Con cattivi incentivi ai manager l’economia crolla
L'attuale crisi del sistema bancario mondiale può essere letta come un fallimento dei sistemi d'incentivazione dei manager, figli dell'incapacità di individuare l'effettivo obiettivo di un'azienda.
L'obiettivo dell'azienda è la creazione di valore per gli azionisti. Il valore non è altro che l'attualizzazione, da oggi all'infinito, dei flussi di cassa generati e liberati dall'azienda per gli azionisti (nella letteratura anglosassone, il discounted cash flow). Metodi diversi di misurazione del valore (multipli ecc.) nascono per l'ovvia difficoltà di applicazione del metodo del discounted cash flow, ma non sono altro che proxy più o meno corrette del valore effettivo. È necessario che l'obiettivo di creazione di valore per gli azionisti sia condiviso da tutto il management e soprattutto che sia l'unico obiettivo perseguito nella gestione aziendale. Una gestione basata su obiettivi molteplici oltre a creare confusione porta a danneggiare l'azienda e a distruggerne il valore.
Le banche vengono gestite, più o meno consciamente, in base a due obiettivi: quello dichiarato di massimizzazione del valore per gli azionisti e quello inconscio di massimizzazione del fatturato. Può essersi verificato ciò che nelle aule universitarie viene portato come l'esempio più banale di abbaglio da parte del management di un'azienda. È facile, per un'azienda che vende macchinari, capire che non è vendendo a tutti e spingendo esclusivamente sull'aumento di fatturato che si incrementa il valore, in primo luogo perché non è detto che tutti i clienti siano solventi e quindi l'incremento di fatturato non necessariamente si trasformerà in aumento dei flussi di cassa; in secondo luogo perché sicuramente si avrà un aumento del rischio. Il fatturato non è dunque necessariamente una buona proxy del valore dell'azienda.
I meccanismi di incentivazione e i premi multimilionari di cui oggi si parla sui media sono commisurati al raggiungimento di target sempre più ambiziosi. I target dei trader nascono con l'obiettivo di incentivare il loro operato mirando alla massimizzazione del valore, ma in realtà sono espressi prevalentemente in termini di fatturato (contratti venduti) e quindi utilizzano una proxy del valore dell'azienda, che sappiamo non corrispondere necessariamente al vero valore. I trader (venditori?) delle grandi banche d'affari quindi per raggiungere e possibilmente superare i target spingono molto sulla vendita di prodotti, sempre più sofisticati e sempre più attraenti per i propri clienti.
Nei meccanismi di incentivazione del management in nessun modo si tiene conto né dell'aumento del rischio, né dell'effetto di lungo periodo. Il valore dell'azienda è positivamente correlato con l'incremento dei flussi di cassa, ma è anche inversamente correlato con l'incremento del rischio e soprattutto è funzione dell'equilibrio di flussi di cassa e grado di rischio nel tempo. La misurazione del valore usando dati che fanno riferimento ai risultati raggiunti nel breve termine, non necessariamente fa riferimento al perseguimento del valore vero per gli azionisti, che invece si misura sul lungo periodo.
Il meccanismo di misurazione delle performance va ripensato, tenendo presente che la creazione di valore per l'azienda si basa su tre variabili, flussi di cassa, rischio ed evoluzione di flussi di cassa e rischio nel tempo. Queste tre variabili però non sono tra loro indipendenti, ma al contrario, come dimostrano i fatti di questi giorni, strettamente correlate.