Il nodo dei capitali
L’Europa si trova di fronte a un bivio scomodo. Stretta tra il dinamismo tecnologico degli Stati Uniti e la scala industriale della Cina, sta affrontando un divario strutturale di competitività che si è ampliato nel corso degli anni. Come ha avvertito il rapporto Draghi, senza ulteriori 750-800 miliardi di euro di investimenti annuali entro il 2030, questo divario rischia di diventare irreversibile.
Il nodo dei capitali: risparmi abbondanti ma inefficaci
Mobilitare le risorse finanziarie necessarie richiede, innanzitutto, un sistema finanziario ben funzionante. Il capitale è l’infrastruttura abilitante dell’innovazione e, in Europa, è strutturalmente mal allocato. Nell’UE le famiglie risparmiano più che negli Stati Uniti, ma questi risparmi non vengono canalizzati verso investimenti produttivi nei mercati dei capitali. Il venture capital resta una frazione di quello disponibile negli USA e le startup europee faticano sistematicamente a raccogliere i finanziamenti necessari per crescere in patria. Le conseguenze sono evidenti: un flusso costante di imprese europee promettenti si trasferisce negli Stati Uniti in cerca di capitali e di un contesto giuridico più favorevole.
Ripensare il sistema finanziario: il ruolo centrale delle banche
Affrontare queste conseguenze richiede più che una semplice riallocazione dei risparmi: implica ripensare l’intera struttura del sistema finanziario. Il sistema europeo si basa fortemente sulle banche e continuerà a farlo: non si tratta di un difetto strutturale da correggere, ma di una caratteristica su cui costruire. La sfida è sviluppare sinergie più profonde tra il settore bancario e gli operatori dei mercati dei capitali, ad esempio consentendo alle banche di originare, distribuire e co-investire insieme a investitori istituzionali, fondi di private equity e fondi di debito, con adeguate garanzie in termini di stabilità finanziaria.
Integrazione finanziaria e regolazione al servizio della crescita
Un sistema finanziario più integrato permetterebbe di indirizzare i risparmi europei verso la transizione verde, gli investimenti infrastrutturali, la trasformazione tecnologica e la difesa, senza abbandonare il ruolo di intermediazione che le banche svolgono efficacemente. In questo contesto, il dibattito sulla regolamentazione bancaria diventa centrale: la questione non è smantellare la disciplina prudenziale, essenziale per la stabilità finanziaria, ma capire se l’architettura regolatoria europea sia calibrata anche per sostenere il credito all’economia reale – in particolare al settore industriale – e la competitività, piuttosto che limitarsi a prevenire le crisi.
Le iniziative europee e la sfida dell’attuazione
Per affrontare queste problematiche, l’UE ha risposto con un’agenda politica ambiziosa, ancora in evoluzione. Il Competitiveness Compass, pubblicato dalla Commissione europea nel gennaio 2025, definisce la risposta strategica europea e individua tre priorità: colmare il divario nell’innovazione, decarbonizzare l’economia e ridurre le dipendenze strategiche. Il documento identifica anche cinque “fattori abilitanti orizzontali”, tra cui la Savings and Investments Union (SIU). Lanciata nel marzo 2025 come evoluzione della Capital Markets Union, la SIU mira a collegare il risparmio delle famiglie agli investimenti produttivi, ridurre la frammentazione della vigilanza, rilanciare i mercati della cartolarizzazione e completare l’Unione bancaria. Non si tratta di obiettivi nuovi, ma lo slancio politico è oggi più forte che in passato.
Riconoscendo che un settore bancario più competitivo è un elemento essenziale di questa strategia, la Commissione ha avviato all’inizio del 2026 una consultazione mirata sulla competitività del sistema bancario europeo: un segnale che il dibattito regolatorio si sta spostando dal tema della sicurezza delle banche a quello della loro capacità di finanziare la crescita.
Nessuna di queste iniziative produrrà risultati automaticamente. Gli ostacoli – interessi nazionali divergenti, unione bancaria incompleta, strutture di vigilanza frammentate – sono ben noti. Tuttavia, la pressione esterna sembra oggi più forte che mai. Il ruolo strategico dell’Europa in un mondo segnato dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina dipenderà, in larga misura, dalla sua capacità di costruire le infrastrutture finanziarie e istituzionali necessarie alle proprie ambizioni.