Contatti

Dovresti lavorare di più! Il suggerimento che non piace

, di Arnstein Aassve - ordinario presso il Dipartimento di scienze sociali e politiche
Pensioni. La European social survey, intervistando 25.000 persone, ha evidenziato atteggiamenti diversi nei vari paesi

Una scomoda verità sull'invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite è la probabilità che ognuno debba lavorare più a lungo per ottenere la pensione. Almeno questo è ciò che suggerisce la maggior parte delle riforme sulla pensione proposte finora. Di fatto, avere più anziani e meno giovani significa sistemi-pensione non più sostenibili, motivo per cui sono stati implementati o programmati in tutta Europa cambiamenti in questo ambito. Tuttavia, i governi dovranno affrontare una dura battaglia per far accettare il compromesso al pubblico. L'idea di allungare la vita lavorativa è entrata anche negli obiettivi comunitari con lo scopo di combattere un'effettiva età di pensionamento che in tutta Europa tende a essere più bassa dell'età legale. Nei summit di Stoccolma (2001) e Barcellona (2002), i governi hanno concordato sull'aumento della partecipazione degli anziani nel mondo del lavoro e sull'innalzamento dell'effettiva età pensionabile. In particolare, per il 2010 si dovrebbe raggiungere un tasso di occupazione del 50% nella fascia d'età 55-64 e si spera in un incremento di cinque anni nell'effettiva età di pensionamento. Sarà possibile ottenere questi risultati? Le ricerche mostrano che finora l'età di pensionamento è cresciuta in modo inadeguato (6 e 8 mesi rispettivamente per uomini e donne tra il 2001 e il 2005), dimostrando una netta distanza tra le raccomandazioni politiche e la loro concretizzazione.

Un problema per i politici europei è la scarsa conoscenza delle preferenze degli individui circa l'età in cui vorrebbero ritirarsi dal lavoro. La European Social Survey (www.europeansocialsurvey.org), sondaggio con più di 50 mila intervistati in più di 25 paesi, testimonia come molte persone non sono pronte o semplicemente non vogliono prolungare la loro carriera lavorativa. Un esempio è l'età ideale media di pensionamento che, in ogni paese, si assesta a un livello considerevolmente più basso rispetto allo standard legale e soprattutto rispetto agli obiettivi di Barcellona. Similmente, l'età media in cui una persona è considerata troppo anziana per lavorare, è significativamente più bassa rispetto ai target stabiliti in passato. In breve, se si considerano le preferenze degli individui, gli obiettivi comunitari sembrano essere troppo ambiziosi.

Capire le preferenze dei cittadini è un fattore critico per implementare con successo ogni tipo di riforma. I risultati dell'analisi della Ess suggeriscono l'esistenza di un'enorme discrepanza tra le decisioni dei governi e l'opinione delle persone. La Ess mostra significative differenze tra paesi ma anche fra le categorie di individui nei vari stati. I disoccupati, i malati o i membri di un sindacato sembrano meno inclini a un innalzamento dell'età di pensionamento, mentre persone con un alto livello di istruzione (tendenzialmente corrispondenti a individui a reddito più elevato) appaiono più disponibili a una più lunga permanenza nel mondo del lavoro. Tra i fattori che invece spiegano le differenze tra paesi, spiccano il pil e la durata di vita attesa. Data la crescita economica dei paesi europei, i governi possono aspettarsi una maggiore volontà da parte dei propri cittadini nell'accettare una più lunga carriera. Allo stesso modo, visto l'incremento nella durata della vita, gli individui sono in genere più propensi a lavorare più a lungo.

Due sono quindi le evidenze di quest'analisi. Innanzitutto, gli individui hanno preferenze diverse rispetto all'età che ritengono più adeguata al pensionamento. Mentre alcuni preferiscono un ritiro a un'età al di sotto di quella legale, molti hanno una forte inclinazione a lavorare più a lungo. Questo suggerisce la necessità di una maggior flessibilità rispetto al 'quando' un cittadino possa andare in pensione. In secondo luogo, i governi europei dovranno affrontare scenari differenti al momento di implementare le riforme sulla pensione. L'introduzione di queste sarà più facile per i paesi più ricchi mentre resistenze si incontreranno nei paesi più arretrati. Per questo motivo possiamo aspettarci maggiori difficoltà nei nuovi stati membri dell'Unione europea.