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Largo ai giovani

, di Giovanni Valotti - Ordinario di economia delle aziende e delle amministrazione pubbliche alla Bocconi
I ragazzi dimostrano un forte interesse per la gestione della cosa pubblica, che può diventare uno straordinario luogo di crescita professionale

L'incontro del ministro Renato Brunetta con gli studenti Bocconi ha visto un'incredibile partecipazione, sia dal punto di vista numerico, con oltre 1.500 presenze, che da quello dell'interesse per i temi trattati.

Straordinario è stato l'entusiasmo nell'illustrare i progetti al ministro da parte dei gruppi finalisti del concorso Dai voce alle tue idee. A tal punto che lo stesso ministro ha alla fine deciso di portare tutti gli studenti finalisti a Roma, non limitandosi, come negli accordi, a premiare solamente il gruppo vincitore.

Tutto questo, più in generale, deve farci riflettere. Esiste nei giovani un forte interesse verso le grande tematiche sociali e di gestione della cosa pubblica. Ci sono nei giovani freschezza di idee e un alto potenziale innovativo, proprio quello che serve per cambiare le Pa. Eppure molti di questi giovani sono frenati da timori e stereotipi ricorrenti.

Primo fra tutti, per entrare nelle Pa e fare carriera servono le raccomandazioni. In secondo luogo, nelle Pa si fanno lavori noiosi in polverosi uffici amministrativi, caratterizzati da scarsa modernità e grande burocratizzazione. Infine, nelle Pa si guadagna poco.

Questa visione del settore pubblico è il risultato di campagne mediatiche e di un'opinione pubblica sistematicamente avverse alla Pa, ma in realtà non corrisponde più al vero.

Sicuramente le Pa hanno bisogno di fare grandi passi in avanti, ma un cammino è stato percorso negli ultimi anni e accanto a situazioni disastrose sempre più si segnalano aree ed esperienze di assoluta eccellenza.

Soprattutto, le Pa posso essere straordinari luoghi di lavoro e di crescita professionale proprio per i giovani, a maggiore ragione in una fase del ciclo economico che dimostra, in Italia e nel mondo, quanto strategico possa essere l'intervento pubblico per il benessere collettivo.

È responsabilità di tutti, allora, far sì che i giovani si fidino di più delle Pa, a partire da un'informazione più corretta sulle opportunità che le stesse possono offrire.

Alla figura del travet dell'ufficio pubblico sostituiamo allora quella dei city manager, degli esperti di marketing territoriale, dei responsabili delle relazioni internazionali, dei controller, dei financial officer, dei project manager, dei responsabili dell'organizzazione e delle risorse umane, dei responsabili dei progetti di cooperazione, dei diplomatici, perché questi sono i mestieri che i giovani laureati vanno a fare nelle Pa e sono tutti lavori belli e interessanti.

All'idea di una vita di stenti, comparata ai ricchi stipendi di chi opera nel privato, contrapponiamo una rappresentazione aggiornata della realtà che vede trattamenti retributivi per i dirigenti e i quadri intermedi ormai assolutamente competitivi con le migliori alternative di mercato.

Non da ultimo, ricordiamoci che le raccomandazioni ci saranno forse sempre, anche nel privato, ma queste servono solo a chi non ha le qualità. Il settore pubblico ha un bisogno estremo di nuove competenze e non ha nessun interesse a farsele scappare.

Insomma, i giovani possono rappresentare uno straordinario booster della riforma. Perdere questo potenziale di innovazione sarebbe il vero spreco delle pubbliche amministrazioni.

Dal ministro e dai media ci aspettiamo quindi un contributo ad avvicinare due mondi, quello dei giovani e delle Pa, apparentemente lontani ma nei fatti molto più vicini di quanto si pensi, o meglio, di quanto una rappresentazione non sempre veritiera della realtà induca a pensare.