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La cartolarizzazione del grande schermo

, di Emanuele Teti - docente del Dipartimento di finanza della Bocconi
Il rapporto tra cinema e finanza. Questioni ambientali e un cattivo inizio con Cecchi Gori ne limitano lo sviluppo

Il settore cinematografico è uno dei comparti che maggiormente stuzzica l'interesse degli studenti di economia come possibile sbocco di lavoro dopo gli studi. Dietro l'alone di creatività che distingue il settore, il ruolo della finanza sta assumendo un'importanza sempre maggiore nel definire il successo dei competitor in esso operanti. La teoria economica ha cercato di descriverne le specificità, ma è soprattutto l'industria cinematografica hollywoodiana che da tempo ha maturato sul campo un'esperienza specifica di approccio finanziario a questo settore, sviluppando soluzioni su misura in termini di ripartizione del rischio e diversificazione delle fonti di finanziamento. Lo sviluppo di tecniche finanziarie avanzate ha portato sempre più all'affermarsi di strumenti di natura asset-backed e dunque all'applicazione della tecnica di intellectual property securitisation nell'ambito filmico. La securitisation è da considerarsi come una vera e propria innovazione finanziaria in quanto, applicata in ambito cinematografico, è in grado di generare nuove forme di credito o di mobilitare fondi inattivi che supportino nuovi prestiti, e di trasferire varie tipologie di rischi.

Nel contesto Usa, la cartolarizzazione degli attivi è praticata sin dagli anni '70 e tale mercato appare maggiormente liquido e maturo rispetto a quello italiano, che ha avviato le prime operazioni solo negli anni '80 con la transazione effettuata per iniziativa del Gruppo Cecchi Gori, con esiti tutt'altro che incoraggianti. Gli aspetti legali, fiscali e strutturali sono fondamentali per la buona riuscita di un'operazione di securitisation e nell'ambito della legge italiana vi sono evidenti problemi che vanno ad incrementarne la complessità ed i costi operativi. La situazione è completamente diversa negli Stati Uniti, dove le transazioni si svolgono in un contesto giuridico in grado di fornire sufficiente "certezza" alle diverse controparti. I punti di forza dell'industria statunitense rispetto a quella italiana sono inoltre lo sviluppo di un vigoroso mercato secondario, nonché la maturità, liquidità e pluralità dei player che lo caratterizzano. L'industria europea è infatti in ritardo rispetto a quella statunitense soprattutto per quel che riguarda la fase di sviluppo del prodotto cinematografico, essendo ancora fondata quasi esclusivamente su finanziamenti pubblici alla produzione.

In Italia, ancor più che in altri paesi europei, specifici fattori critici rallentano la crescita e rendono difficile lo sviluppo del mercato delle cartolarizzazioni applicate al settore dell'entertainment. Tali elementi di criticità sono relativi sia ad elementi strutturali del mercato stesso sia agli operatori che in esso si muovono: da un lato, anche se la cartolarizzazione nel contesto cinematografico potrebbe essere un valido strumento di differenziazione per l'investitore, solo una quota del tutto marginale delle operazioni totali è dedicata a tale settore; dall'altro lato, il produttore italiano si trova spesso in situazione di scarsa flessibilità finanziaria, non avendo alternative nella scelta delle risorse finanziarie o deve relazionarsi con profili professionali poco specializzati, così da non essere più in grado di pianificare la produzione dell'opera cinematografica, impiegare in maniera efficiente ed efficace le risorse finanziarie e contenere i rischi derivanti dal loro impiego.

ha collaborato Silvia Grandini