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Lauree senza confini

, di Barbara Orlando
Con 65 programmi condivisi con 38 partner in 19 Paesi, i double degree Bocconi costruiscono percorsi universitari comuni in un mondo che si divide

Ci sono confini che tornano a farsi più visibili. Tra Paesi, economie e sistemi tecnologici. La geopolitica ridisegna le catene globali del valore, condiziona la mobilità e mette sotto pressione quella circolazione di persone e conoscenze che per anni abbiamo considerato quasi irreversibile. Proprio mentre il mondo sembra frammentarsi, però, le università continuano a fare il percorso inverso: costruire connessioni.

Un double degree è una delle forme più profonde di questa cooperazione. Non è semplicemente un periodo di studio all’estero. Due università condividono una parte sostanziale della formazione dei propri studenti, mettendo in relazione curricula, standard accademici, sistemi di valutazione e obiettivi formativi. Alla fine ci sono due titoli, ma a monte c’è soprattutto una scelta comune su che cosa significhi formare uno studente.

“Oggi l’internazionalizzazione non può essere misurata soltanto dal numero di studenti che si muovono da un Paese all’altro”, osserva Francesco Saita, prorettore per l’Internazionalizzazione dell’Università Bocconi. “La sfida è costruire relazioni tra istituzioni capaci di produrre esperienze formative che una singola università, da sola, non potrebbe offrire nello stesso modo”.

Per Bocconi è una storia lunga più di vent’anni. Il primo accordo di Double Degree a livello graduate risale al 2004 e l’anno successivo nasce il China MIM Double Degree. Nel 2012 arriva il primo Triple Degree undergraduate, il World Bachelor in Business; nel 2018 il primo Double Degree in area Law; nel 2019 il primo Double Degree undergraduate con Peking University e nel 2023 quello con HEC Paris.

Oggi la rete comprende 38 partner school in 19 Paesi, 65 programmi di Double Degree e oltre 450 studenti in mobilità, in entrata e in uscita, nel solo anno accademico 2025/26.

Non è quindi aumentato soltanto il numero delle opportunità. È cambiato il perimetro stesso dei double degree: dai programmi graduate all’undergraduate e al law, dal management alla finanza, fino alle nuove contaminazioni con le discipline STEM.

Molto più di un exchange

Costruire un double degree significa andare molto più in profondità rispetto a un normale accordo di mobilità. Bisogna confrontare programmi, crediti, requisiti, calendari e sistemi di valutazione, e soprattutto definire quale preparazione debba avere alla fine uno studente formato da entrambe le istituzioni.

“Un double degree presuppone fiducia”, dice Saita. “Quando si costruisce un percorso comune si affida a un’altra università una parte della formazione dei propri studenti. È un livello di relazione istituzionale molto più profondo rispetto a quello richiesto da un normale scambio”.

Questa integrazione rende particolare anche l’esperienza di chi parte. Nel modello graduate la mobilità dura generalmente un anno. In altri casi cambia radicalmente il baricentro dell’intero percorso universitario: nel Double Degree undergraduate con Peking University, per esempio, gli studenti trascorrono due anni in mobilità.

Non significa soltanto trasferirsi in un’altra città. Significa entrare in un sistema accademico diverso, comprenderne le regole, adattare il proprio modo di studiare e ricostruire relazioni accademiche e personali.

“Vivere e studiare in un altro Paese spinge gli studenti a diventare più indipendenti e ad assumersi la responsabilità del proprio percorso di apprendimento”, osserva Safwan Mchawrab, direttore del programma Finance and Investment Banking di Grenoble École de Management, partner della Bocconi per il double degree con Accounting and Financial Management.

Per Enrico Basili, che ha frequentato il Double Degree in International Management con HEC Montréal, è stata “di gran lunga la migliore esperienza che abbia mai fatto, sia dal punto di vista accademico sia personale”: un’occasione per vivere in un altro Paese, lavorare in un ambiente internazionale, usare lingue diverse e costruire relazioni con persone provenienti da tutto il mondo.

Nel caso di Alessandro Chiaromonte, Double Degree in Law alla Singapore Management University, l’impatto è stato ancora più radicale. L’esperienza, racconta, “mi ha cambiato la vita”: lo ha portato a decidere di restare a Singapore, proseguire lì gli studi giuridici e provare a costruirvi anche la propria carriera professionale.

Due esperienze diverse, accomunate dal fatto che la mobilità non resta confinata al periodo trascorso all’estero, ma può cambiare aspettative, scelte e traiettorie successive.

Italy and China: A Double Degree Experience

Two Campuses, One Journey: A Double Degree Story.

Due sistemi, due modi di pensare

È qui che emerge forse il valore meno immediatamente visibile di un double degree. Il punto non è semplicemente conoscere un altro Paese, ma sperimentare direttamente che lo stesso problema può essere insegnato, interpretato e affrontato in modi differenti.

“L’esperienza internazionale diventa davvero formativa quando mette in discussione ciò che consideriamo normale”, spiega Saita. “Studiare in due sistemi diversi obbliga a cambiare prospettiva, ad adattarsi e a riconoscere che non esiste necessariamente un solo modo di affrontare un problema”.

A rendere concreto questo confronto è anche la complementarità tra le istituzioni. La WU Vienna è partner della Bocconi nei double degree con International Management e International Management and Technology. Werner H. Hoffmann, direttore del Master in Strategy, Innovation and Management Control dell’università viennese, distingue il contributo specifico delle due esperienze: gli studenti WU che arrivano a Milano beneficiano in particolare “del rigore accademico della Bocconi e della forte enfasi sui metodi quantitativi”, utili anche nel lavoro di tesi. Per tutti i partecipanti, compresi gli studenti Bocconi che scelgono Vienna, il valore dello scambio risiede nell’immersione in un diverso ambiente culturale e accademico. 

Anche dal punto di vista professionale, è questa capacità di adattamento a fare la differenza. Angelica Carbone, che ha frequentato il Double Degree in Finance alla Keio University, sottolinea invece il valore professionale dell’esperienza: flessibilità, adattabilità, capacità di lavorare in contesti multiculturali e di muoversi fuori dalla propria comfort zone sono, secondo lei, competenze che i recruiter riconoscono e apprezzano sempre di più.

Il valore dei due titoli, in altre parole, non si esaurisce nelle due righe aggiunte al curriculum. Sta soprattutto nell’aver imparato a muoversi tra contesti, metodi e culture differenti.

La nuova frontiera: attraversare anche i confini disciplinari

L’evoluzione dei double degree non riguarda però soltanto la geografia. I nuovi programmi con mobilità dal 2027/28 indicano una direzione precisa. Bocconi avvierà un Double Degree in Law con la University of Notre Dame negli Stati Uniti, uno in Marketing con Aalto University in Finlandia e un nuovo programma con ESSEC in International Management, Fashion and Luxury Management.

Ma il segnale forse più interessante arriva dalla partnership con École Polytechnique in Francia: i primi due double degree Bocconi con una scuola STEM, uno in Artificial Intelligence e uno in Finance.

È un passaggio significativo perché la logica del double degree viene applicata non soltanto all’incontro tra Paesi e culture accademiche differenti, ma anche tra discipline sempre più interdipendenti. Economia, management e finanza si confrontano ormai continuamente con dati, tecnologia e intelligenza artificiale. I confini che la formazione deve insegnare ad attraversare non sono quindi più soltanto geografici.

Costruire ponti quando aumentano le distanze

C’è infine una differenza sostanziale tra il mondo del 2004, quando Bocconi siglava il suo primo accordo di Double Degree graduate, e quello di oggi. Allora formare studenti internazionali significava soprattutto prepararli a un’economia che appariva destinata a diventare progressivamente più globale. Vent’anni dopo, le tensioni geopolitiche condizionano commercio e mobilità, la competizione tra Stati investe tecnologie, dati e conoscenza e anche le collaborazioni accademiche devono confrontarsi con un contesto più complesso.

Una difficoltà che i partner sperimentano direttamente. “La frammentazione geopolitica aumenta i costi in termini di tempo e l’onere amministrativo di un programma di doppia laurea”, osserva Zeno Adams, direttore esecutivo del Master in Banking and Finance dell’Università di St. Gallen, , partner della laurea magistrale Bocconi in Finance per un percorso di double degree. Questo non rende meno importante la cooperazione internazionale. Semmai ne cambia il significato.

Per Bocconi, la crescita futura dei double degree non significa quindi semplicemente aggiungere nuove destinazioni a una mappa. La questione è quali partnership possano generare un reale valore aggiunto, combinando competenze, discipline e culture accademiche differenti.

“Non penso che l’obiettivo debba essere avere il maggior numero possibile di double degree”, conclude Saita. “La priorità è costruire i programmi giusti con i partner giusti, individuando complementarità forti. In futuro conterà sempre di più la capacità di attraversare insieme non solo i confini geografici, ma anche quelli tra discipline e competenze»”.

Nel 2004 il punto di partenza era un primo accordo graduate. Oggi sono 65 programmi, 38 partner e oltre 450 studenti che in un solo anno accademico attraversano questa rete. Domani il confine da superare potrebbe essere sempre meno quello tra due Paesi e sempre più quello tra discipline, metodi e modi diversi di leggere la realtà.

Perché i due titoli che uno studente riceve alla fine sono soltanto la parte più visibile del double degree. Il suo valore comincia molto prima: quando due università decidono che, almeno per una parte del percorso, formare insieme può significare formare meglio.