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Esperienza toscana

Caro Fiorentini, le sue considerazioni riguardo al ruolo del non profit nella promozione delle fasce più deboli della popolazione ci hanno sollecitato ad intervenire brevemente per descrivere la nostra esperienza in Toscana. Esprit è una società consortile a responsabilità limitata senza scopo di lucro che dal 2003 al 2007, gestendo le risorse la Sovvenzione globale Piccoli Sussidi della Regione Toscana, attraverso bandi pubblici, ha finanziato progetti, permesso il consolidamento di enti del terzo settore, favorito la nascita di nuove imprese e aiutato gli inserimenti lavorativi di persone in difficoltà. Ha da poco preso corpo Esprit3, che già a partire dal nome indica un'evoluzione dell'esperienza in continuità con quanto già fatto. Con la gestione della nuova Sovvenzione globale per la Toscana si mira a realizzare un modello di comunità in cui la coesione sociale si accompagni alla equità economica. A tal fine saranno finanziati progetti per l'inclusione sociale e l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso le risorse del Fondo sociale europeo. Negli anni abbiamo lavorato per costruire una rete locale di attori sociali, perché siamo consapevoli del fatto che i diversi fattori che causano povertà (di mezzi) e privazione (di opportunità) si possono contrastare con efficacia soltanto ricorrendo ad un insieme integrato di azioni che, agendo sulla sfera lavorativa/professionale delle persone in condizione di svantaggio, possano favorire la conseguente e graduale inclusione sociale ed economica e l'affrancamento dalla situazione di bisogno. Ciò rappresenta l'altra faccia della medaglia rispetto a quanto descritto nel suo interessante articolo. L'impresa sociale e la cooperazione possono essere intese anche come un ammortizzatore sociale, ma rappresentano soprattutto una esperienza da valorizzare, con l'associazionismo, il volontariato, le amministrazioni pubbliche e le imprese più classicamente profit. Tutti questi soggetti costituiscono il tessuto di un territorio, ed insieme costruiscono un'unica comunità: solo assieme possono contribuire a costruire un sistema di welfare maggiormente integrato. Nel rispetto di ruoli, specificità e vocazione intrinseca, ciascuno può "responsabilmente" partecipare in modo attivo alla soluzione di problemi il cui impatto riguarda tutti. Viviana Viviani Nicola Oliva