Oltre il mito delle burocrazie non occidentali
Per decenni, decisori politici e studiosi hanno fatto affidamento su etichette semplici per descrivere il funzionamento dei governi: “burocrazia latinoamericana”, “amministrazione post-comunista”, “modello asiatico”. Queste categorie dovrebbero fare chiarezza, ma forse producono più danni che benefici.
Un recente articolo su Public Administration and Development esamina criticamente queste convenzioni, utilizzando dati provenienti da 29 paesi in Asia, Europa orientale e America Latina. Il risultato mostra che il campo dell’amministrazione pubblica è molto più variegato—e molto meno prevedibile—di quanto suggeriscano queste etichette. Nell’articolo, Marlene Jugl (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Bocconi) mira a mettere in discussione un pregiudizio profondamente radicato: la tendenza a interpretare i sistemi non occidentali attraverso categorie troppo ampie e spesso eurocentriche.
Il problema delle etichette “non occidentali”
Al centro dello studio c’è una critica tanto semplice quanto incisiva. Per anni, i sistemi amministrativi al di fuori dell’Europa e del Nord America sono stati raggruppati in categorie generiche. Come osserva Jugl, “i paesi non occidentali sono spesso raggruppati sotto etichette generiche, come ‘post-comunisti’ o ‘post-coloniali’.”
Il problema non è solo terminologico, ma di accuratezza. Queste etichette presuppongono un livello di somiglianza che spesso non esiste, mascherando profonde differenze istituzionali tra paesi che condividono poco più della geografia o della storia.
Un nuovo modo di guardare i sistemi di governo
Invece di partire dalle “tradizioni” storiche, Marlene Jugl ribalta l’approccio, costruendo invece una classificazione basata su come le amministrazioni funzionano oggi.
Per farlo, lo studio analizza dieci caratteristiche, dalla politicizzazione alla professionalità della burocrazia, fino alla decentralizzazione e alla partecipazione dei cittadini, riassumendole in due dimensioni principali:
- Orientamento al cittadino: se l’amministrazione pubblica serve principalmente i cittadini o le élite politiche e burocratiche
- Concentrazione strutturale: quanto l’apparato statale è centralizzato o frammentato
Come spiega Jugl, “invece di classificare i paesi sulla base di traiettorie storiche condivise, parto esplicitamente da dati empirici recenti per mappare i sistemi amministrativi contemporanei.”
Questo spostamento porta il dibattito dalla teoria all’evidenza—e i risultati rivelano schemi che mettono in discussione la visione prevalente.
Tre regioni, molte realtà
Asia: un continente, due mondi amministrativi
Lo studio individua una netta divisione all’interno dell’Asia. Paesi come Giappone, Corea del Sud e Singapore mostrano un elevato orientamento al cittadino e bassi livelli di interferenza politica. Al contrario, paesi come India e Bangladesh presentano sistemi più frammentati e una maggiore influenza degli attori politici.
Ne emerge non un unico “modello asiatico”, ma almeno due configurazioni amministrative distinte, una conclusione che mette in crisi decenni di semplificazioni.
Europa orientale: oltre il mito “post-comunista”
Spesso trattati come un blocco omogeneo, i paesi dell’Europa orientale si rivelano tutt’altro che uniformi.
Alcuni—soprattutto quelli più integrati nell’Unione Europea—mostrano caratteristiche amministrative simili a quelle dell’Europa occidentale, tra cui maggiore accountability e orientamento al cittadino. Altri restano più centralizzati e politicizzati. La divergenza è tale da svuotare di significato analitico l’etichetta “post-comunista”.
America Latina: una regione divisa in due
Anche l’America Latina sfugge alle aspettative. Piuttosto che una tradizione amministrativa unica, lo studio identifica due grandi gruppi.
Paesi come Cile e Costa Rica mostrano livelli relativamente elevati di accountability e un’amministrazione orientata ai cittadini. Altri—come Messico e Perù—presentano invece maggiore politicizzazione e minore fiducia nelle istituzioni.
Questa divisione riflette differenze strutturali di lungo periodo, ma i dati rendono evidente un punto: non esiste una sola “burocrazia latinoamericana”.
Un approccio diverso
Le implicazioni vanno ben oltre la classificazione accademica. Comprendere come funzionano realmente le amministrazioni è cruciale per progettare politiche efficaci. Riforme che funzionano in un paese spesso falliscono in un altro non perché siano sbagliate, ma perché il contesto istituzionale è profondamente diverso. E per capirlo serve una classificazione più accurata dei contesti.
Come sottolinea l’articolo, l’analisi comparativa aiuta a determinare “se le lezioni… possono essere trasferite da un contesto all’altro”.
Lo studio restituisce infine un quadro globale articolato. Le differenze all’interno delle regioni possono essere tanto ampie quanto quelle tra regioni diverse. Alcuni paesi non occidentali assomigliano, per tanti aspetti, ai sistemi occidentali; altri seguono percorsi completamente differenti. Questa complessità non è un difetto, è una rappresentazione più fedele della realtà.
Come conclude Jugl, “il quadro empirico… è più complesso e sfumato rispetto alle ‘tradizioni’ semplificate utilizzate in letteratura”.
Piuttosto che raggruppare i paesi in categorie rigide, lo studio propone un approccio più flessibile e basato sui dati, in grado di riconoscere la diversità, evitare generalizzazioni e descrivere come funziona davvero oggi l’amministrazione pubblica.