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Ambiente e diritti di emissione. Un mercato inquinato dalla finanza

, di Anna Cretì - direttore di ricerca presso lo Iefe Bocconi, l'Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente
Gli operatori industriali sono rimasti alla finestra e i trader lo trattano come le borse

La prima fase del commercio europeo dei diritti di emissione di CO2 (Eu Ets), iniziata nel 2005, si è conclusa a fine 2007 con la tonnellata di carbonio che valeva praticamente zero. L'impossibilità di conservare i permessi per il periodo 2008-2012 e un eccesso di offerta ne sono stati i responsabili. La seconda fase del trading del carbonio, detta 'periodo di Kyoto', inizia invece con grandi speranze. Già nel 2007, le "European CO2 allowances" o Eua, vale a dire contratti future con scadenza nel 2008, avevano un prezzo medio attorno ai 22 euro per tonnellata di CO2. Infatti, nel marzo 2007, grazie all'annuncio del Parlamento europeo del prolungamento del mercato fino al 2020, le imprese soggette ai vincoli di emissione hanno alimentato gli scambi e quindi sostenuto il prezzo dell'Eua.

Nella seconda fase il vincolo sulle allocazioni è diventato più stringente, con meno di 2.100 milioni di tonnellate di CO2 distribuite in Europa, vale a dire circa il 10% in meno della prima fase. Il mercato si è allargato, sia sul fronte geografico (con l'ingresso di Norvegia, Islanda e Liechtenstein), che settoriale (il trasporto aereo sarà incluso a partire dal 2012). Le emissioni coperte dall'Eu Ets alla fine della seconda fase saranno il 22% in più rispetto al 2005, rappresentando quasi la metà delle emissioni di CO2 totali a livello europeo. Ad aprile 2008, i Certified emission reduction, cioè i crediti ottenuti con progetti finalizzati alle riduzioni certificate di emissioni in paesi in via di sviluppo, hanno una quotazione ufficiale. Tuttavia, l'armonizzazione tra il registro dell'Onu e quello della Commissione europea, prevista per inizio 2008, è stata avviata a ottobre.

I ritardi nella definizione delle decisioni di politica ambientale relative all'organizzazione dell'Eu Ets sono uno degli elementi negativi della seconda fase. Uno degli sfasamenti più importanti è nel processo di approvazione dei piani di allocazione nazionale, un processo lungo e tortuoso. Il mercato ha aspettato fino a dicembre 2008 per arrivare all'approvazione definitiva di 1.644 milioni di tonnellate di CO2.

Cosa è successo nel frattempo? Nonostante un boom delle transazioni a partire da giugno e un prezzo record delle quote a 32,25 euro per tonnellata di CO2, l'Eu Ets mostra segni di affanno a partire da agosto. A fine 2008, il prezzo dell'Eua scende a circa 15 euro e nei primi mesi del 2009 la tendenza al ribasso continua (a febbraio, una tonnellata di CO2 valeva circa 9 euro).

Una spiegazione della caduta del prezzo è sicuramente da cercare nelle logiche di produzione del settore elettrico, il principale protagonista dell'Eu Ets, con il 72% delle allocazioni a livello europeo. I prezzi dei combustibili fossili hanno subito forti choc. Il brent è passato da 134 dollari al barile in agosto 2008 a 45 nel gennaio 2009. In ribasso anche gas e carbone. Poi la diminuzione del prezzo dell'elettricità sui mercati spot. È il riflesso della crisi economica, certo, ma forse non è tutto. Infatti, il mercato della CO2 non è fermo: il volume di scambi è elevato. Gennaio 2009 è stato uno dei mesi più attivi della seconda fase, con 343 milioni di quote scambiate.

Una spiegazione complementare è possibile. Visti i ritardi nelle decisioni di politica ambientale, del mercato della CO2 si sono impossessati soprattutto gli operatori finanziari, mentre le imprese soggette a regolamentazione ambientale aspettavano di sapere quante quote avrebbero avuto. E quindi, a causa dell'incertezza, un mercato come l'Eu Ets, il più grande mercato delle quote di CO2 mondiale, è diventato un altro mercato finanziario. Purtroppo, nel momento sbagliato, proprio quando gli indici borsistici registrano la peggiore performance degli ultimi cinquant'anni. Ben venga allora, come correttivo, la definizione di un target unico a livello europeo, come sarà a partire dal 2013. Speriamo solo che non sia troppo tardi.