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La mia azienda è il palcoscenico

, di Davide Ripamonti
Massimo ha unito la passione per il teatro a quella per l’economia. E adesso è direttore artistico e amministrativo dell’Eliseo, a Roma. Con un sogno nel cassetto: fare il regista

Da Adam Smith e Keynes a Shakespeare e Pirandello. Dai grandi dell'economia a quelli della letteratura e del teatro con apparente disinvoltura, perché il genio non ha confini né steccati.
Massimo Monaci, 32 anni, laureato in Bocconi in economia politica nel 2000, ha scelto l'arte senza rinnegare l'economia ed è oggi direttore "artistico e amministrativo insieme", specifica, del Teatro Eliseo di Roma, uno dei più giovani in Europa a ricoprire questo incarico in un grande teatro. Torinese di nascita approdato a Milano in cerca di giovanile indipendenza, Massimo si iscrive in Bocconi attratto "dagli aspetti filosofici e storici dell'economia", racconta, "ma il teatro era già da tempo una parte importante della mia vita. Mia madre in pratica mi obbligò fin da ragazzino ad abbonarmi allo Stabile di Torino". Ma, contrariamente alla consuetudine che spinge gli esseri umani a ripudiare appena possibile quanto viene loro imposto, Massimo Monaci del teatro si innamora, in particolare del mestiere di regista. "A Milano, quando ancora studiavo, entrai al Franco Parenti facendo un po' di tutto prima di avere la grande occasione, quella di assistere Maurizio Scaparro nella regia dello spettacolo Le mille e una notte, con Massimo Ranieri". Ma era tempo di concludere gli studi e Massimo, lasciato temporaneamente il teatro, aderisce al "Progetto ambasciate" in collaborazione tra la Bocconi e il ministero degli esteri, svolgendo uno stage di tre mesi presso l'ambasciata italiana di Nairobi, in Kenya, per poi laurearsi con una tesi sulla proprietà della terra nei paesi in via di sviluppo.

Massimo Monaci

Dopo il servizio civile, è l'ora delle scelte. Da una parte qualche progetto sul campo, in Kenya o in un'altra situazione difficile ma stimolante, dall'altra il ritorno al vecchio amore: "Mi interessava molto l'economia dei paesi in via di sviluppo", spiega, "credo che avrei potuto intraprendere una carriera ricca di soddisfazioni anche in quell'ambito, ma è andata diversamente". La svolta arriva nel 2001, quando Scaparro chiama Massimo a Roma, all'Eliseo, per proporgli il ruolo di assistente alla regia in Sei personaggi in cerca d'autore, di Pirandello, con Carlo Giuffrè. "Non potevo rifiutare. Il mio sogno di diventare registanon l'avevo (e non l'ho ancora, precisa) accantonato e assistere un mostro sacro come Scaparro è una palestra eccezionale. L'assistente è colui che segue e coordina i movimenti sul palco, le luci, e prende appunti su quanto avviene affiancando il regista".

La carriera di assistente alla regia prosegue con altre importanti esperienze, come quella con Lina Wertmuller in Storia d'amore e d'anarchia, ma Massimo Monaci incomincia a vedere davanti a sé una strada nuova: "Maturavo da un po' l'idea di occuparmi degli aspetti organizzativi, di ricoprire una posizione più manageriale. La cosa è diventata concreta quando direttore artistico del teatro viene nominato Giuseppe Patroni Griffi, straordinario uomo di teatro ma digiuno dal punto di vista organizzativo", spiega Massimo, che a questo punto assume l'incarico di assistente alla direzione artistica: è la prima tappa di una nuova carriera. "Ho dovuto rispolverare i miei studi di economia aziendale", ricorda, "anche se l'azienda teatro è veramente particolare. Gli attori, i registi sono persone bizzarre, con loro si deve usare a volte il bastone altre la carota, sono un po' come bambini". Nel 2005 Massimo Monaci diviene direttore generale, affiancando nella direzione del teatro il nuovo direttore artistico, Antonio Calbi. "Io e lui diventiamo le due teste del teatro, il direttore artistico detta la linea artistica del teatro, il direttore generale si occupa degli aspetti organizzativi, il tutto all'interno di una continua dialettica, di un costante confronto. Al punto", aggiunge Massimo, "che quando Calbi ha lasciato il suo incarico al termine del 2006 io gli sono subentrato nel ruolo di direttore artistico unificando, per così dire, le due mansioni". Il Teatro Eliseo è un'istituzione legata al passato, che "guarda anzi con orgoglio al proprio passato, alla propria storia iniziata nel 1900", dice ancora Massimo Monaci, "ma proiettata nel futuro, con un occhio attento all'innovazione. Cerchiamo di sfruttare le nostre sale proponendo in orari differenti spettacoli per bambini, iniziative speciali e i tradizionali spettacoli serali. Servono fantasia e creatività". Quella stessa creatività che Massimo Monaci, come lui stesso conferma, "ho in abbondanza e mi sarebbe servita qualunque strada avessi intrapreso".