Considerazioni profetiche
Sebbene mi manchi un background musicale adeguato per apprezzare le finezze del paragone tra IAS e spartiti, condivido le critiche ad un sistema di principi contabili che ha goduto di grandi elogi, ma che è stato recepito e reso obbligatorio, forse, in maniera un po'frettolosa. Anche nell'Accounting, come in qualsiasi altra disciplina, un cambiamento di regole (in questo caso, l'introduzione degli IAS) rischia di essere devastante, se non è preceduto da un generale cambiamento di mentalità: intendo dire che, a mio avviso, le regole dovrebbero cambiare quando è un insieme di valori e convinzioni che si modificano (nel caso degli IAS, la prevalenza della sostanza sulla forma, il valore finanziario del tempo, l'importanza del cash flow, il valore "residuale" assegnato al patrimonio netto, mera differenza aritmetica tra attività e passività aziendali, et cetera), non viceversa: la causa e la conseguenza non vanno invertiti. Ad esempio di quanto appena sostenuto, si pensi al fair value: è uno strumento tramite il quale è possibile dare in bilancio una rappresentazione più aderente al vero della situazione patrimoniale ed economica aziendale rispetto al metodo del costo, ma la sua potenza può devastare uno dei pilastri dei sistemi di accounting, il principio di prudenza, a cui è sempre stato ritagliato un ruolo "marginale" all'interno dell'orchestra degli IAS (sia in questo caso concesso il paragone ad un profano). In ogni caso, le considerazioni dell'articolo del Professor M. Pini sono state profetiche: a distanza di pochi giorni dalla stampa dell'articolo sul nostro "via Sarfatti", gli sviluppi della crisi internazionale hanno causato non poche polemiche attorno al Board ed all'aggressività con cui i principi IAS sono stati adottati da alcune entità (la parola mark-to-market ricorda niente?).