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La Cina cambia le regole della revisione contabile: così le Big Four hanno risposto puntando sui talenti locali

, di Andrea Costa
L’obbligo di affidare almeno l’80% delle partnership a professionisti con qualifica cinese ha trasformato carriere, organizzazione e concorrenza, ma non ha provocato un crollo generalizzato della qualità degli audit

Per oltre trent’anni, le grandi società internazionali di revisione hanno operato in Cina beneficiando di condizioni particolari. Deloitte, EY, KPMG e PwC (in gergo, le “Big Four”) potevano affidare responsabilità di vertice anche a partner in possesso di qualifiche professionali straniere, una possibilità che aveva contribuito a rafforzarne il prestigio e l’influenza in uno dei mercati finanziari più importanti del mondo.

Nel 2012, tuttavia, il ministero delle Finanze cinese ha introdotto una norma sulla “localizzazione” delle Big Four. Entro la fine del 2017, almeno l’80% dei loro partner avrebbe dovuto possedere la qualifica rilasciata dal Chinese Institute of Certified Public Accountants, il CICPA. Il vincolo riguardava soltanto le Big Four, non le società di revisione locali.

L’obiettivo dichiarato era sviluppare competenze professionali cinesi, ridurre la dipendenza da qualifiche straniere e rendere più equilibrata la competizione nel mercato della revisione contabile. In altre parole, usare la regolamentazione non soltanto per controllare le imprese, ma per modificare la composizione stessa della professione.

A ricostruire gli effetti di questa trasformazione è uno studio di Pietro A. Bianchi Fedrigoni, del Dipartimento di Accounting Bocconi, insieme a Lin Liao, Nanjing Audit University, Miguel Minutti-Meza, University of Miami, e Yini Wang, Loyola Marymount University, recentemente pubblicato su The Accounting Review.

Il paper analizza un arco di 14 anni, dal 2005 al 2018, confrontando l’evoluzione delle Big Four con quella delle maggiori società di revisione cinesi. Le domande sono tre: come hanno fatto i grandi network internazionali ad adeguarsi? La qualità degli audit ne ha risentito? E che cosa è accaduto alla concorrenza e alle parcelle?

Non sostituire, ma promuovere

Sulla carta, le Big Four avevano diverse possibilità. Potevano aiutare i partner già in carica a ottenere la licenza cinese, sostituire i professionisti con qualifiche straniere oppure ampliare la partnership inserendo nuovi partner certificati localmente. La risposta prevalente è stata la terza: le società hanno aumentato il numero dei partner e promosso soprattutto professionisti già presenti al proprio interno. Molti dei nuovi responsabili avevano precedentemente ricoperto ruoli più junior, mentre le assunzioni di partner provenienti da società concorrenti sono risultate poco frequenti.

Gli autori sintetizzano questa strategia con la formula “addition rather than subtraction”, “aggiungere invece di sottrarre”.

La frase descrive un cambiamento organizzativo importante. Le Big Four non hanno semplicemente allontanato i partner stranieri per sostituirli con colleghi cinesi. Hanno costruito una nuova leva di leadership locale, accelerando le promozioni e ridistribuendo gli incarichi. Questa dinamica è particolarmente significativa nel sistema cinese, dove i rapporti di revisione sono firmati da due professionisti. Il primo firmatario è generalmente il partner più senior e supervisiona il lavoro; il secondo svolge un ruolo più vicino alle attività sul campo. Entrambi condividono responsabilità legali e possono essere sanzionati in caso di irregolarità.

Dopo la riforma, molti professionisti locali sono entrati inizialmente come secondi firmatari, spesso su clienti nuovi, per poi avanzare verso posizioni più senior. La localizzazione non ha dunque cambiato soltanto i nomi ai vertici: ha modificato i percorsi di carriera e il modo in cui le società distribuivano le responsabilità.

Le Big Four crescono, ma le società locali corrono di più

Tra il periodo precedente e quello successivo alla riforma, il numero dei clienti delle Big Four esaminati nello studio è aumentato da 153 a 263: una crescita del 72%. Nello stesso intervallo, tuttavia, i principali concorrenti locali sono passati da 1.011 a 2.405 clienti, con un incremento del 138%.

È un confronto che aiuta a leggere uno dei risultati centrali dello studio. Le Big Four hanno continuato a espandersi in termini assoluti, ma hanno perso terreno rispetto ai maggiori operatori cinesi. La loro quota di mercato si è ridotta, mentre quella delle grandi società locali è aumentata. La riforma sembra quindi avere contribuito a realizzare almeno in parte l’intenzione del regolatore: “level the playing field”, rendere più equilibrato il terreno di gioco.

Non è detto che ciò sia avvenuto soltanto grazie alle nuove qualifiche professionali. Le decisioni delle autorità, le preferenze delle imprese statali e la più ampia strategia cinese di sostegno alle competenze nazionali fanno parte dello stesso scenario. Ma i dati indicano che, durante il periodo della localizzazione, il vantaggio competitivo delle Big Four si è assottigliato.

A diminuire non è stata solo la quota di mercato. Si è ridotto anche il sovrapprezzo, o fee premium, che le Big Four riuscivano tradizionalmente a chiedere rispetto ai concorrenti locali. Il fenomeno appare particolarmente legato alle imprese controllate dallo Stato.

È un risultato tutt’altro che scontato: promuovere rapidamente nuovi partner, riorganizzare gli incarichi e investire nella certificazione locale avrebbe potuto far crescere i costi e, di conseguenza, le parcelle. È invece aumentata la pressione competitiva sui grandi network internazionali.

La qualità degli audit è peggiorata?

Era il rischio più discusso. I nuovi partner locali disponevano, in media, di una minore esposizione internazionale. Alcuni osservatori temevano che una transizione accelerata potesse indebolire la qualità delle revisioni. Dall’altra parte, i professionisti cinesi potevano avere una conoscenza più profonda delle aziende, delle istituzioni e delle relazioni economiche locali. Esperienza internazionale e conoscenza del contesto nazionale potevano quindi produrre effetti opposti.

Per valutare il risultato, gli autori considerano diversi indicatori: le rettifiche dei bilanci già pubblicati, i giudizi di revisione modificati, gli accrual discrezionali e le sanzioni imposte dalle autorità per comunicazioni finanziarie scorrette. Su uno di questi indicatori emerge un segnale di attenzione. Per i clienti delle Big Four, la probabilità di una successiva rettifica del bilancio aumenta, in alcune fasi, dall’1,3% a circa il 4,5%. Ma l’effetto non è costante: si concentra in determinati anni e cambia a seconda del gruppo di imprese utilizzato per il confronto.

Gli altri indicatori non mostrano un peggioramento altrettanto sistematico. In alcuni casi, per esempio, diminuiscono le sanzioni o i giudizi di revisione modificati. Il quadro è quindi misto e variabile nel tempo.

“Le prove incrociate non consentono di trarre conclusioni certe o generalizzate riguardo a un deterioramento della qualità della revisione contabile”

Per questo il paper invita a non trasformare un singolo dato in un verdetto generale: “le prove incrociate non consentono di trarre conclusioni certe o generalizzate riguardo a un deterioramento della qualità della revisione contabile.” L’idea delle “prove incrociate” è decisiva. La qualità di un audit non può essere osservata direttamente e nessun indicatore, preso da solo, la misura completamente. Una rettifica può segnalare un errore precedente, ma può anche riflettere un cambiamento nei controlli o nell’intensità dell’azione regolatoria. Un’opinione modificata può indicare prudenza dell’auditor, ma non costituisce automaticamente la prova di una revisione migliore.

La conclusione più corretta, dunque, non è che la localizzazione sia stata priva di conseguenze. È che le conseguenze sulla qualità sono state eterogenee: visibili in alcune misure e in alcuni anni, ma non abbastanza uniformi da parlare di deterioramento generalizzato.

Una politica sul capitale umano

Il caso cinese mostra quanto una norma sulle qualifiche professionali possa andare oltre la semplice verifica di un requisito formale. Obbligando le Big Four a cambiare la composizione delle partnership, il regolatore ha influenzato promozioni, assegnazione dei clienti, formazione della leadership e struttura della concorrenza. Ha accelerato l’ascesa di una generazione di revisori cinesi e ridotto, almeno in parte, la distanza tra network internazionali e operatori locali.

Lo studio suggerisce anche un’altra possibile conclusione. Nelle società di servizi professionali, il capitale umano non è una risorsa che può essere sostituita istantaneamente. Quando una legge modifica chi può assumere responsabilità, le imprese rispondono costruendo percorsi interni, ridefinendo ruoli e distribuendo diversamente il lavoro. In Cina, la nuova ondata di talenti locali non ha semplicemente occupato posti lasciati liberi. Ha cambiato il modo in cui le Big Four crescono, competono e organizzano la propria leadership.

PIETRO ANDREA BIANCHI FEDRIGONI

Università Bocconi
Dipartimento di Accounting