Kristin Engvig, donna vuol dire futuro
Uno dei suoi slogan preferiti, "from career to calling" ("dalla carriera alla vocazione"), riassume perfettamente il percorso di Kristin Engvig, la norvegese di 39 anni che ha fondato e anima lo Women's international networking (Win), un'impresa sociale che raduna ogni anno, per una conference internazionale, 500 donne da tutto il mondo, con il supporto di 62 associazioni femminili, alcune business school e molti grandi sponsor.
Engvig ha fondato Win a Milano nel 1998, qualche anno dopo avere concluso il Miem (oggi: Specialized Mba in international economics and management) alla Sda Bocconi e dopo avere avuto un assaggio, evidentemente non troppo gradito, della vita professionale all'interno di due delle maggiori banche d'investimento del mondo.
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| Kristin Engvig |
Engvig non discute volentieri di discriminazione e preferisce parlare di diffusione dei valori femminili come l'intuizione, l'empatia e la passione che non potranno, forse, cambiare il mondo, ma il destino individuale sì. "Le donne devono imparare alcune attività tipicamente maschili come il networking, senza il quale rischiano di rimanere escluse dalle coalizioni dominanti in azienda, ma non devono snaturarsi. Stiamo male in azienda quando cerchiamo di assomigliare troppo agli uomini. Invece dobbiamo cercare la nostra via. E se viviamo in una cultura aziendale troppo maschile lo possiamo fare attraverso l'imprenditorialità, che sa dare grandissime soddisfazioni".
Dopo la laurea in economia e commercio a Oslo e un anno di lavoro in Giappone, presso un ente norvegese, Engvig aveva due obiettivi: imparare l'italiano e frequentare un master internazionale. Il Miem, di cui doveva partire la prima edizione, le consentiva di raggiungere entrambi gli scopi, così non ebbe timore di essere una delle pioniere del nuovo programma. Nel 1991, arrivò a Milano, subendo un impatto non facilissimo per una nordica. "Abituata com'ero a una ferrea programmazione, devo ammettere che ne fui un po' spiazzata", dice.
Il programma, comunque, la entusiasmava e le permise di entrare in una banca d'affari di prestigio. "Ma il lavoro non mi appagava", racconta oggi. "A 25 anni sei piena di energia, e invece sei considerata troppo giovane per fare lavori di responsabilità. Così trovai il modo di esercitare le mie capacità nel volontariato, aderendo alla Professional women association, un network di donne straniere a Milano. Fui subito coinvolta nel consiglio e, a 27 anni, divenni presidente. Qui potevo prendere iniziative, gestire riunioni, darmi da fare e conobbi un'americana che mi consentì di cambiare lavoro, ancora in una banca".
Età e sesso continuavano a essere degli ostacoli, tanto che Engvig si decise ad abbandonare il lavoro fisso per un'attività da freelance per la Sda Bocconi, dove seguiva un progetto internazionale in Bulgaria, e per un consulente svedese, che aveva parecchie attività nell'Europa orientale.
"Viaggiavo molto e di solito, in quei paesi, ero l'unica donna del team, spesso guardata con diffidenza e mai tranquilla fino in fondo. Continuavo a pensare che, se avessi conosciuto qualcuno da quelle parti, sarebbe stato tutto più facile", spiega.
Cominciò a prendere contatti con altre associazioni femminili in Europa e, nel 1998, organizzò il primo incontro Win, sui temi della globalizzazione e della digitalizzazione. Era già strutturato secondo lo schema attuale: la prima giornata sulle tendenze sociali, la seconda su quelle aziendali, la terza sulle storie personali, con una forte attenzione ai momenti di networking facilitato. "Era anche lo schema secondo il quale, al Miem, mi avevano insegnato ad analizzare ogni fenomeno internazionale", dice.
Win, con gli anni, è cresciuto e l'accento si è spostato dall'affermazione femminile alla sostenibilità. Dopo le prime edizioni a Milano ha seguito la sua fondatrice, che si è trasferita in Svizzera, e la conference si è tenuta a Losanna e, negli ultimi anni, a Ginevra. Un po' per questo, un po' per il livello degli speaker, si è guadagnata l'etichetta giornalistica di "Davos al femminile". Nel 2006 tornerà, con ogni probabilità, in Italia, una location più apprezzata dalle congressiste.
Si potrebbe dire che il tema centrale delle Win conference non è tanto il genere, quanto il futuro. "La nostra missione", dice Engvig, "è quella di ispirare nuovi approcci per il futuro, lavorando in modo conscio sulle responsabilità globali, sociali, aziendali e individuali, avendo cura delle persone e nutrendo l'ambiente che ci circonda: non basta promuovere le donne, si devono promuovere anche i loro valori. Le donne, sottoutilizzate, sono una risorsa sprecata dal punto di vista economico anche perché tendono ad avere poca fiducia in se stesse. E invece dovrebbero acquisirla attraverso la consapevolezza. L'introspezione", conclude, "serve anche a combattere lo stress".
