Chi gestisce le finanze dopo la pensione?
Per decenni è stato lui a occuparsi dei conti, delle bollette, dei risparmi, e delle decisioni economiche quotidiane. Poi arriva la pensione e qualcosa cambia. Non in modo spettacolare. Nessuna rottura evidente, nessun conflitto aperto. Ma nelle coppie anziane il pensionamento di uno dei due partner modifica gli equilibri di potere economico, redistribuisce responsabilità e ridisegna silenziosamente chi controlla il denaro.
È una trasformazione quasi invisibile, ma destinata a diventare sempre più frequente in società che invecchiano rapidamente e in cui le riforme pensionistiche stanno cambiando tempi e modalità dell’uscita dal lavoro.
È quanto emerge da Retirement and Household Financial Headship: Evidence from England, studio pubblicato su Economics Letters da Francesco Maura, ricercatore post doc dell’AXA Research Lab on Gender Equality della Bocconi.
Analizzando i dati dell’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), una delle principali indagini longitudinali britanniche sulla popolazione over 50, Maura mostra come la gestione quotidiana delle finanze familiari si sposti dall’uomo alla donna, una volta che il primo è andato in pensione.
“Il pensionamento è uno shock economico, ma anche relazionale”, spiega Maura. “Quando cambia il reddito individuale, possono cambiare anche i rapporti di forza all’interno della coppia”.
Meno controllo operativo, non meno autorità
Il paper distingue tra diversi livelli di “controllo finanziario” domestico. Da una parte c’è la gestione pratica del denaro: pagamenti, conti, spesa e quotidianità. Dall’altra ci sono le grandi decisioni economiche, come investimenti o scelte patrimoniali. Ed è qui che emergono le differenze. Secondo lo studio, dopo il pensionamento gli uomini hanno circa il 30% di probabilità in meno di essere il “financial respondent” della famiglia, cioè il partner che gestisce concretamente le questioni finanziarie quotidiane.
Non cambia invece in modo significativo chi abbia “l’ultima parola” sulle grandi decisioni economiche o chi venga percepito come autorità finanziaria principale nella coppia. Da notare come, in questo caso, circa l’80% del campione riporti di fare queste scelte in maniera congiunta.
“In molte famiglie cambia il controllo operativo del denaro, ma non necessariamente l’autorità formale”, osserva Maura. “Questo suggerisce che alcune gerarchie economiche costruite nel corso della vita restano relativamente stabili anche dopo il pensionamento di uno dei due coniugi”.
Il reddito conta anche dentro casa
La ricerca si inserisce nella letteratura economica sul bargaining familiare, secondo cui il potere dentro le coppie dipende dalle risorse relative dei partner: reddito, istruzione, competenze finanziarie e capitale cognitivo. Se il marito va in pensione, il suo reddito si riduce e diminuisce quindi anche parte del suo potere negoziale dentro la famiglia.
Tuttavia, il cambiamento non avviene allo stesso modo in tutte le coppie. Lo studio mostra che nelle famiglie già molto sbilanciate prima della pensione cambia poco, mentre nelle coppie più equilibrate la redistribuzione delle responsabilità finanziarie è molto più evidente.
“Le coppie che avevano assetti più paritari prima del pensionamento sembrano più flessibili nel riorganizzare la gestione finanziaria. Questo perché anche piccoli sbilanciamenti del potere decisionale possono effettivamente spostare gli equilibri in queste famiglie”, dice Maura.
Un tema sempre più politico
Il lavoro ha implicazioni che vanno oltre l’economia domestica. In molti Paesi europei l’età pensionabile di uomini e donne si sta progressivamente uniformando. Nel Regno Unito salirà a 67 anni entro il 2028 e a 68 entro il 2030, per entrambi i sessi. Secondo Maura, queste riforme potrebbero produrre effetti indiretti anche sugli equilibri familiari.
“Le politiche pensionistiche vengono spesso pensate solo in termini di sostenibilità finanziaria”, spiega. “Ma influenzano anche le dinamiche quotidiane delle famiglie, soprattutto in società che invecchiano rapidamente”.
Per questo il paper suggerisce maggiore attenzione a programmi di educazione finanziaria rivolti alle coppie — e non solo agli individui — oltre a politiche che tengano conto delle persistenti differenze di genere nella preparazione pensionistica e nella vulnerabilità economica in età avanzata.
Il lato invisibile dell’invecchiamento
Lo studio apre infine una questione più ampia: l’invecchiamento non modifica soltanto salute e lavoro, ma anche identità, ruoli e autonomia dentro la famiglia.
Per molti uomini, il lavoro rappresenta storicamente una componente centrale della propria identità, legata a doppio filo all’autonomia economica e decisionale. Il pensionamento può quindi ridefinire silenziosamente la distribuzione del potere domestico.
“L’uscita dal lavoro non è soltanto la fine della carriera”, conclude Maura. “È anche una fase di rinegoziazione, spesso silente, dei ruoli all’interno della coppia. E questo aspetto diventerà sempre più importante nelle società occidentali”.