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Donatello, il manager dell’agnolotto

, di Andrea Celauro
Ai fornelli da quando aveva 6 anni, Ferrante ha sfruttato la sua laurea in economia per diventare imprenditore della pasta. E coronare così il suo sogno di provetto cuoco

E' il caso di dirlo: galeotto fu l'agnolotto. Perché, pessima rima a parte, la carriera di Donatello Ferrante, 31 anni, ha preso forma proprio nel laboratorio di un pastaio. Niente di strano, se non fosse che a tortelli e affini Donatello non è arrivato dalle retrovie di un ristorante ma dalle aule della Bocconi. Contro tutto e contro tutti (almeno all'inizio), Ferrante ha coronato un sogno: aprire la "sua" impresa, mescolando alla passione per la cucina un ingrediente speciale, una laurea in economia aziendale. E adesso i conti li fa, ma sulla propria pelle, producendo e servendo prelibatezze nel suo laboratorio di gastronomia di Ponte Tresa, proprio di fronte al lago di Lugano.

"Cucino da quando avevo sei anni", racconta Donatello, "ma con lo studio e il lavoro avevo dovuto mettere da parte i fornelli". Quale lavoro? Quello che aveva fatto parte della sua vita fino a circa tre anni fa, nel gruppo Ricoh prima e alla Siteco Lightning System dopo, quando ancora pensava di diventare un manager vecchio stampo. "Adesso invece sono manager di me stesso. Non ho più un solo capo bensì mille, i miei clienti. E' stimolante, chiusa la cassa e tornato a casa, guardarsi alla specchio e dire 'sei stato bravo', oppure 'puoi fare di meglio'".

Facciamo un passo indietro. E' il momento di scegliere l'università: Donatello, che vive a Brusimpiano (Varese) si iscrive ai test d'ingresso della Bocconi, della Cattolica e della Statale di Varese. Li passa tutti e tre e sceglie la Bocconi, "che mi sembrava di gran lunga la scelta migliore", buttandosi sull'economia aziendale: "Ho scelto l'indirizzo amministrazione e controllo, la mia idea era di diventare un manager". Detto fatto, anni di studi da pendolare "cinque ore di treni e pullman al giorno" e finalmente il traguardo della toga e del tocco, con una tesi sui costi ambientali e sociali per le aziende.

E poi le prime esperienze in impresa, con uno stage di 4 mesi presso il gruppo Ricoh e il successivo passaggio alla Siteco. "Qui mi sono occupato in un primo tempo della fatturazione", spiega Ferrante, "e poi del settore credito. Fino a quando mi hanno assegnato in gestione metà dell'amministrazione". La posizione era buona e "anche se lo stipendio non era eccezionale, le soddisfazioni non mancavano". Ma è proprio durante quei due anni presso l'azienda specializzata nell'illuminazione che a Donatello si accende la lampadina.

Complici un paio di stagioni di lavoro presso un laboratorio di gastronomia ai tempi dell'università, a Donatello viene fatta un'offerta che non si può rifiutare: "Sono rimasto in contatto con la coppia di proprietari e quando loro hanno dovuto vendere, mi hanno chiesto se volevo rilevare la loro attività". Due settimane a rimuginare sull'idea e a stilare un progetto di finanziamento per le banche e il giovane economista-pastaio decide di lanciarsi nell'impresa, lasciando il suo posto in azienda. Apriti cielo: a casa Ferrante piovono tuoni e fulmini. "Quando gli ho detto della mia idea, mio padre ha preso in mano il diploma di laurea e mi ha detto: 'mi devi un sacco di soldi'". Ma Donatello è testardo e crede fermamente nelle sue capacità. Decide così di comprarsi il laboratorio. "E' chiaro che le difficoltà sono tante. Una per tutte, i soldi. Sto restituendo il prestito e ne avrò ancora per più di un anno. Rispetto a chi ha uno stipendio fisso non ho la certezza di poter mettere qualcosa da parte, però sto creando qualcosa di mio che potrò lasciare a chi verrà dopo. Come in tutte le cose, se ci metti la passione ce la puoi fare".

E le soddisfazioni, comunque, non mancano: "Ci sono clienti stranieri che quando passano di qui si fermano a fare scorta di cucina italiana da me. Una volta, un americano mi ha pure proposto di assumermi come cuoco nel suo hotel in Florida". Piccole, grandi vittorie, come quella di sentir dire al nipotino che non arriva ai quattro anni: "Da grande voglio fare il lavoro di zio Donatello".

Dopo uno start-up non privo di difficoltà, il giovane Ferrante comincia dunque a pensare a lungo termine e, messi da parte i dissapori in famiglia ("adesso sono contenti, perché mi vedono finalmente felice"), da qualche tempo ha avviato anche un servizio di catering.

Morale della favola: se è vero che molti manager hanno la passione per la buona cucina, non è detto però che li si trovi tutti seduti a tavola.