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Gino Giugni: un intellettuale prestato alla politica

, di Stefano Liebman - direttore della Scuola di giurisprudenza
Dall'esperienza americana all'attività politica nella commissione che elaborò lo Statuto dei lavoratori, il ricordo del grande giurista

L'abusata etichetta di "padre" dello Statuto dei lavoratori, pur comprensibilmente utilizzata da tutti i siti internet dei principali organi di informazione nel dare la notizia della sua scomparsa nella mattinata di lunedì 5 novembre, stava sicuramente un po' stretta a Gino Giugni, giurista raffinato, uomo politico, ma soprattutto grande intellettuale, protagonista, per quasi mezzo secolo, del dibattito politico e culturale di questo paese.

Credo che non sia possibile cogliere appieno l'importanza del suo apporto alla crescita civile dell'Italia della seconda metà del secolo passato se non si colloca il suo lungo impegno di riformatore del sistema italiano di relazioni industriali nel più ampio contesto di un'instancabile attività di studio e di analisi del mercato del lavoro, svoltasi nell'arco di svariati decenni con una non consueta capacità di indagarne le dinamiche interne, nei diversi e non disgiunti profili economico, sociale e giuridico-istituzionale. Nato a Genova nel 1927 ed ivi laureatosi in giurisprudenza (1949), discutendo una tesi sullo sciopero nella transizione fra repressione penale e riconoscimento costituzionale, Giugni ebbe la sorte di attraversare, nei propri anni di apprendistato, la prodigiosa stagione di rinascita culturale e di apertura internazionale che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, dopo oltre vent'anni di cupa chiusura autarchica. Fu così che nei primissimi anni '50, ottenuta una borsa di studio promossa dalla Commissione del Congresso Usa per gli scambi culturali con l'Italia, l'appena ventiduenne Giugni partì per l'America con destinazione Madison (Wisconsin), sede in quegli anni di una prestigiosa scuola di studi economici, con particolare focalizzazione sulle tematiche del lavoro e delle relazioni industriali. In quel contesto ebbe occasione di entrare in contatto e di stabilire rapporti di intensa collaborazione con uno studioso del calibro di Selig Perlman, brillante allievo di J. Commons, direttore della School of labor economics dell'Università del Wisconsin e uno dei massimi studiosi del movimento sindacale americano: un'intesa intellettuale che lo indusse tra l'altro, al proprio rientro in patria, a curare la traduzione italiana di un celebre scritto del maestro americano (A Theory of Labor Movement, 1928), pubblicato nel 1956 da La Nuova Italia, con una prefazione contenente alcuni spunti di riflessione rivelatisi particolarmente suggestivi nel rinnovamento culturale e metodologico dei nostri studi in materia. Proprio in questo clima, fortemente influenzato da quell'esperienza e dall'immersione negli ambienti liberal nordamericani, dove era appunto fiorito l'insegnamento di Perlman e sui quali il New Deal roosveltiano aveva lasciato un segno indelebile, sono poi nati i due fondamentali contributi teorici costituiti dal corposo studio su Mansioni e qualifiche nel rapporto di lavoro (1958) e dal celebre saggio di Introduzione allo studio dell'autonomia collettiva (1960).Conclusasi la stagione americana, l'apertura al confronto internazionale ed alla comparazione fra i diversi sistemi restò sempre un tratto caratterizzante degli studi giugnani, segnati anche dal forte legame intellettuale, e di collaborazione scientifica, con Sir Otto Khan Freund, professore alla London school of economics e massimo studioso europeo del difficile e controverso rapporto fra strumenti di regolazione e dinamiche del mercato del lavoro. Su iniziativa dello stesso Kahn Freund Giugni fu poi tra gli indiscussi protagonisti dell'attività del Comaprative labour law group, un ristretto sodalizio di studiosi di fama internazionale (da Lord Wedderburn of Charlton, anche lui dell'Lse, a Benjamin Aaron dell'Ucla, da Xavier Blanc-Jouvan dell'Università di Parigi a Thilo Ramm dell'Università di Giessen e Folke Schmidt dell'Università di Stoccolma) che lavorò per oltre un decennio portando a compimento tre ricerche comparate (risoluzione delle controversie di lavoro, conflitto industriale, discriminazione nel lavoro), la cui importanza, al di là degli importanti risultati conseguiti, è misurata dal suo essere stato il primo, e finora meglio riuscito, esempio di approfondita ed esauriente comparazione fra sistemi giuridici così diversi per storia e tradizione.Il forte impegno intellettuale e la dedizione all'insegnamento accademico (Giugni fu professore di diritto del lavoro nelle Università di Bari e di Roma "La Sapienza", oltre che visiting professor nelle Università di Los Angeles, Columbia NY, Buenos Aires, Paris-Sorbonne), giunto peraltro dopo anni di feconda collaborazione agli uffici studi dell'Eni e dell'Iri, si accompagnarono sempre, nell'attività di Gino Giugni a una passione politica che lo portò a militare, fin dalla prima giovinezza, nelle diverse formazioni di ispirazione socialista che animarono la scena politica italiana. Collaboratore del ministro Brodolini e da questi collocato alla presidenza della Commissione ministeriale che portò all'elaborazione dello Statuto dei lavoratori (1970), poi senatore per alcune legislature ed, infine, ministro del lavoro nel governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.Un'occasione, questa, che con la sottoscrizione, da parte di tutte le principali organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle associazioni datoriali, del cosiddetto "Protocollo Ciampi" del 1993, sul contenimento del costo del lavoro, gli permise, grazie alla propria personale autorevolezza e capacità di mediazione, di ottenere ciò che credo possa essere considerato il massimo risultato conseguibile da un intellettuale prestato alle istituzioni: veder tradotto in termini di azione politica e di risultati concreti i contenuti delle proprie convinzioni più profonde, maturate in anni di ricerca e di studio.