Costruire ponti, generare futuro, sfidare i limiti: l’impresa secondo Giada e Anna
Imprenditrici di successo, motrici di integrazione culturale, costruttrici di comunità, interpreti sensibili della responsabilità di restituire alla società parte delle opportunità ricevute. Anna Fiscale e Giada Zhang hanno percorsi diversi, fondatrice della cooperativa sociale Progetto Quid la prima, innovatrice e ceo del gruppo Mulan la seconda, ma convergono su molti punti e condividono un percorso che ha toccato anche le aule della Bocconi e che le porta oggi ad essere premiate dalla Bocconi Alumni Community rispettivamente in qualità di Alumna Changemaker, Anna, e di Alumna Emerging Leader, Giada. Il riconoscimento sarà conferito ad entrambe il 18 ottobre, durante la cerimonia che premierà anche l’Alumnus Bocconi dell’Anno 2026.
Se doveste definirvi come imprenditrici, che parola usereste?
Giada Zhang: Costruttrice. Di imprese, ma anche di ponti tra culture, persone e mercato. Fare impresa, per me, significa trasformare un’intuizione in qualcosa di reale, solido e capace di durare oltre chi l’ha fondata.
Anna Fiscale: Alternativa, perché cerco di guardare ai limiti come punti di partenza. Dove altri vedono difficoltà io cerco di vedere un valore potenziale. Ognuno in Quid rappresenta una risorsa che merita una nuova possibilità.
Le vostre imprese si distinguono per il loro valore sociale. Questo aspetto è abbastanza valorizzato oggi?
Zhang: Se ne parla molto, ma spesso come di un capitolo a parte. Per me l’impatto è il modo in cui si fa impresa: chi cresce con te, quali opportunità crei, come tratti persone, clienti e filiera. Se non entra nelle decisioni quotidiane, resta comunicazione.
Fiscale: L’aspetto positivo che noto è che molte aziende oggi, nel fare i piani di sviluppo al 2030, sono consapevoli di aver lavorato tanto sul piano ambientale ma di dover recuperare terreno sull’impatto sociale e si interrogano su human rights, filiera etica, diversity&inclusion…
Perché oggi per un’azienda non basta fare semplicemente profitto?
Zhang: Il profitto è l’ossigeno dell’impresa, non il suo scopo finale. Serve a durare, investire e scegliere con libertà. Ma un’azienda che cresce consumando persone, fiducia o risorse crea valore solo sulla carta.
Fiscale: Perché in assenza delle dinamiche di comunità che prima erano rappresentate da alcune istituzioni tradizionali, oggi le imprese sono investite di un ruolo sociale più centrale, il loro impatto è sempre più importante e devono avere un ruolo sempre più attivo nelle comunità.
Qual è stata la decisione più difficile che avete preso per restare fedeli a questi valori?
Zhang: Fermare l’accelerazione quando Mulan cresceva più velocemente della sua struttura. Dire no a opportunità immediate per investire in qualità, processi e persone. È difficile rinunciare a fatturato oggi per costruire un’azienda migliore domani.
Fiscale: Dopo il Covid abbiamo avuto un momento di difficoltà e ho scelto di chiudere i negozi fisici per concentrarci sul rapporto con le aziende e sul canale b2b. È stata una decisione molto dolorosa, non condivisa pienamente da tutto il cda, e nella quale ho sentito tutta la solitudine dell’imprenditore.
Quando avete capito che il successo delle vostre imprese stava generando un cambiamento nella vita delle persone?
Zhang: Quando Mulan ha smesso di essere soltanto la mia impresa ed è diventata un pezzo di futuro per altri: famiglie che vivevano di quel lavoro, persone che crescevano professionalmente e una cucina percepita come “etnica” che entrava nella quotidianità italiana. Lì ho capito che stavamo costruendo anche integrazione.
Fiscale: Lo vedo tutti i giorni vedendo le 180 persone che lavorano da noi e che hanno storie di rinascita e di riscatto. In particolare, penso alle persone che lavorano in carcere e poi, finita la pena, continuano nei nostri laboratori perché questo passaggio è determinante per evitare recidive.
Come vivete la responsabilità del “give back”, ovvero di restituire alla società quanto ricevuto?
Zhang: Non lo vivo come restituzione episodica, ma come moltiplicazione delle opportunità. Ho avuto accesso a educazione, incontri e ambienti che hanno ampliato il mio orizzonte; oggi sento la responsabilità di aprire porte, soprattutto a chi non ha capitale sociale o modelli in cui riconoscersi.
Fiscale: È parte del dna della mia impresa, ma anche della mia storia. Quid nasce anche da una ferita personale che sono stata in grado di sanare e di trasformare in una feritoia dalla quale far passare luce. Così sono rifiorita io e sono riuscita a far rifiorire donne molto più ferite di me. È il mio percorso di empowerment che diventa strumento per l’empowerment di altre.
C’è un traguardo raggiunto il quale vi sentireste “arrivate” come imprenditrici?
Zhang: Mi sentirò arrivata quando Mulan non avrà bisogno di me per funzionare, ma continuerà a riconoscersi nei valori con cui l’abbiamo costruita. Il traguardo non è essere indispensabili: è creare un’impresa che generi nuovi leader e opportunità anche oltre il fondatore.
Fiscale: Non credo che un imprenditore si senta mai arrivato. Nel mio caso, l’impatto di Progetto Quid potrà essere sempre più ampio. Entro il 2030, per esempio, puntiamo a costruire un distretto diffuso con altre sartorie sociali d’Italia che impiegano persone fragili nei loro territori.
Qual è la qualità che cercate più spesso nelle persone con cui lavorate?
Zhang: L’ownership: non solo risolvere un problema quando viene assegnato, ma accorgersi che esiste. Cerco persone che sentano la responsabilità del risultato, non soltanto del proprio compito. Le competenze si imparano; questa cura è più rara.
Fiscale: Mi piacciono le persone che sanno trovare soluzioni e prospettive pensando “out of the box”. Quello che mi incendia, al contrario, è quando la prima reazione è “non si può fare” o “non si è mai fatto prima”. All’inizio anche a me tutti dicevano così: non ce la farete mai, nessuno lo ha mai fatto.
Vi è mai capitato che qualcuno vi sottovalutasse in quanto donne? Come avete reagito?
Zhang: Sì: perché giovane, donna e di origine cinese. All’inizio cercavo di correggere subito la percezione degli altri; oggi non spreco più energia a convincere. Lascio che siano i risultati a rendere irrilevante il giudizio iniziale.
Fiscale: A dire il vero non ho mai percepito esageratamente una sfiducia negli altri per il fatto che fossi donna; nella mia esperienza è sempre stato più penalizzante il fatto di essere giovane. La combinazione tra i due elementi, certo, non aiuta.
Se poteste iniziare un nuovo progetto con la vostra collega di questa intervista, quale sarebbe?
Zhang: Creerei con Anna un modello replicabile per riportare al lavoro donne uscite dal mercato dopo maternità, fragilità o migrazione: formazione, laboratori alimentari e retail. Non assistenza, ma un’impresa capace di trasformare talenti invisibili in autonomia economica.
Fiscale: Con Giada mi vedrei ad aprire un ristorante o un punto vendita che possa unire il mangiare bene, orientale, sano, alle persone con trascorsi di fragilità; potremmo unire facilmente i nostri know how anche nel settore del food retail.
C’è un insegnamento ricevuto in Bocconi che ancora oggi influenza le vostre decisioni?
Zhang: Il rigore. La Bocconi mi ha insegnato che ambizione e disciplina devono stare insieme: l’intuizione apre una strada, ma sono i numeri, gli scenari e le domande scomode a dirti se può reggere.
Fiscale: Valorizzare il contributo di ciascuno. Ricordo che nei nostri interventi in aula, da studenti, venivamo presi molto sul serio. È un ambiente che agevola nel tirare fuori il meglio da sé stessi.
Una parola che associate alla Bocconi oggi
Zhang: Orizzonte. Perché mi ha fatto vedere possibilità che, nel contesto da cui venivo, non sapevo ancora di poter immaginare.
Fiscale: Humus. Perché è come un terreno ricco di diversi stimoli e che è in grado di far nascere nuove prospettive.
Una persona a cui siete grate?
Zhang: I miei genitori. Da immigrati hanno costruito in silenzio, senza mai chiamarlo sacrificio. Mi hanno insegnato che il lavoro è dignità e che integrarsi non significa cancellare le proprie origini, ma trasformarle in valore.
Fiscale: Il primo che mi viene in mente è il mio compagno Daniele, che mi supporta e sopporta.
Un consiglio che dareste alle voi stesse ventenni?
Zhang: Non confondere l’autonomia con la solitudine. Non devi dimostrare tutto subito né diventare così forte da non aver bisogno di nessuno. Scegli bene le persone, chiedi aiuto prima del limite e costruisci sistemi che non dipendano solo da te.
Fiscale: Non dedicare così tante energie a pensare che cosa gli altri dicono di te e del tuo progetto. Non farti limitare nella tua libertà di sbagliare e di affrontare la realtà con le tue idee.
E alle voi stesse del futuro che cosa augurate di trovare cambiato rispetto a oggi?
Zhang: Che la leadership femminile non venga più raccontata come un’eccezione eroica. Vorrei trovare più modelli diversi, più condivisione della cura e meno donne costrette a dimostrare di meritare il posto che occupano mentre reggono tutto senza farlo vedere.
Fiscale: Spero trovi un supporto maggiore dalle istituzioni. E anche una formazione e un orientamento maggiori per affrontare tutto l’iter burocratico necessario per avviare un’impresa.