Facile e trasparente: identikit del buon derivato
Da qualche tempo a questa parte assistiamo a interventi di demonizzazione dei derivati finanziari, accusati da più parti di essere i principali responsabili di dissesti e crisi finanziarie. Emblematico in tal senso è il caso dei derivati creditizi, accusati di aver provocato l'attuale crisi attraverso la creazione di un sofisticato sistema di impacchettamento, trasferimento e moltiplicazione dei rischi finanziari.
Tale sistema ha consentito alle banche di aumentare in modo significativo l'ammontare del credito concesso (in particolare a prenditori poco meritevoli) senza assumere, in ultima istanza, il rischio di credito connesso all'operazione, con ovvi disincentivi in termini di monitoraggio del debitore.
Un ulteriore esempio a noi molto vicino riguarda i derivati utilizzati da parte delle pubbliche amministrazioni, accusati di aver prodotto perdite talmente elevate da mettere a rischio, in alcuni casi, la solvibilità stessa dell'ente.
In tali condizioni, la tentazione di salire sul carro di chi richiede drastici interventi di ridimensionamento dell'utilizzo dei derivati, o in casi estremi un vero e proprio divieto, è piuttosto forte. Occorre, tuttavia, resistere alla tentazione e valutare attentamente i benefici di questi prodotti. I derivati, infatti, rappresentano strumenti di gestione dei rischi finanziari (di tasso di interesse, di cambio, di credito,) decisamente efficaci. In tal senso, essi risultano particolarmente utili non soltanto per banche e altri intermediari finanziari, ma anche per imprese non finanziarie e, persino, enti pubblici.
Affinché l'utilizzo dei derivati finanziari risulti virtuoso, tuttavia, due condizioni devono essere rispettate, La prima è una chiara comprensione delle caratteristiche del particolare strumento derivato che si intende utilizzare, della copertura che può garantire, ma anche degli ulteriori rischi a cui il suo utilizzo espone. A tal fine, tanto più semplice e lineare è la struttura del derivato, tanto maggiore è la probabilità di pervenire a una corretta valutazione del valore e dei rischi del medesimo. In tal senso, giova ricordare come alla base di molti dissesti generati dall'utilizzo di derivati vi siano strumenti estremamente complessi, di difficile valutazione anche per gli addetti ai lavori.
La seconda condizione essenziale a un corretto utilizzo dei derivati è una buona dose di trasparenza. Allo stato attuale, la quasi totalità dei derivati finanziari viene negoziata mediante transazioni bilaterali over-the-counter, anziché su mercati regolamentati. Di conseguenza, non sono disponibili sul mercato informazioni dettagliate sulle posizioni contratte dai market players e la principale informativa sull'operatività in derivati è quella fornita dagli operatori stessi in bilancio. Una semplice occhiata ai bilanci dei principali gruppi bancari europei e nord-americani rivela, tuttavia, come l'informativa al riguardo sia generalmente scarsa ed estremamente eterogenea. In particolare, soltanto negli ultimi mesi, a seguito della crisi finanziaria, l'informativa si è arricchita di analisi dettagliate sull'esposizione in derivati per tipologie di strumenti, controparte, scadenza. Proprio la mancata trasparenza sulle effettive esposizioni in derivati dei principali operatori di mercato ha inasprito l'incertezza sui mercati in seguito al fallimento di Lehman Brothers, contribuendo in modo significativo al rallentamento dell'attività nel mercato interbancario e in quello del credito.
Ci pare opportuno, infine, sottolineare come una maggiore trasparenza sull'utilizzo di strumenti finanziari derivati anche da parte delle amministrazioni pubbliche sia del tutto raccomandabile, oltre che doverosa. La scrupolosa osservazione di questi semplici principi consentirebbe di trarre beneficio dall'utilizzo dei derivati, senza trasformarli in pericolose "weapons of mass destruction".