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Giovanni Iudica, giurista a caccia di musici

, di Andrea Celauro
È ordinario di diritto civile in Bocconi, ma da sempre ha la passione per la scrittura. Accanto a testi giuridici, ha prodotto diverse biografie su compositori del passato. E ha riportato in vita un pittore fiammingo del '400

Gli studenti universitari spesso cadono in un tranello: quello di considerare i loro docenti come personaggi dalla vita piuttosto piatta, monotona e indissolubilmente legata alla loro materia di insegnamento. Seguendoli ogni giorno a lezione, tendono per istinto a credere che la loro vita inizi e finisca in quell'aula, o tutt'al più nel loro studio privato, se la docenza affianca un'attività professionale parallela. A volte è vero, altre volte è solo la punta dell'iceberg. Come nel caso di Giovanni Iudica, che definire semplicemente ordinario di diritto civile o direttore della Scuola di Giurisprudenza della Bocconi è riduttivo. Il pittore e la pulzella – Un fiammingo ai tempi di Giovanna D'Arco, appena pubblicato per i tipi di Guanda, non è che l'ultimo dei lavori paralleli di Iudica, l'ennesimo prodotto di un'attività di scrittore nata sui banchi di scuola.

Il volume ricostruisce, quasi in forma romanzata, la vita di Enguerrand Quarton, pittore fiammingo del Quattrocento pressoché dimenticato e del quale rimangono oggi poche e preziose tracce, due delle quali conservate al Louvre. "Un amico, di ritorno dalla Provenza, mi ha detto di aver visto un quadro strepitoso di un certo Quarton. Da lì è nata in me la curiosità di scoprire di chi si trattasse", racconta Iudica. E nel ripercorrere le vicende personali e i lunghi peregrinaggi del pittore, il civilista della Bocconi finisce per tratteggiare la stessa storia della Francia di Giovanna D'Arco e della pittura fiamminga. Ma sulla prosa limpida dello scrittore, per l'occasione quasi uno Sherlock Holmes del Medioevo, si innesta anche l'interesse del giurista: "Ho voluto approfondire anche il vincolo giuridico che legava l'artista al committente, quei particolari contratti di prix-fait che oggi potrebbero essere descritti come una via di mezzo tra l'appalto e l'opera intellettuale".

Ma come è nata in Giovanni Iudica la grande passione per la scrittura? "Per me scrivere è stata una forma di ripiego", ironizza. "Nonostante gli sforzi dei miei genitori, che si ostinavano a comprarmi divise di un po' tutti gli sport, non ho mai giocato a golf, non sono mai andato a cavallo, non mi sono mai neanche dato al gioco del 'tresette'. Alla frustrazione continua che mi derivava dall'attività sportiva ho preferito lo studio e la scrittura. Scrivo perché non mi piace limitarmi alla posizione passiva di semplice lettore. Ho sempre un desiderio irrefrenabile di dire la mia". E fin dall'inizio, Iudica trasferisce nella scrittura la sua grande passione per la musica: "Uno dei primi articoli l'ho scritto per Giovinezza nostra, il giornalino del Liceo Leone XIII. Si trattava di un pezzo sull'adagio di Tomaso Albinoni, un compositore del Seicento".

Per la verità, tra quel primo articolo per il giornalino del Liceo e la pubblicazione del volume Il principe dei musici, su Carlo Gesualdo, datato 1993, c'è una pausa di parecchi anni dovuta ai tanti impegni professionali. Laureatosi in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, si è dato molto presto alla docenza in diverse università italiane e straniere e all'avvocatura, fino al conseguimento, nel 2005, della laurea ad honorem da parte dell'ateneo di Paris XII. Anni durante i quali si è dedicato soprattutto alla pubblicazione di testi giuridici, ma durante i quali l'interesse per la musica e la letteratura ha sempre fatto da contraltare a quello per il diritto.

Dopo anni passati a documentarsi, come d'altronde è stato anche per Il pittore e la pulzella, "la cui prima stesura mi ha richiesto un mese, ma che è seguito a un lunghissimo periodo di ricerche e viaggi", nel giro di sei anni Iudica pubblica due volumi: nel '93 quello su Carlo Gesualdo e nel '99 Orfeo barocco, una biografia di Alessandro Stradella, un valet de chambre diventato un "fecondo e inquieto" compositore fino alla sua tragica morte, verso la fine del Seicento. "L'uno è la vita di un principe musicista, l'altro quella di un cameriere. È il mondo visto da due angolazioni opposte".

Ma la 'produzione' di Iudica non si ferma alle pubblicazioni. In occasione del 250esimo della morte di Johann Sebastian Bach, dedica un capitolo di un proprio saggio al primogenito del grande compositore: "Wilhelm Friedemann aveva lo squillo visionario del padre, ma fu obbligato da quello (da Bach!) a mettere da parte la musica e a scegliere l'avvocatura. Era però un ribelle e dopo qualche anno di studi, durante i quali conobbe anche il matematico Eulero, tornò a comporre: ha scritto delle polonaise mirabili, ben cento anni prima di Chopin. Era un genio, ma è morto povero, dopo essersi venduto anche degli esercizi per organo che il padre aveva scritto appositamente per lui". Mentre su Via Sarfatti 25, il mensile della Bocconi in edicola con Il Mondo, il professore di diritto civile tiene una rubrica piuttosto fuori dal coro, nella quale riesce a mescolare storia, musica ed economia, come quando fa i conti in tasca ai musici del Settecento per capire come e quanto guadagnavano.

Anche in questi brevi pezzi, ciò che balza all'occhio è la meticolosità delle descrizioni, tale che sembra quasi che Iudica stesso fosse presente ai fatti che cita: "E' il frutto di un lungo e accurato lavoro di documentazione, che spesso dura diversi anni, ma che è anche la parte più divertente. Ed è nella corrispondenza tra gli autori o tra i loro conoscenti che si trovano i dettagli più interessanti". Prossima tappa dei suoi viaggi storico-musicali? "Ho un'idea sulla vita di Mozart, ma è un'idea pazzesca che va ancora verificata. Se riuscirò a documentarla, sarà forse un aspetto del compositore che non è mai stato approfondito prima".