Alessandro Greblo, dalla Bocconi a Kabul
Kabul, carcere di Pol – I – Charki, 17 dicembre 2004. A trattare per il rilascio dei prigionieri feriti a causa della rivolta conclusasi con l'intervento dei carri armati, è Alessandro Greblo, desk officer per il Programma Afghanistan di Emergency. "C'eravamo solo noi", ricorda Alessandro, 28 anni, che da oltre un anno si divide tra Milano, la città dove è nato e ha studiato fino alla laurea alla Bocconi, e Kabul. "Dare assistenza medica ai prigionieri è nostro compito e quel giorno l'ho passato a trattare il rilascio dei feriti con i generali". Tenere i contatti con le autorità locali, occuparsi dell'organizzazione dello staff nazionale e internazionale, ma anche dell'amministrazione, della logistica e della sicurezza: sono queste le attività che riempiono le giornate di Alessandro. "Le parole d'ordine sono flessibilità e buon senso", racconta. "Mi occupo di tutto quello che non è strettamente medico. Il mio è un lavoro orizzontale, di organizzazione, coordinamento e pianificazione".
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| Alessandro Greblo e alcuni piccoli ospiti dell'ospedale di Kabul |
Una metodologia e un approccio al lavoro che ha imparato durante gli anni dell'università. Alessando si è laureato in economia e legislazione d'impresa alla Bocconi approfondendo in particolare le imprese non profit. "Ho iniziato ad avvicinarmi a Emergency quando ero studente, sia per la tesi sia perché il primo incontro con Teresa Strada l'ho avuto in un'aula della Bocconi, per un seminario organizzato da Giorgio Fiorentini, il prof con cui mi sono laureato". Un incontro fondamentale quello con la moglie di Gino Strada, che ha cambiato la vita di Alessandro. "Per me Teresa è più di un capo, è una consigliera, un'amica. Con lei e con Gino posso andare a bere un bicchiere di vino proprio come farei con i miei amici e compagni di corso". Ma dell'esperienza universitaria Alessandro non ricorda solo quest'incontro. "E' qui che ho imparato che cosa vuol dire organizzazione, cosa significa serietà. Durante il mio lavoro metto in pratica quello che ho studiato nei corsi di management non profit, diritto e relazioni internazionali, statistica, inglese e diritto privato". Conoscenze che gli permettono di gestire il Programma Afghanistan di Emergency che attualmente comprende: tre ospedali per vittime di guerra (uno a Kabul, uno nella valle del Panshir e uno a Lashkargah), 25 cliniche e posti di primo soccorso sparsi sul territorio, l'assistenza medica ai prigionieri dei 3 carceri di Kabul.
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Ogni venerdì a Lashkargah lo staff di Emergency si prepara per una sfida a volley a cui partecipa anche Alessandro |
Un lavoro che spesso non conosce regole, ma che bisogna inventare giorno dopo giorno. "Nella definizione delle regole interne dell'ospedale e dei turni", spiega Alessandro, "ho spesso cambiato approccio perché la vita qui è scandita dalle pratiche religiose e sociali (festività, orari di preghiera, importanza dei clan tribali e della famiglia, considerazione-nulla-delle donne, etnie). È stato l'aspetto più difficile, ma anche stimolante del lavoro manageriale. Solo spostare lo staff da Kabul a Lashkargah è un dramma: i tajiki non si trovano bene con i pasthun del sud e inoltre a Kabul quasi tutti hanno un doppio lavoro". Difficoltà, pericoli, che però non incrinano la determinazione con cui Alessandro affronta il suo lavoro. "E che soprattutto non mi impediscono di avere nostalgia dell'Afghanistan ogni volta che faccio ritorno in Italia".