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Quando la ricerca entra in aula: il caso Mattel per capire le strategie d’impresa

, di Andrea Celauro
Nel corso di Marina Nicoli e Valeria Giacomin, un paper delle due docenti pubblicato sulla Business History Review diventa uno strumento didattico per esplorare il rapporto tra innovazione, proprietà intellettuale e concorrenza. Un esempio di come la ricerca scientifica possa arricchire l'esperienza formativa degli studenti, portando in aula nuove conoscenze e prospettive di analisi

Che cosa si nasconde dietro il successo di Barbie? Non soltanto un'intuizione imprenditoriale, un prodotto innovativo o una straordinaria strategia di marketing, ma anche una complessa storia di brevetti, controversie legali e competizione industriale. Una storia che diventa un'occasione di apprendimento per gli studenti della Bocconi, grazie all'integrazione tra ricerca e didattica.

È il caso del paper Inside the Dollhouse: Litigation, Corporate Power, and Competition in the American Mid-Twentieth Century Toy Industry, scritto da Valeria Giacomin e Marina Nicoli e pubblicato sulla rivista scientifica Business History Review di Cambridge University Press. Il lavoro viene utilizzato dalle due studiose nel modulo Entrepreneurship, History and Society del corso Economy and Society, offrendo agli studenti la possibilità di confrontarsi direttamente con i risultati di una ricerca originale e di applicare concetti teorici a un caso concreto di storia d'impresa.

Barbie, oltre il mito dell'innovazione

Lo studio ricostruisce l'ascesa di Mattel tra gli anni Cinquanta e Sessanta, mostrando come il successo della bambola lanciata nel 1959 non sia stato determinato esclusivamente dall'innovazione di prodotto e dalla capacità di costruire un marchio riconoscibile. Un ruolo importante è stato giocato anche dall'utilizzo strategico dei diritti di proprietà intellettuale e dal ricorso alle azioni legali per contrastare i concorrenti e consolidare il potere di mercato dell'azienda.

Attraverso documenti d'archivio, atti giudiziari e altre fonti storiche, Nicoli e Giacomin ricostruiscono, tra l'altro, il rapporto tra Barbie e la bambola tedesca Bild Lilli, che l'aveva preceduta sul mercato. La ricerca mette in discussione alcune narrazioni consolidate sull'originalità del prodotto e mostra come l'affermazione di un'innovazione dipenda anche dalla capacità delle imprese di difenderla, commercializzarla e controllare le dinamiche competitive.

Un caso di studio per comprendere le strategie d'impresa

Il valore didattico del caso risiede proprio nella possibilità di andare oltre la ricostruzione di una storia aziendale di successo. Attraverso il paper, gli studenti possono interrogarsi su questioni centrali per comprendere il funzionamento dei mercati: quale rapporto esiste tra innovazione e imitazione? In che modo la proprietà intellettuale può trasformarsi in uno strumento di competizione? Quanto incidono le strategie legali e il potere delle imprese sulla struttura di un settore?

“Il caso Mattel mette gli studenti davanti a una questione concreta di business ethics: l’uso senza autorizzazione di brevetti legati a Bild Lilli nello sviluppo dei primi prototipi di Barbie ed il successivo ricorso di Mattel alla tutela della proprietà intellettuale e alle azioni legali per limitare i concorrenti e rafforzare il proprio vantaggio competitivo”, spiega Marina Nicoli. “Per discuterne, chiediamo agli studenti di simulare un dibattimento in aula. Nel confronto, gli studenti possono imparare a valutare quando la tutela dei diritti protegge un’impresa e quando diventa uno strumento per ostacolare la concorrenza”.

L'utilizzo del paper permette inoltre di osservare come si costruisce una ricerca storica, attraverso l'analisi delle fonti e la ricostruzione di dinamiche economiche e imprenditoriali spesso più complesse rispetto alle narrazioni consolidate.

“Questo lavoro invita gli studenti a guardare con occhi diversi un prodotto e la narrazione che lo circonda, a metterne in discussione i presupposti e a vedere concretamente come si svolge la ricerca storica”, aggiunge Valeria Giacomin. “Offre inoltre l’occasione di esplorare importanti trasformazioni del mondo delle imprese: dallo sviluppo delle global value chains alla creazione dei grandi brand, fino alla crescente sofisticazione di servizi come la pubblicità e la consulenza legale a partire dal secondo dopoguerra”.

Il caso di Nicoli e Giacomin mostra così come la ricerca scientifica possa diventare parte integrante dell'insegnamento universitario, portando in aula nuove evidenze e interpretazioni. E come anche un oggetto familiare come Barbie possa offrire una chiave di lettura originale per comprendere la storia dell'imprenditorialità, le strategie competitive e il rapporto tra impresa e società.