Il Polo che affligge il Polo. In versi
Dante definiva la poesia "banditrice del vero" sotto "il velame della favola ascoso", Benedetto Croce "intuizione cosmica"; per Michele Polo è "una terapia antiulcera".
Milanese di 47 anni, ordinario di economia politica all'Università Bocconi e saggista rigoroso, Polo è il protagonista quasi unico della rubrica Licenze poetiche del sito lavoce.info, dalla quale bacchetta, in terzine e quartine a rima alternata, il malcostume e le cattive abitudini dell'informazione e della politica italiana. Commenta le manovre di Follini all'interno della maggioranza titolando Il subcomandante Marco, o la gaffe di Berlusconi che annuncia in diretta da Vespa il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq in Tu quoque Bruno. Della mancata nomina di Paolo Mieli a presidente della Rai nel 2003, nel componimento che ha inaugurato la rubrica, nota sconsolato che sì, è vero, il suo profilo è perfetto, "ma sin da subito han precisato / che non gradivano un indipendente / e che il suo solo e vero mandato / era di fingersi il presidente". Chiosa il suo commento in versi al taglio delle tasse rivolgendosi al presidente del consiglio: "Però questa riforma mi sembra un poco strana / Anche se lei la vende con splendida maestria / in pratica ci offre due caffè la settimana / Vabbè la caffeina ma che scossa vuol che sia?".
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Commenti al veleno |
Lavoce.info, in una delle poesie dello stesso Polo, viene definito "un piccolo sito / per ragionare fuori dal coro", che vuole "cercar di essere un piccolo scoglio / d'intelligenza e di viva passione". Alcune decine di economisti, da quasi tre anni, lo utilizzano per dare voce alle loro idee, argomentandole con parole comprensibili a un pubblico non specializzato, ma in modo scientificamente rigoroso. Con le poesie, invece, Polo si prende una licenza anche dal punto di vista metodologico e può permettersi di essere sferzante e ironico, perdendo l'aplomb britannico degli altri interventi.
"Quelli in versi sono degli sfoghi indignati", spiega, "su temi che ritengo importanti per la libertà di espressione, ma sui quali c'è la sensazione diffusa di non riuscire a incidere con gli argomenti razionali. In pratica uso i versi per evitare l'ulcera". Il processo creativo è totalmente diverso da quello che porta alla stesura di articoli scientifici. "Nel caso degli articoli viene prima la decisione di occuparsi di un tema, poi la raccolta dei dati e la loro discussione coi colleghi, infine la stesura. Per le Licenze poetiche la scintilla è un verso, che mi viene in mente già in metrica. Poi lo sviluppo e cerco un finale con un guizzo, un po' di sale. Coi versi si può essere sintetici, si possono dire più cose allo stesso tempo, lasciando che sia il lettore a cogliere o meno i sottintesi".
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In attesa di ispirazione |
Polo prende questa attività come un divertimento ed evita ogni riferimento a modelli poetici, anche se ammette di leggere, di tanto in tanto, dei versi, "stimolato, oggi, soprattutto da mio figlio, che ha 14 anni e mi coinvolge nelle sue letture". Quello delle rime era un espediente che già usava in occasione di biglietti di auguri agli amici o dediche su diari. Fino a qualche anno fa, poi, insegnava a Sassari "dove", racconta, "anche il preside si dilettava di poesia. Così ci scambiavamo commenti in rima durante i consigli di facoltà".
I versi di Licenze poetiche suscitano spesso commenti solidali ma anche qualche critica per le posizioni prese. Maurizio Maggini, per esempio, in una Lettera a Michele in versi, pubblicata dalla stessa rubrica, scrive: "Carissimo signor Michele Polo / tu scrivi molto, ma in un verso solo, / ché la tua penna mai si sente stanca / di correr lesta, declinando a manca", con il risultato che, sulle pagine elettroniche, "Il Polo vien dal Polo afflitto". Il signor Michele la definisce "una divertente polemica".

