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Il paradosso della doppia transizione

, di Andrea Costa
Digitale e sostenibilità dovrebbero correre insieme. Ma nelle PMI europee uno dei due “gemelli” sembra andare molto più veloce dell’altro

Da anni Bruxelles ripete lo stesso mantra: il futuro dell’economia europea passa attraverso la twin transition, la doppia transizione digitale e verde. Da una parte l’intelligenza artificiale, il cloud e l’analisi dei dati; dall’altra l’efficienza energetica, l’economia circolare e la riduzione delle emissioni. Insieme dovrebbero rendere le imprese più innovative, resilienti e competitive. Sulla carta, sembra una combinazione perfetta, ma cosa succede quando questa teoria incontra la realtà quotidiana delle piccole e medie imprese europee?

La risposta arriva da un nuovo studio firmato da Nicoletta Corrocher (ICRIOS – Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship, Università Bocconi) e Maria Luisa Mancusi (Dipartimento di Economia e Finanza, Università Cattolica del Sacro Cuore), pubblicato sulla rivista Industry and Innovation. Analizzando oltre 13.500 PMI di 27 Paesi europei, le autrici hanno messo alla prova una delle convinzioni più diffuse delle politiche industriali contemporanee: che digitale e sostenibilità, se adottati insieme, generino risultati economici superiori.

Il verdetto è, forse, diverso da quello che ci si attenderebbe, perché il digitale funziona ma la sostenibilità, almeno nel breve periodo, molto meno. E soprattutto, i due percorsi non sembrano rafforzarsi a vicenda.

È questo il cuore di quello che le autrici definiscono il “paradosso dei gemelli”.

La promessa europea della twin transition

Negli ultimi anni la Commissione Europea ha costruito una parte importante della propria strategia industriale attorno all’idea che tecnologie digitali e sostenibilità siano due facce della stessa medaglia. Sensori intelligenti, piattaforme cloud, blockchain e intelligenza artificiale dovrebbero aiutare le imprese a consumare meno energia, ridurre gli sprechi e monitorare meglio l’impatto ambientale delle proprie attività. L’idea di fondo è che il digitale accelera la sostenibilità e la sostenibilità rende più competitivo il digitale.

Corrocher e Mancusi riconoscono che questa visione è ormai diventata centrale nel dibattito economico europeo: “Questi due processi – spesso definiti ‘doppia transizione’ – sono sempre più considerati come motori interdipendenti di competitività e sostenibilità”.

Eppure, quando si passa dalle strategie ai bilanci aziendali, il quadro cambia.

Cosa raccontano davvero i dati

Lo studio utilizza i dati del Flash Eurobarometer 486 della Commissione Europea, una delle più ampie indagini dedicate a PMI, startup e imprenditorialità. Le ricercatrici hanno esaminato il rapporto tra tre elementi: livello di digitalizzazione, impegno nella sostenibilità ambientale e crescita del fatturato. Il primo risultato non desta sorpresa: le imprese che investono nel digitale crescono di più.

Come sintetizzano le autrici: “…La digitalizzazione è costantemente e positivamente associata alla crescita del fatturato, a conferma dell'idea che le competenze digitali rappresentino un importante fattore trainante delle prestazioni nel settore delle PMI”.

Dietro questa evidenza ci sono fenomeni ben noti: maggiore efficienza operativa, migliore gestione delle informazioni, processi più rapidi, nuovi modelli di business e una maggiore capacità di raggiungere clienti e mercati.

In altre parole, il digitale continua a rappresentare uno dei più potenti acceleratori di crescita per le PMI europee.

La sostenibilità non basta

Se il risultato sul digitale conferma le aspettative, quello sulla sostenibilità invece è decisamente meno ovvio. Infatti, le imprese che investono in pratiche ambientali – dal risparmio energetico al riciclo dei materiali, fino allo sviluppo di prodotti sostenibili – non mostrano una crescita del fatturato significativamente superiore rispetto alle altre.

Le autrici non usano giri di parole: “…l'adozione di pratiche di sostenibilità non sembra avere un effetto significativo sulla crescita del fatturato”.

Attenzione però: questo non significa che la sostenibilità non abbia valore. Significa piuttosto che i benefici economici sembrano manifestarsi su orizzonti temporali più lunghi. Migliore reputazione, maggiore fiducia degli stakeholder, minori rischi regolatori e maggiore resilienza sono vantaggi reali, ma raramente si traducono in un incremento immediato del fatturato.

Per molte PMI, inoltre, la sostenibilità rimane un’attività separata dal cuore della strategia aziendale: qualcosa da fare per rispettare norme, rispondere alle richieste dei clienti o migliorare l’immagine dell’impresa, più che un vero motore di crescita.

Il vero paradosso: i due gemelli non collaborano

La scoperta più interessante emerge quando si osservano le imprese che investono contemporaneamente in digitale e sostenibilità.

Se la teoria della twin transition fosse pienamente confermata, queste aziende dovrebbero ottenere i risultati migliori. Ma non è ciò che emerge dall’analisi: “Non riscontriamo alcuna evidenza di complementarità significative. Perseguire entrambe le strategie contemporaneamente non si traduce in una performance superiore”, spiegano le autrici.

In pratica, un’impresa che combina investimenti digitali e ambientali non cresce più rapidamente di una che punta principalmente sul digitale.

Una questione di risorse e competenze

La ricerca individua alcuni ostacoli strutturali all’implementazione di entrambe le strategie. Le imprese più piccole crescono meno. Le aziende che incontrano difficoltà di accesso ai finanziamenti registrano performance inferiori. E molti imprenditori devono affrontare carenze di competenze tecniche e manageriali proprio nel momento in cui sono chiamati a gestire due cambiamenti complessi contemporaneamente.

Per una PMI con risorse limitate, investire in cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale, efficientamento energetico e nuovi prodotti sostenibili può significare trovarsi di fronte a sfide organizzative enormi. Non sorprende quindi che molte aziende scelgano di dare priorità agli investimenti con ritorni economici più immediati. E oggi, secondo i dati, questi investimenti sono soprattutto quelli digitali.

Le implicazioni per imprese e policy maker

La digitalizzazione continua a rappresentare una leva fondamentale per la crescita delle imprese. Ma perché il binomio digitale-sostenibilità produca davvero valore, occorre superare una logica di interventi separati e costruire strategie integrate.

Per i policy maker europei, invece, emerge la necessità di maggiore realismo. La doppia transizione non si realizza automaticamente. Richiede competenze, infrastrutture, finanziamenti e strumenti di accompagnamento specifici, soprattutto per le imprese più piccole.

La vera sfida non è convincere le aziende a diventare digitali o sostenibili. È aiutarle a diventare entrambe le cose nello stesso momento. Per ora, conclude la ricerca, i due gemelli della trasformazione europea sembrano ancora camminare su strade parallele. E finché non inizieranno davvero a collaborare, la promessa della twin transition rischia di restare più forte nei documenti strategici che nei risultati economici delle imprese.

Corrocher

NICOLETTA CORROCHER

Università Bocconi
Dipartimento di Management e Tecnologia