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Eta Rassija! E non e' la sorte. Sappiatelo expat!

, di Angelo Sartoni
Angelo Sartoni, chpater leader di stanza a Mosca, racconta come si vive da straniero in un paese che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante ma che nasconde molte contraddizioni

Eta Rassija, Questa è la Russia, è quello che ti senti dire da chiunque, a Mosca, quando l'attesa a uno sportello sembra inutilmente lunga o quando una procedura burocratica pare incomprensibile; Eta ne sudbà, Non è la sorte, viene sospirato con un'alzata di spalle quando invece qualcosa non va come dovrebbe. Eppure, sotto la patina di rassegnazione, retaggio indelebile del periodo sovietico, si muove una nazione ancora emergente, che negli ultimi dieci anni, da quando vivo e lavoro qui, ha fatto passi da gigante.
I meccanismi di mercato sono più efficienti, anche se resta della strada da fare, la città soprattutto negli ultimi anni è diventata molto più bella e accogliente per una comunità straniera che, fino a pochi mesi fa, era in continua crescita. Gli italiani sono principalmente piccoli imprenditori ma non mancano i manager delle grandi imprese, da Eni in giù, e anche dirigenti italiani di imprese russe o straniere: Aeroflot, Philip Morris e Intourist, tra quelli che mi vengono subito in mente. Negli ultimi anni, con l'inasprirsi della crisi in Europa, si assiste anche a un nuovo tipo di immigrazione, di giovani che si stabiliscono a Mosca senza gli stipendi, i benefit e i privilegi degli expat, ma per svolgere lavori comuni, dall'elettricista al commesso. Questi giovani, insieme agli expat pagati in valuta locale, sono quelli che hanno sofferto di più la forte svalutazione del rublo dello scorso dicembre : per la prima volta in dieci anni, qualcuno si chiede se valga la pena di rimanere, con stipendi che hanno quasi dimezzato il loro valore in euro.
Chi, come me, ha lasciato l'Italia dei primi anni Duemila, con qualche avvisaglia di declino ma in una condizione ancora prospera, ha assistito con malinconia all'involuzione nazionale, paragonandola con il trend di continua crescita del paese che ci ospita, e ha finito per rimanere qui, quasi sempre al di là delle aspettative iniziali.
Mosca oggi è una città moderna, nella quale le tecnologie sono utilizzate più intensamente che in Italia: dai pagamenti con il telefonino per ogni genere di servizio (anche per il parcheggio dell'auto), all'ubiquità del wi-fi gratuito, presente anche in metropolitana. È un po' il volto della nuova Russia, quella che si è aggiudicata le Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi ed i Mondiali di calcio del 2018. È una città culturalmente viva anche per gli italiani, grazie alle attività promosse dall'ambasciata o dall'Istituto italiano di cultura, come gli affollatissimi festival di cinema italiano, e una città in cui gli imprenditori possono trovare l'appoggio dell'Ice e della Sace, se sanno come utilizzarne i servizi. Perché anche qui, come in altre parti del mondo, gli imprenditori italiani purtroppo spesso peccano troppo di individualismo e tendono a muoversi in ordine sparso, a non fare squadra come, invece, fanno i tedeschi. I nostri si muovono con coraggio, hanno ottimi prodotti da offrire, ma poi faticano a confrontarsi con una burocrazia pubblica pervasiva e con la cultura burocratica delle grandi aziende russe.
Chi, come me, lavora in questo non facile mercato si trova ogni giorno ad affrontare un condensato delle teorie di macro e micro economia imparate sui banchi dell'università: i processi di formazione del prezzo, gli oligopoli, l'inflazione, i tassi di cambio, etc...
I due limiti più evidenti dell'economia russa sono ancora oggi la persistente incapacità di distribuire più equamente il benessere e la ricchezza tra Mosca e le regioni e la mancata emersione di un tessuto industriale diffuso di piccole e medie imprese, che colmi il vuoto tra le attività individuali e le grandissime imprese. L'economia purtroppo dipende ancora, in massima parte, dall'esportazione delle materie prime e risente pesantemente di fattori esogeni quali il prezzo del petrolio o le fluttuazioni dei tassi di cambio. Le dogane, gli importatori, i distributori, i commercianti sono ancora i veri protagonisti della vita economica russa che presenta un tessuto industriale interno ancora troppo debole per un'economia avanzata.
Chi si affaccia a questo mercato non può ignorare le sue peculiarità e dinamiche specifiche di funzionamento interno. Affrontarlo come se fosse la Svizzera è uno dei più gravi errori che si possano fare: Eta Rassija!