Don Simon, un sacerdote per la sanità indiana
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Il giorno del diploma |
Quando, il 7 febbraio, ha ricevuto il diploma del Master in healthcare management, economics and policy (Mihmep) della Bocconi, la toga di Simon Pallupetta poteva sembrare un abito talare, indossata com'era sopra il colletto ecclesiastico. Sacerdote cattolico di 40 anni, don Simon è originario del Kerala, nel Sud dell'India, un'area in cui i cattolici sono il 20% della popolazione e convivono pacificamente con la maggioranza indù. Quando i portoghesi intrapresero l'evangelizzazione della regione, dalla fine del XV secolo, furono sorpresi dalla presenza di comunità cristiane risalenti alla predicazione dell'apostolo Tommaso, nel I secolo.
Patria dell'ayurveda e sede di efficienti strutture di riabilitazione, il Kerala sta diventando meta del turismo sanitario americano, per via di costi nettamente più bassi. "L'afflusso di clienti ricchi, però", spiega don Simon, "fa aumentare i prezzi e i più poveri rischiano di essere esclusi da un sistema sanitario quasi totalmente privato. Tra le poche realtà che cercano di evitare queste distorsioni c'è la Chiesa".
L'arcivescovado di Ernakulam-Angamaly, da cui don Simon proviene, gestisce due ospedali da circa 900 posti letto l'uno, in cui operano una decina di sacerdoti e 150 suore. "Qui viene accettato qualunque paziente e il pagamento è commisurato alle possibilità individuali", afferma Pallupetta. Dopo alcune esperienze di gestione di programmi sociali e sanitari a livello locale, l'arcivescovo ha selezionato don Simon per un lavoro manageriale negli ospedali e, nel 2005, lo ha mandato in Italia per completare la sua formazione nel settore.
L'Italia si è dimostrata diversa dalle sue attese. "L'immagine, in quanto sede del Vaticano, è quella di un paese spirituale e religioso, un vero punto di riferimento per i cattolici", dice don Simon, "e invece nel Kerala c'è molta più religiosità tra i seguaci di tutte le dottrine. Tra i cattolici, il 94% è effettivamente praticante. L'Europa, inoltre, viene idealizzata e così non ci si attende di trovare tanti problemi sociali, povertà, disoccupazione. E, accanto al benessere materiale, non ci si aspetta tanto malessere spirituale".
Don Simon, che ha cominciato la sua attività pastorale italiana a Pofi (Frosinone), ha scoperto il Mihmep nel corso di una visita a Paderno Dugnano (Milano), dove un assistente parroco, don Giuseppe Cotugno, è un laureato Bocconi a conoscenza dell'esistenza del master. "A farmi optare per questo, rispetto ad opzioni alternative a Roma", spiega don Simon, "è stato il fatto che sia impartito in inglese". La classe di Pallupetta era composta da 28 persone di 18 nazionalità diverse.
"Ho potuto partecipare al master grazie a una borsa di studio", spiega don Simon, "e, anche alla fine del programma, a giugno 2008, sono rimasto in contatto con Elio Borgonovi e il Cergas, che mi consentono di condurre una ricerca sulla patient satisfaction e qualità. Cerco di fare molta esperienza sul campo e ho fatto stage, nel corso del master, all'ospedale S. Raffaele di Segrate, per vedere come le cose dovrebbero funzionare, e all'ospedale Little Flower di Angamali-India,uno dei due ospedali del mio arcivescovado, per cominciare a trasferire alcune conoscenze, mentre ho già programmato due ulteriori periodi in Irlanda e al Niguarda di Milano". Intanto prosegue la sua attività pastorale per le comunità di Dugnano e Incirano, due delle frazioni di Paderno Dugnano.
Don Simon rimarrà in Italia fino alla fine del 2010, prima di tornare nel Kerala come assistente del direttore di uno dei due ospedali dell'arcivescovado. "All'attività in ospedale voglio affiancare, nei fine settimana, degli healthcare camp nei villaggi per fare prevenzione, diffondere consapevolezza e intervenire con l'aiuto della telemedicina. Già oggi la nostra struttura fa 100 operazioni gratuite di cataratta la settimana grazie anche al contributo di una fondazione canadese. La mia grande speranza, però, è quella di riuscire a realizzare un centro di riabilitazione per bambini leucemici".
