Fuori in dieci secondi
Al rientro della macchina nel paddock, cappellino calato in testa e sorriso a trentadue denti, si avvicina al bolide e accarezza con fare paterno l'alettone in carbonio. Francesco Tedeschi, 31enne bocconiano, è il giovane team manager della Radical Italia by Solaris Motorsport, la squadra vincitrice del primo campionato Italian prototype serie (Ips), ma soprattutto, come tanti nell'ambiente, è uno capace di fare follie per dar seguito alla sua passione, quella per le automobili da corsa. "Una vera e propria malattia", puntualizza.
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La Radical del team impegnata a Spa Francorchamps |
E mentre il pilota spegne il motore della bianchissima Radical SR3 della squadra, barchetta con il cuore di una moto, Francesco attacca a raccontare di come è arrivato a bazzicare, da manager, la pit lane degli autodromi. Tralasciando qualche piccolo trascorso in pista da neopatentato, il primo impulso concreto alla sua mania lo dà in realtà all'università, quando si laurea in Bocconi con una tesi sulle logiche gestionali e i processi evolutivi delle aziende costruttrici di auto da competizione, tra le quali la Dallara. Qui mette anche il primo tassello alla sua consapevolezza di futuro manager da pista: nell'imprenditoria delle macchine da corsa, conta più la ricerca che la pianificazione. "D'altronde", spiega, "quando si lavora per partecipare a un campionato, dove tutto può essere in forse fino all'ultimo podio, è l'innovazione la vera chiave della sopravvivenza".
Ma il 2001 non è momento di svolta solo per la laurea. È l'anno in cui, grazie a qualche esperienza sui siti internet specializzati, fa la conoscenza del guru dell'automobilismo in rete: Malcom Cracknell, il webmaster del più famoso portale del genere, dailysportscar.com. E così, tra un articolo e l'altro sulle gare automobilistiche, "ma non ho mai raggiunto il numero di articoli necessari a diventare un pubblicista", nel 2005 Tedeschi finisce per commentare la diretta della 24 ore di Le Mans per Eurosport. Il giornalismo sportivo, però, resta un divertissement nella vita di Francesco: "All'indomani della laurea e dopo uno stage alla Uk Garage, un'azienda brianzola che importa auto sportive inglesi, ho dovuto cambiare completamente strada e sono entrato in una società di sviluppo immobiliare. Un lavoro comunque appagante, ma decisamente lontano dalle mie idee iniziali".
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Francesco (quarto da sx) con il team al completo e qualche amico
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E infatti, quando il treno dell'automobilismo gli ripassa nuovamente davanti sotto forma di squadra corse, il 31enne lombardo ci risale al volo. Questa volta, complice l'amicizia con l'Uk Garage, importatore delle vetture a motore motociclistico Radical, l'occasione è il nascente campionato Italian prototype serie, riservato alle vetture prototipo. "Mi hanno detto: trova i piloti, e mettiamo su un team. Detto fatto, all'inizio del campionato, nel 2007, sono diventato manager della squadra, che per una realtà di piccole dimensioni come la nostra significa occuparsi quasi di tutto, al limite anche mettere mano al motore". Le sue mansioni, però, riguardano come è ovvio soprattutto la gestione e la ricerca di sponsor. E in quest'ultima attività, il fatto che la loro vettura abbia vinto il campionato di categoria e si sia fatta notare anche tra i "big boys" della classifica assoluta, gli rende la vita più facile adesso che sta promuovendo il team in funzione della prossima stagione. "Il pubblico dei paddock è istruito, recettivo e attento alle innovazioni", spiega Francesco. "Noi puntiamo su questo per farci pubblicità, e siamo stati i primi in Europa e fare promozione dei nostri sponsor via bluetooth".
Quanto alle gare, Tedeschi e compagni sono soddisfatti del risultato: "Siamo stati i primi a portare la Radical nelle competizioni italiane, scommettendo su un tipo di vettura, quella caratterizzata dal motore motociclistico, che all'inizio faceva un po' storcere il naso agli altri del settore. Siamo riusciti in una impresa in cui pochi credevano. D'altronde, la mia formazione economica mi ha insegnato che non esistono un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose, ma tutto dipende da chi le fa e da che passione ci mette".
