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Italiani i nonni piu' attivi: nella cura dei nipotini

, di Chiara Pronzato - research fellow del Centro Dondena per la ricerca sulle dinamcihe sociali della Bocconi
Demografia. Un confronto col Nord Europa svela una caratteristica condivisa con Spagna e Grecia

È ormai riconosciuto, soprattutto in Italia, che l'invecchiamento della popolazione porta con sé problemi di sostenibilità del sistema pensionistico e proibitivi costi per la sanità. Tuttavia l'Italia è uno dei paesi dove gli over 60, seppure vadano in pensione prima rispetto ad altrove, rimangono attivi per molti anni, prendendosi cura dei più giovani componenti della famiglia.

Un'indagine sugli over 50 in Europa (Share) rivela che in Italia metà dei nonni sono impegnati nella cura di un nipote sotto i 13 anni almeno una volta a settimana; uno su tre quotidianamente. La percentuale è molto più alta che in altri paesi europei, come la Francia e la Danimarca, dove rispettivamente solo un nonno su tre (in Francia) e uno su cinque (in Danimarca) si prende cura dei nipoti su base settimanale. Quello che più sorprende sono le caratteristiche dei nonni che aiutano. Da nord a sud dell'Europa i nonni più collaborativi hanno 60-65 anni, per poi ridurre drasticamente l'offerta di aiuto a partire dai 70 anni, con eccezione dell'Italia, della Spagna e della Grecia, dove i nonni tra i 70 e gli 80 anni sono ancora attivi nella cura dei nipoti. Da una parte, questi numeri possono rivelare che le famiglie italiane preferiscono non delegare il compito educativo al di fuori delle mura domestiche. D'altra parte, però, questi dati possono anche essere rivelatori di una mancanza di servizi di cura alternativi o di un loro prezzo eccessivo. Infatti, se la disponibilità di nonni (giovani, in salute, fuori dal mercato del lavoro) incide positivamente su una serie di decisioni, come il lavoro della donna e la scelta di avere figli, il ricorso a tale disponibilità è da considerarsi come prova che la cura dei figli più piccoli è un elemento fondamentale nel momento in cui la famiglia si trova a dover prendere importanti decisioni di vita. Come dimostrato in diverse ricerche condotte al Centro Dondena (Aassve, Meroni, Pronzato, 2009, Grandparents' Help and Fertility Decisions e Arpino, Pronzato, Tavares, 2009, The Role of Grandparents in Mother's Labour Market Participation. Evidence from Italy), la possibilità di un aiuto da parte dei nonni aumenta del 35% la probabilità che una mamma italiana lavori (dati Multiscopo, 2003). L'effetto è più forte se si prendono in considerazione solo le mamme con livello di istruzione più basso e le mamme con figli sotto i 3 anni, rivelando come il costo dell'asilo o della baby-sitter sia troppo oneroso per le mamme meno istruite (e quindi potenzialmente con un reddito più basso) e che la mancanza di servizi per l'infanzia sia particolarmente sentita nella fascia d'età tra 0 e 2 anni. Un'altra ricerca, che comprende più paesi europei (dati Share, 2004), mostra che a parità di altre caratteristiche, le donne nel Sud Europa che potenzialmente possono ricevere aiuto dai nonni sono quelle che con più probabilità avranno un bambino nei due anni successivi (dati Share, 2006). Non si trova invece nessun effetto per le donne nel Nord Europa, dove gli asili sono più diffusi ed i congedi parentali più lunghi e generosi. Come risollevare quindi i bassi tassi di partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro e i bassissimi livelli di fecondità? Non è possibile aumentare l'offerta di aiuto da parte dei nonni... anzi i recenti cambiamenti demografici e sociali fanno presagire che la disponibilità si ridurrà degli anni. Se da una parte la distanza in età sta aumentando tra generazioni, dall'altra la vita media si sta allungando con maggiori probabilità che i potenziali nonni si debbano ancora prendere cura dei loro genitori. La maggiore mobilità geografica nel mercato del lavoro e le nuove regole pensionistiche allontanano le diverse generazioni per più tempo.A questo si deve aggiungere che i nonni, anche se potenzialmente giovani e in buona salute, difficilmente possono farsi carico di più bambini alla volta, riportando sempre alla scelta del figlio unico. Un insieme coordinato di politiche pubbliche potrebbe invece essere una strada percorribile nel sostenere la possibilità di scelta delle famiglie italiane e rendere conciliabili scelte lavorative e famigliari anche a quelle famiglie senza la disponibilità di nonni: partire con un incremento dei posti negli asili e con la possibilità di scegliere il tempo pieno nelle scuole primarie sarebbe un ottimo inizio.