Etica, non buonismo
Da che si parla di etica della finanza e finanza etica si è fatta confusione tra finanza socialmente responsabile, etica, microfinanza e solidarietà, beneficenza, filantropia. La finanza etica punta sulle imprese socialmente responsabili: quelle che adottano condotte, strumenti e regole di responsabilità sociale d'impresa (csr), cioè considerano valori etici, sociali e ambientali nella formulazione delle strategie. Queste imprese diventano potenziali investimenti per il risparmio gestito socialmente responsabile (sr), la finanza etica appunto.
Il numero crescente d'investitori "socialmente responsabili" ha dato nuovi spunti di riflessione alla finanza etica, che costruisce prodotti finanziari per soddisfare le esigenze di chi non investe solo secondo il rischio-rendimento. Tuttavia la visione della finanza etica come attività d'investimento che penalizza il rendimento finanziario per raggiungere obiettivi etici è incompleta.
In realtà, negli Usa gli investimenti in imprese socialmente responsabili ammontano a 2.000 miliardi di dollari. In Europa si attestano su 500 miliardi di euro, di cui poco più di 3 in Italia. Sempre in Europa, i fondi etici sono circa 450 e il numero è in continuo aumento, così come gli indici etici (Kld, Dj sustainability indexes, Ecpi ecc). Secondo i dati, mentre il risparmio gestito continua a perdere quote, il comparto della finanza etica cresce a ritmi annui frenetici (per Eurosif, in Europa la crescita composta annua è del 42% negli ultimi anni). Inoltre, i rendimenti sono uguali o migliori rispetto ai settori tradizionali, su orizzonti temporali pluriennali, anche se i risultati non possono considerarsi definitivi dato che il movimento non ha ancora superato i 10-15 anni e mancano dati di lungo periodo.
Integrare l'etica direttamente nel core business delle aziende è dunque una pratica che può pagare, tanto per le quotate, che per le pmi non quotate. E se gli investimenti necessari per integrare la csr sono costosi, essi vengono ampliamente ripagati nel lungo periodo.
Negli ultimi anni, è cresciuta la preoccupazione circa l'organizzazione e le prospettive dell'economia di mercato. Si pensi al vacillare delle borse in seguito all'11 settembre 2001, al crollo di un anello del sistema capitalistico (l'Argentina), ai clamorosi malfunzionamenti interni (Enron, Parmalat) e alle ancor più clamorose recenti crisi bancarie. Finanza etica e csr trovano origini e presupposti nelle distorsioni dell'economia di mercato: sempre più spesso, il ruolo di intermediario tra risorse disponibili ed economia reale, proprio della sfera finanziaria dell'economia, è falsato dal fenomeno della finanziarizzazione e dal ricorso a strumenti che aumentano il carattere speculativo del mercato. In tal senso, il connotato negativo della finanza risiede nella pressante necessità di un immediato ritorno economico (shortermismo). È necessario superare il teorema del primato degli shareholder, gli azionisti, sugli stakeholder, ossia investitori in capitale umano, sociale e ambientale.
La riflessione attuale sulla finanza etica cerca di superare le visioni legate alla deontologia e alla beneficenza e prende il via dalla necessità del mondo finanziario di ricercare i propri presupposti originari (ruolo di intermediario tra risorse finanziarie ed economia reale) e dalla ricerca di regole comportamentali per le imprese che diventano attori rilevanti per il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile, uno sviluppo rivolto sia alla conservazione del capitale economico che alla conservazione del capitale ambientale, sociale e umano.
Ci vorrà del tempo prima che il potenziale positivo di queste scelte venga pienamente compreso dalle imprese e dagli stakeholder, così che l'etica nelle scelte d'impresa e l'elaborazione di una strategia di csr diventino una prassi comune. Ma quel tempo verrà se consideriamo con attenzione i segnali che i soggetti che hanno intrapreso questa strada stanno dando al mercato e alla società e se guardiamo al sostegno che le istituzioni stanno offrendo in questo campo.