoprodotti di nicchia ha contraddistinto il prodotto di una destinazione, per un altro, la ricerca di autenticità e d'identità ha decretato il successo di una scelta.

Uno degli indicatori di crisi strutturale è la progressiva perdita di competitività. L'Italia è passata dall'essere tra le prime tre destinazioni mondiali negli anni '60-'70 al quinto posto attuale, ma per i prossimi anni anche questa posizione sarà difficile da sostenere. Molti ranking ci penalizzano. Per il Wef (World economic forum), che ci assegna un 28° posto, contano oltre alle risorse naturali, al nostro patrimonio culturale e paesaggistico, altri indicatori di ambiente imprenditoriale, di infrastrutture, di servizi di vario tipo ecc. Insomma, molti dati ci invitano a non confondere l'attrattività con la competitività (primi nelle risorse/patrimonio artistico, ma pressoché ultimi nella sua gestione/organizzazione!).

Gli ultimi dati mostrano però anche per altre capitali europee forti segnali di crisi: il comparto alberghiero in ottobre ha evidenziato un crollo della percentuale di occupazione in tutte le città del Vecchio continente, con punte a Praga (-16%) e Tallinn (-15%). Grave la situazione degli hotel romani che hanno riportato una diminuzione del tasso del 15%, mentre il revPar (fatturato per camera disponibile) è sceso addirittura di 20 punti, a 129 euro. L'unica città che si è mantenuta su buoni livelli è Amsterdam.

In prossimità delle vacanze natalizie del 2008 lo scenario non è quindi dei migliori.Che fare? Sicuramente non c'è tempo da perdere. Recenti studi mostrano come a differenza delle due ultime crisi del turismo internazionale (11 settembre e Sars) il desiderio di viaggiare sia meno influenzato oggi. La vacanza è considerata sempre più un bene necessario e in parte impermeabile a crolli della domanda, ma una seria riflessione a livello nazionale e locale su come promuovere le nostre nicchie e su come organizzarsi in modo coordinato, puntando sulla qualità ed evitando sovrapposizioni, è cosa inevitabile. Si impone di agire sull'offerta, dalla classificazione al contenimento dei prezzi, oltre a riflettere su pacchetti/prodotti idonei a affrontare la domanda, anche in contesti di crisi, e agevolare esternalità di vario tipo nella promozione e commercializzazione dei nostri prodotti. Una riflessione merita anche il turismo nazionale, che in certe regioni conta per più della metà del totale e dà stabilità economica.