20-20-20. Possiamo farcela
A valle dell'accordo raggiunto dal Consiglio europeo, il 17 dicembre scorso, anche il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza il Pacchetto energia-clima. Il nuovo quadro normativo è articolato, tuttavia, alcuni punti fermi emergono con chiarezza. Innanzitutto l'Unione europea si è mostrata determinata nel confermare il proprio impegno per una politica energetica sostenibile e nel consolidare il proprio ruolo di leadership nelle negoziazioni internazionali per il periodo successivo al Protocollo di Kyoto (post 2012).
È stata, infatti, confermata la scelta di fissare obiettivi vincolanti sia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, che d'incremento del peso delle fonti energetiche rinnovabili nella copertura dei consumi energetici dell'Europa e non ne è stata prevista nessuna revisione intermedia. Si tratta del cosiddetto 20-20 al 2020: 20% di energie rinnovabili a copertura del consumo finale dell'Ue e riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del '90. Anche il target sulle fonti rinnovabili nei trasporti, criticato per il possibile impatto sui mercati agricoli e sui prezzi dei prodotti alimentari, è stato mantenuto al livello proposto inizialmente dalla Commissione, il 10%. Risparmio ed efficienza energetica, pur non soggetti a un target vincolante, restano inoltre un obiettivo primario.
L'obiettivo è stato articolato in obiettivi nazionali. Sulla base dell'accordo di ripartizione, entro il 2020 l'Italia deve raggiungere una quota del 17% di fonti rinnovabili a copertura dell'intero ammontare dei consumi finali e ridurre del 14% le emissioni di gas serra rispetto ai valori del 2005.
La situazione dell'Italia presenta punti di forza e di debolezza. La quota di energie rinnovabili a copertura dei consumi finali nel 2007 era pari al 7% e mostra segnali di ripresa negli ultimi anni. Punti di forza verso il conseguimento dell'obiettivo sono: la forte attrattività degli investimenti a fronte di prezzi di sostegno alle rinnovabili tra i più alti in Europa, la disponibilità di risorse sfruttabili nel medio termine piuttosto elevata, una buona dotazione d'infrastrutture di supporto allo sviluppo di energie rinnovabili (capillari reti di trasporto dell'energia elettrica e del gas, alta concentrazione industriale e urbanistica, alti incentivi al miglioramento dei sistemi di gestione dei consumi).
Tra i punti di debolezza registriamo una relativa instabilità del quadro regolamentare e dei meccanismi di sostegno e problematiche connesse alla realizzazione degli impianti. A queste si affiancano problemi sistemici, quali debolezze del sistema finanziario nazionale e bassa consapevolezza dei consumatori.
Per quanto riguarda invece le emissioni di gas serra, se proseguisse il trend degli ultimi due anni, nel 2020 riusciremmo a raggiungere l'obiettivo. È bene tuttavia evidenziare che la recente riduzione delle emissioni è in gran parte dovuta al rallentamento della crescita del pil, del valore aggiunto dell'industria e dei consumi delle famiglie e conseguente diminuzione dei consumi energetici. Un'analisi strutturale del sistema italiano mostra che l'economia non ha realizzato il cosiddetto "disaccoppiamento" tra crescita economica ed emissioni. Questo disaccoppiamento richiederebbe interventi sulla struttura dei consumi energetici del paese, in modo da consentire che l'associazione della riduzione dei gas serra a un quadro macroeconomico di segno positivo. Rendere stabile la riduzione dei consumi energetici, attraverso miglioramenti dell'efficienza negli usi è una condizione imprescindibile per il raggiungimento di questo risultato.