Contatti

City manager, chi era costui?

, di Alex Turrini - associato presso il Dipartimento di scienze sociali e politiche
Un bilancio sull’evoluzione di questa figura, nata una decina di anni fa

La figura del direttore generale è stata introdotta nel 1997, con una legge che attribuisce ai comuni di popolazione superiore ai 15.000 abitanti la possibilità di nominare un city manager responsabile dell'attuazione degli indirizzi e obiettivi stabiliti dagli organi di governo politico dell'ente locale.

A dieci anni dalla sua comparsa una ricerca dell'Ocap, Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi, cerca di fare un bilancio sull'evoluzione della figura dei city manager.

La ricerca si è posta l'obiettivo di rispondere ad alcune domande: chi sono i city manager dei capoluoghi di provincia italiani? Qual è il contenuto del loro lavoro? La loro attività è diversa da quella del manager privato? Il quadro delineato evidenzia elementi di forte conservazione ed elementi di notevole dinamismo.

Età (57 anni di media), sesso (prevalentemente maschile), provenienza quasi assoluta dal settore pubblico rappresentano elementi di conservazione e stasi, che non oscurano, tuttavia, aspetti di maggiore dinamismo quali: la mobilità professionale, definita da una media di sei enti cambiati prima di assumere la posizione attuale; la mobilità geografica, tradottasi per il 60% degli intervistati in cambiamenti di sedi di lavoro con spostamenti almeno di livello regionale; la presenza di single city careerists minoritaria e inferiore al sistema Usa (cui si riconoscono tratti di mobilità sociale e professionale più elevati rispetto all'Italia); il livello retributivo pari a quello del privato (se si considerano imprese di dimensioni simili a quelle dei comuni indagati).

In generale, si tratta di professionisti che, al pari dei manager d'impresa, sviluppano la propria attività in contesti complessi, in cui la disponibilità di tempo per assumere decisioni è ridotta, e che sono immersi in un sistema di relazioni e attività che confermano le caratteristiche della frammentazione e della brevità attribuite al lavoro manageriale.

Infatti, il profilo emergente dall'analisi del contenuto di lavoro del city manager è quello di un professionista prevalentemente "immerso" nelle dinamiche interne al proprio ente, che lavora individualmente per una quota pari a circa un quarto del proprio tempo, dedicando il resto a incontri e telefonate.

Gli interlocutori cui dedica la maggior parte del proprio tempo sono politici, dirigenti o dipendenti dell'ente, a conferma di una vocazione professionale orientata alla gestione delle dinamiche interne della propria organizzazione.

Insomma, la tensione all'innovazione e all'efficienza negli enti locali, dopo aver ispirato la produzione normativa degli anni novanta, sembra realizzarsi oggi grazie al lavoro quotidiano di questi manager "aperti al pubblico".