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Eluana e la china scivolosa

, di Damiano Canale - ordinario di Filosofia del diritto
Una sentenza è stata emessa e va rispettata. Ma è difficile capire quali siano le conseguenze delle ragioni degli uni e degli altri

Per quanto il caso di Eluana Englaro possa apparire controverso dal punto di vista etico, esso non può che generare indignazione per il modo in cui è stato affrontato dalle istituzioni politiche. Un dato su tutti: non si ricorda nella storia repubblicana che di fronte alle pronunce delle massime autorità giurisdizionali del paese, tali da affermare concordemente e incontrovertibilmente un diritto fondamentale dei cittadini (il diritto al rifiuto delle cure), il ministro della sanità e importanti autorità amministrative abbiano apertamente tentato di impedire l'esecuzione di una sentenza passata in giudicato, e dunque di negare il godimento di un diritto fondamentale in totale disprezzo del principio di legalità e dell'ordine costituzionale.

A prescindere dalla preoccupazione che questo atteggiamento dovrebbe suscitare in ciascuno di noi, vale la pena soffermarsi sulle ragioni addotte da chi nega a Eluana il diritto a non essere tenuta in vita. Sgomberato il campo dal supposto obbligo naturale a vivere a qualunque costo, e dal sospetto che "sospensione delle cure" equivalga a "eutanasia", questioni in realtà non pertinenti nel caso Englaro, gli argomenti chiave opposti alle pretese della famiglia di Eluana fanno capo, rispettivamente, al problema della determinazione della volontà della paziente e al problema della valutazione delle conseguenze derivanti dal modo in cui la vicenda sarà risolta. Senza alcuna pretesa di completezza, mi soffermerò sulla seconda questione, che si presta a considerazioni di natura più generale nel campo delle scienze sociali.

L'argomento in esame potrebbe essere così formulato: sebbene il caso Englaro meriti il nostro massimo rispetto, e non appaia ragionevole attendersi alcun miglioramento delle condizioni psicofisiche di Eluana, l'accordarle il diritto a non essere curata sulla base della sua volontà presunta costituirebbe il primo, irrimediabile passo verso l'indebolimento del diritto alla vita, e dunque verso l'indiscriminata fungibilità di quest'ultimo. Il problema non sta cioè nell'accertare se Eluana goda o meno del diritto a non essere curata, ma nell'evitare le conseguenze inaccettabili che il riconoscimento di questo diritto provocherebbe.

Si tratta di un argomento noto agli economisti col nome di "china scivolosa" (slippery slope): se una decisione A, le cui conseguenze non appaiono particolarmente negative, conduce ad una decisione B, che ha invece conseguenze inaccettabili, allora è opportuno evitare A.

Ora, è bene ricordare che l'argomento della china scivolosa costituisce una fallacia dal punto di vista logico: la condizione alla quale si fanno seguire le conseguenze inaccettabili non è né necessaria né sufficiente. Quand'anche si riconoscesse a Eluana il diritto a non essere curata, nulla garantisce che nel prossimo futuro ciò provocherebbe un progressivo indebolimento del diritto alla vita; al contempo, il nostro diritto alla vita potrebbe essere indebolito, o addirittura revocato in dubbio, anche qualora a Eluana non fosse concesso di morire. Si potrebbe qui opportunamente replicare che l'argomento della china scivolosa costituisce tuttavia un importante strumento per formulare previsioni attendibili in situazioni di incertezza: è utile per determinare, sulla base delle informazioni disponibili, se la decisione A conduce ad aumentare materialmente la probabilità della decisione B. Quand'anche si accordasse all'argomento questa funzione, ad ogni modo, le conseguenze attese dalla decisione sul caso Englaro dovrebbero essere calcolate non soltanto con riferimento ai pericoli per il rispetto della vita, ma anche con riferimento ad altri beni considerati rilevanti, come ad esempio le libertà personali costituzionalmente garantite, e al peso che attribuiamo loro. Negare a Eluana il diritto a non essere curata, detto altrimenti, potrebbe costituire un primo, decisivo passo verso il progressivo smantellamento delle libertà fondamentali da parte del potere politico in nome di valori etici che si pretendono assoluti. Spetta a ciascuno di noi valutare quale sia il pericolo più attuale.