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La laurea oltre le sbarre: quando lo studio cambia il destino

, di Pietro Masotti
Sei studenti, in dieci anni, hanno raggiunto il traguardo della laurea grazie al Progetto Carceri Bocconi. Percorsi diversi, segnati dalla detenzione ma anche dalla scoperta dello studio come possibilità di riscatto. Le storie di Mattia Teofilo, Denis Donvito e Altin Sheshi raccontano il difficile passaggio dal carcere all’università, fino al ritorno alla libertà e all’ingresso nel mondo del lavoro.

Tra i risultati raggiunti dal Progetto Carceri Bocconi in questi 10 anni di attività, il più rilevante è costituito dal successo degli studenti che sono riusciti a raggiungere il traguardo della laurea. Ad oggi sono sei, ragazzi di origini diverse, con trascorsi e prospettive differenti, ma accomunati dall’aver trovato nello studio in carcere una via di rinascita per cambiare il proprio destino.

«Quando esco devo valere qualcosa»

“Quando sono stato arrestato frequentavo il quarto anno di un Istituto tecnico commerciale, ma ero uno studente piuttosto svogliato, con già una bocciatura alle spalle”, racconta Mattia Teofilo, uno dei laureati Cleam, oggi tornato alla piena libertà e inserito nel mondo del lavoro. “In carcere ho finito le superiori, ma l’università restava lontanissima dai miei pensieri finché non mi hanno segnalato che sarebbe iniziato un corso Bocconi. Ho fatto il test per mettermi alla prova e, inaspettatamente, sono entrato nel primo ciclo del Progetto Carceri. Anche in questo caso, all'inizio sono stato uno studente piuttosto distratto. Non è facile trovare le motivazioni quando hai la prospettiva di trascorrere molti anni dietro le sbarre. E poi, in fondo, continuavo a pensare di non essere all’altezza di un corso di laurea Bocconi. Dopo i primi esami passati avevo persino il sospetto che il percorso fosse facilitato per noi detenuti. Poi ho ripetuto cinque volte Storia economica e ho capito che non era così…”. La riduzione di pena ottenuta nel secondo grado di giudizio e la prospettiva di tornare in libertà in un’età ancora utile per rientrare nel mercato del lavoro, hanno messo il turbo al percorso di Mattia. “Quando esco devo valere qualcosa, mi sono detto. Devo avere delle carte da giocarmi per rientrare in società”.

Dalla laurea al mondo del lavoro

Così è arrivata la laurea e, appena dopo, la proposta di frequentare un master in Marketing e comunicazione in Bocconi sfruttando le possibilità offerte dal regime di semilibertà. “A qualcuno potrà sembrare strano, ma studiare in quel contesto per me è stato più difficile perché, dopo gli anni di detenzione, avevo perso la consuetudine a relazionarmi con i compagni di studio e la capacità di concentrarmi”. Oggi, dopo uno stage in Nestlé, Mattia ha un ruolo nell’assistenza vendita in Nespresso. “È un lavoro che mi piace perché mi fa stare a contatto con le persone. Da qualche mese però sono tornato un uomo libero e so che, se voglio cambiare la mia vita, devo sfruttare questo momento. Ogni ipotesi mi frulla per la testa e non so dove mi porterà il destino; in ogni caso, la laurea in Bocconi resterà la mia più grande soddisfazione a livello personale. Chi l’avrebbe mai detto…”.

Denis, riscoprire il piacere di imparare

“Io sono sempre stato bravo a scuola, soprattutto nelle materie scientifiche, tanto che, per un momento, avevo pensato anche di fare il liceo”, sembra fargli eco Denis Donvito, laureatosi un anno fa con una tesi sull’impatto delle nomine dei direttori creativi delle case di moda sull’andamento del titolo in borsa. “Poi purtroppo ho preso altre strade, e, dopo due bocciature, ho interrotto gli studi. Inizialmente iscrivermi a un corso in carcere mi è sembrata una buona alternativa per non passare tutto il giorno in sezione a giocare a carte. Studiando, però, ho riscoperto la voglia e il piacere di imparare e l’università è diventata una possibilità imprevista”. Per seguire le lezioni del Cleam Denis ha rinunciato a un trasferimento che l’avrebbe avvicinato alla famiglia e anche a svolgere i lavori che in carcere vengono offerti ai detenuti per mantenersi. “Ho visto molti ragazzi dover rinunciare a studiare perché costretti a lavorare”, riflette Denis. “Io sono stato fortunato perché la mia famiglia mi ha sempre sostenuto, anche economicamente. Lavorare in carcere è utile, ma non offre nessuna vera prospettiva: quando una persona torna in libertà si ritrova comunque senza soldi, senza quello stesso impiego e senza l’istruzione necessaria per trovarne un altro”. Anche per Denis il banco di prova più difficile arriva con i primi passi fuori dalle mura del carcere, nella comunità diurna a cui viene affidato e all’interno della quale deve condividere con gli altri ragazzi i ritmi scanditi dalla vita di comunità. “Tra il maggiore impegno fisico, le ore perse per i trasferimenti e le difficoltà emotive di un nuovo inserimento, studiare era veramente complicato. Per fare gli ultimi nove esami ho impiegato un anno e mezzo. Però quando sono arrivato al giorno della laurea ho potuto discutere la tesi in ateneo, e quel giorno non lo dimenticherò mai”. Lo staff Bocconi ha accompagnato Denis anche nella successiva ricerca di uno stage, svolto presso l’ufficio risorse umane di Redion (l’ex Europ Assistance), e che si è trasformato in un contratto a tempo determinato. “La prospettiva di iscrivermi a una laurea magistrale mi resta in testa”, conclude Denis, “ma non lo farò subito. In questo momento sento più urgente la necessità di reinserirmi nella società e per questo il lavoro è uno strumento fondamentale”.

Altin, una maratona di esami verso la libertà

La prospettiva di mettere a frutto il diploma ottenuto in carcere per trovare lavoro una volta uscito è stato il carburante anche del percorso di Altin Sheshi. “Il corso in Bocconi mi è interessato fin da subito, ma avevo qualche perplessità di riuscire a far valere rapidamente l’eventuale laurea una volta tornato in libertà. È servito l’intervento del professor Vicari per rassicurarmi che nessuno dei suoi studenti era mai rimasto senza lavoro e che avrei potuto contare su questa statistica. Mi sono dunque messo a studiare seriamente, ed ero partito bene. Poi è arrivata la pandemia…”. Tra le tante difficoltà vissute dietro le sbarre durante i lockdown imposti dal Covid c’è stato anche l’inevitabile rallentamento nel ritmo delle lezioni e degli esami. “È stato il momento più difficile”, sottolinea Altin. “I giorni passavano, la mia libertà si avvicinava, ma io volevo laurearmi assolutamente prima di uscire perché sapevo che dopo sarebbe stato più difficile farlo. Da quando il corso è ripreso a pieno ritmo ho sostenuto una maratona di esami che ha sorpreso anche me e alla fine, per una fortunata combinazione dei tempi, ho potuto anche discutere la tesi di laurea fisicamente in Bocconi”.

Un esempio che continua fuori dal carcere

Oggi Altin, dopo una breve esperienza nella consulenza fiscale, ha creato una propria impresa di costruzioni edili. Si è anche iscritto a una laurea magistrale in Statistica per l’economia, anche se per ora lo studio è in pausa. “Però mio nipote quest’anno si è scritto in Bocconi”, scherza Altin, “e mi piace pensare che in questa scelta abbia contribuito anche il mio esempio”.

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15 Set 2026, di Pietro Masotti
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