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Contro il mito del trade-off

, di Thomas Le Barbanchon
L’evidenza di lungo periodo sul programma uruguaiano “Studio e lavoro” mostra che lavorare mentre si studia migliora occupazione e salari senza compromettere i percorsi educativi, mettendo in discussione l’idea di un conflitto inevitabile tra scuola e lavoro

L’ingresso nel mercato del lavoro rappresenta spesso un passaggio difficile per i giovani. In molti Paesi, i tassi di disoccupazione giovanile sono in media circa tre volte superiori a quelli degli adulti e molti giovani restano NEET, ovvero non inseriti in percorsi di istruzione, occupazione o formazione. In America Latina, la disoccupazione giovanile ha raggiunto circa il 14% nel 2023, mentre quasi un giovane su cinque non studiava né lavorava. Sebbene svolgere un’attività lavorativa durante il periodo di studio possa ridurre il tempo disponibile per lo studio stesso, può anche offrire un’esperienza professionale preziosa e un primo contatto con il mercato del lavoro formale. Stabilire se i benefici superino i costi è dunque una questione centrale per le politiche di occupazione giovanile.

Studio e lavoro

La nostra recente ricerca fornisce la prima evidenza causale di lungo periodo su questo tema (si veda Ferrando, Katzkowicz, Le Barbanchon e Ubfal, 2025). Analizziamo il programma nazionale uruguaiano Yo Estudio y Trabajo (“Studio e lavoro”), che offre agli studenti selezionati tramite sorteggio impieghi formali part-time della durata di un anno, a condizione che restino iscritti a scuola. Seguendo quasi 90.000 candidati per sette anni, il disegno randomizzato consente di isolare in modo credibile gli effetti del programma — una valutazione di rigore eccezionale in questo ambito di policy.

I risultati indicano miglioramenti significativi e persistenti negli esiti occupazionali. A sette anni dall’ingresso nel programma, i partecipanti guadagnano circa l’11% in più nel lavoro formale rispetto a candidati simili che non sono stati selezionati. Questi risultati riflettono sia tassi di occupazione più elevati — circa quattro punti percentuali — sia salari mensili più alti, pari a circa il 6% in più. È fondamentale sottolineare che questi benefici persistono ben oltre la durata del programma, superando ampiamente i periodi di osservazione di due o tre anni tipici della maggior parte delle valutazioni dei programmi di formazione al lavoro.

Gli effetti sull'istruzione

È altrettanto importante notare che non emerge alcuna evidenza di effetti negativi sull’istruzione. Al contrario, i partecipanti completano leggermente più anni di studio, con un aumento medio di circa 0,27 anni. La probabilità di frequentare la scuola secondaria cresce inoltre fino a quattro anni dopo l’ingresso nel programma, in un periodo in cui il vincolo di iscrizione scolastica previsto dal programma non è più vincolante. Il requisito iniziale di rimanere iscritti sembra aiutare i giovani a conciliare con successo lavoro e studio nel lungo periodo, dimostrando che le due attività possono rafforzarsi a vicenda anziché ostacolarsi.

I benefici del programma si estendono anche oltre i primi inserimenti lavorativi. Nel tempo, i partecipanti si distribuiscono in un’ampia gamma di settori, il che suggerisce che le competenze, le abitudini e l’esperienza acquisite siano ampiamente apprezzate dai datori di lavoro. Sebbene gli effetti siano più marcati per gli uomini, restano positivi anche per le donne e per i giovani provenienti da contesti più svantaggiati.

Un programma che si ripaga da solo

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il programma si dimostra sia efficace sia sostenibile dal punto di vista fiscale. Nonostante costi iniziali relativamente elevati, l’analisi costi-benefici mostra che il programma si ripaga da solo attraverso l’aumento delle entrate fiscali quando i partecipanti raggiungono la mezza età. Il rendimento di lungo periodo per le finanze pubbliche è paragonabile a quello di alcuni degli interventi più efficaci nella prima infanzia, un risultato notevole per una politica rivolta al mercato del lavoro giovanile.

Nel complesso, i nostri risultati mostrano che programmi di studio e lavoro ben progettati possono migliorare in modo significativo e duraturo le prospettive occupazionali e i redditi dei giovani, preservando — e anzi rafforzando — i loro percorsi educativi. In contesti in cui la transizione dalla scuola al lavoro è particolarmente incerta, l’esperienza dell’Uruguay evidenzia come combinare lavoro part-time e istruzione possa generare benefici duraturi sia per gli individui sia per la società. Approcci simili potrebbero produrre risultati positivi anche altrove, a condizione di garantire qualità del lavoro, una stretta integrazione con il sistema educativo e un forte coinvolgimento dei datori di lavoro.

Thomas Le Barbanchon

THOMAS EMILE ROBERT LE BARBANCHON

Università Bocconi
Dipartimento di Economia