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Il Cile ferito di Edoardo Moruzzi

, di Davide Ripamonti
Studente di giurisprudenza e fotografo, Edoardo era in vacanza nel paese sudamericano nei giorni del terremoto. E ha realizzato un toccante reportage

Trasformare la passione di bambino nel proprio lavoro è il sogno di tutti, ma pochi alla fine riescono a realizzarlo. Tra questi vi è Edoardo Moruzzi, 21enne bolzanino, studente al quarto anno del Corso di laurea magistrale in giurisprudenza alla Bocconi, giovane fotografo in rampa di lancio.
"Ho cominciato da piccolo a maneggiare le macchine fotografiche di mia madre", racconta, "poi ho fatto la trafila seguendo l'evoluzione tecnologica, dalle reflex analogiche alle prime digitali fino alle moderne reflex digitali professionali". Insieme all'amico e socio Giuseppe Balacco (laureato alla Naba), Edoardo ha iniziato a farsi conoscere, fino ad essere chiamato per il primo importante incarico: "Nel 2008 siamo stati ingaggiati come fotografi ufficiali dei Campionati europei di canoa all'Idroscalo di Milano, poi sono arrivati altri servizi come cataloghi di prodotti e, da qualche mese, video istituzionali per diverse aziende". La formazione di Edoardo non è quella tradizionale, cioè una scuola di fotografia e poi un po' di gavetta, ma è molto di più da autodidatta: "Mi sono formato da solo, con la pratica e con lo studio di alcuni testi di base. Credo che l'impostazione sia importante, ma conta di più l'esperienza diretta". Unita al talento, ovviamente, perché un bravo fotografo non si limita a ritrarre la realtà, ma la interpreta dal suo punto di vista: "E' il fotografo che decide cosa trasmettere della realtà che osserva", spiega, "unendo creatività e capacità di affrontare gli imprevisti che spesso si presentano".
Imprevisti alle volte tragici, che però possono trasformarsi in una grande opportunità per crescere professionalmente e umanamente, come capitato di recente a Edoardo. "Ero andato a trovare mio fratello in Cile, dove lavora come diplomatico all'Ambasciata italiana", racconta, "il programma era trascorrere una settimana a Santiago e poi partire per l'Isola di Pasqua, ma sono rimasto coinvolto nel terribile terremoto". Un'esperienza molto forte per Edoardo, che ha accompagnato il fratello impegnato, come tutti gli addetti dell'Ambasciata, a prestare soccorsi. Ma anche l'opportunità di realizzare uno straordinario servizio fotografico "che resta nel mio personale portfolio, ho ripreso le immagini della tragedia, la gente, un paese profondamente ferito ma che ha sempre conservato fiducia nelle proprie istituzioni, come dimostrano le molte bandiere cilene che sventolavano un po' ovunque".
A soli 21 anni la strada per diventare un fotografo "completo" è ancora lunga. In cosa si sente forte oggi Edoardo e dove ci sono margini di crescita? "Mi riescono bene le foto di paesaggio, quelle architettoniche e anche le foto in studio, che per certi versi sono quelle più interessanti perché completamente da costruire, che esaltano la creatività. Devo invece migliorare nei ritratti, non ho ancora sviluppato la necessaria capacità di interagire con la persona".Nel futuro Edoardo si immagina fotoreporter, "perché è un lavoro che mi permetterebbe di unire la passione per la fotografia e quella per l'esplorazione e la ricerca", spiega, "e soprattutto di realizzare la fotografia che preferisco, quella che racconta le cose".