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Ci sto provando anche io

Ho cominciato nel 2006 ad interessarmi dell'argomento. Sono passato da dure esperienze di nomenclature di potere attestate sui benefici indotti dal mandato alla gestione (i consigli di amministrazione) di forme d'impresa cooperativa, bancarie e non, sorde all'econmomia sociale ed ecologica. E chissà se in quegli anni e fino alle soglie della recessione appena precedente al fenomeno dei subprime americani un articolo del genere sarebbe stato scritto. Tanto per intenderci ho anche inviato a molti del governo e dei partiti e dei sindacati, l'intenzione di voler comprare, con alcuni amici, Alitalia (pura impresa sociale). Non ho ottenuto risposta se non da qualche economista illuminato. Oggi, sui principi di un modello a lungo studiato e condiviso, sono alle soglie di costituire esattamente una impresa sociale "locale" che tocca i temi proprosti da Fiorentini, ma nasce senza la possibilità che nomenklature consolidate, in particolare le banche, comprendano i temi del private equity riferita all'impresa sociale. Figuriamoci sperare nel superamneto del concetto da parte dell'impresa di capitali in libero mercato in questa forma di democrazia drogata. Certo è che i poveri e i saggi esistono e comunque il tentativo è da farsi e verrà costruito senza dubbio. Peccato che la misura per valutare sarà non breve e sarebbe di grande aiuto etico lo scambio di vedute e l'attenzione al percorso. Complimenti a Fiorentini. Giovanni Tomei