Riformare i finanziamenti UE all’innovazione: IEP Bocconi contribuisce a una proposta europea su Science
La debolezza dell’Europa nell’innovazione risiede meno nella qualità della sua ricerca scientifica che nelle istituzioni chiamate a trasformare le scoperte in prodotti, imprese e mercati. È questa la tesi di un nuovo Policy Forum pubblicato su Science, elaborato da una rete europea di ricercatori ed economisti con il contributo di IEP Bocconi.
“Enhancing Europe’s Competitiveness by Empowering Researchers as Innovators” riunisce oltre 60 ricercatori ed economisti. L’articolo nasce da un’iniziativa di INPACT!, una rete nata dal basso nel 2023 che riunisce più di 120 scienziati-innovatori di oltre 20 paesi dello Spazio europeo della ricerca, in prevalenza beneficiari di finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca (ERC).
Tre autori sono affiliati a IEP Bocconi: Giorgio Presidente, responsabile dell’unità Enterprises, Technology and Growth; Daniel Gros, Senior Fellow; e Philipp-Leo Mengel, dottorando presso l’Università Bocconi e l’Università di Chicago, che ha lavorato come assistente di ricerca presso IEP Bocconi.
L’articolo combina l’esperienza diretta dei ricercatori nel portare le scoperte sul mercato con un’analisi economica dei programmi europei di finanziamento. Quest’ultima si basa su due anni di lavoro congiunto di IEP Bocconi con EconPol Europe presso l’ifo Institute, presieduto da Clemens Fuest, e con la Toulouse School of Economics, rappresentata da Jean Tirole nella ricerca del 2024. In particolare, sviluppa le argomentazioni del rapporto del 2024 “EU Innovation Policy: How to Escape the Middle Technology Trap” e dello studio del 2025 “Funding Ideas, Not Companies”.
Giorgio Presidente, responsabile dell’unità Enterprises, Technology and Growth di IEP Bocconi, spiega:
«L’Europa è intrappolata nella trappola delle tecnologie intermedie: siamo specializzati in industrie mature come l’automotive e i macchinari industriali, mentre i settori di frontiera, come l’intelligenza artificiale e le biotecnologie, restano troppo piccoli. Per rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’Europa, dobbiamo ricostruire il percorso che porta dalla scoperta scientifica al mercato, finanziando le idee migliori e mettendo ricercatori e innovatori nelle condizioni di trasformare le scoperte rivoluzionarie di oggi nelle industrie ad alta tecnologia di domani».
Secondo l’analisi, Horizon Europe, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021–2027, resta troppo frammentato e troppo concentrato sui grandi programmi collaborativi e sulle tecnologie mature. Le scoperte promettenti si trovano spesso senza sostegno nel passaggio tra i finanziamenti Proof of Concept del Consiglio europeo della ricerca e i programmi Pathfinder, Transition e Accelerator del Consiglio europeo per l’innovazione (EIC). Sebbene i finanziamenti Proof of Concept favoriscano la valorizzazione commerciale della ricerca sostenuta dall’ERC, ricevono soltanto l’1–2% del suo bilancio. Pathfinder e Transition, invece, dispongono complessivamente di circa 500 milioni di euro all’anno e di appena nove responsabili di programma: risorse e capacità gestionali molto inferiori a quelle delle agenzie ARPA statunitensi.
Gli autori raccomandano di creare un percorso continuo dalle scoperte finanziate dall’ERC all’introduzione sul mercato, affidando all’EIC la governance dei finanziamenti Proof of Concept; di spostare risorse dai programmi meno efficaci verso l’innovazione nelle fasi iniziali e ad alto rischio; di attribuire maggiore autonomia decisionale a responsabili di programma indipendenti; e di sostituire le lunghe procedure di candidatura con valutazioni più snelle e maggiormente focalizzate sul merito.
Chiedono inoltre che le agenzie nazionali di finanziamento assumano impegni pluriennali per sostenere le proposte eccellenti che superano la valutazione europea ma non ricevono finanziamenti. Le università e gli uffici di trasferimento tecnologico dovrebbero premiare l’imprenditorialità, rendere più professionale la gestione della proprietà intellettuale e offrire ai ricercatori finanziamenti iniziali, mentoring e percorsi più chiari verso la commercializzazione.
Queste riforme, da sole, non risolverebbero i più ampi vincoli europei in materia di capitale di rischio, regolamentazione e crescita delle imprese. Potrebbero però aiutare l’Europa a generare maggiore valore economico e sociale dalla propria ricerca scientifica. Il messaggio centrale non è semplicemente che l’Europa debba spendere di più, ma che debba spendere meglio, sostenendo idee e ricercatori anziché imprese già affermate e strutture amministrative.