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Il potere nascosto del gergo sul lavoro

, di Andrea Costa
Un linguaggio condiviso può essere un fattore decisivo delle performance nelle organizzazioni moderne

In molti contesti lavorativi, il gergo è considerato un fastidio: un linguaggio opaco che esclude gli esterni e confonde i significati. Ma se invece il gergo non fosse un difetto della comunicazione, bensì una delle sue caratteristiche più potenti?

Un recente studio di Ronald S. Burt (Dipartimento di Management e Tecnologia Bocconi), insieme a Ray E. Reagans (MIT) e Donald D. Liu, ribalta questa idea. Pubblicato su Sociological Science, l’articolo esplora come i team sviluppino scorciatoie linguistiche proprie e come queste diano una spinta sia all’apprendimento sia alle performance.

Dal problema di coordinamento alla soluzione linguistica

Il punto di partenza è una sfida ben nota: quando individui diversi lavorano insieme in un team, devono allinearsi non solo sulle azioni, ma anche sulle loro interpretazioni. Il linguaggio diventa l’infrastruttura chiave di questo coordinamento.

Con il tempo, tuttavia, il linguaggio cambia. Come osservano gli autori, “il gergo di team emerge in modo naturale attraverso l’apprendimento pratico.” L’interazione ripetuta porta i membri del team a sostituire spiegazioni lunghe con espressioni compatte, cioè parole che racchiudono significati condivisi e impliciti. In questo senso, il gergo non è solo una scorciatoia: è un concentrato di esperienza collettiva.

L’esperimento: come evolve il linguaggio sotto pressione

Per dimostrare le loro ipotesi, i ricercatori hanno condotto un esperimento online su larga scala coinvolgendo 465 partecipanti, organizzati in 93 team da cinque persone. A ogni team è stato chiesto di identificare un simbolo astratto condiviso—un “tangram”—tra diversi insiemi. C’era un vincolo: i partecipanti potevano comunicare solo via chat, e ogni round era limitato nel tempo. Il successo dipendeva interamente dalla capacità dei team di descrivere e concordare dei nomi per i vari simboli.

L’esperimento ha comportato fino a 15 iterazioni, consentendo di osservare l’evoluzione della comunicazione con l’esperienza. I team sono stati inoltre collocati in diverse strutture comunicative (alcune più centralizzate, altre più distribuite), permettendo di isolare il ruolo del linguaggio rispetto a quello della rete.

Nelle fasi iniziali, la comunicazione era prolissa e spesso inefficiente. I partecipanti usavano frasi complete, mescolando descrizioni e chiarimenti. Col tempo, però, i messaggi diventavano più brevi, coerenti e sempre più composti da parole di contenuto: nomi, verbi e aggettivi con significato diretto.

Come spiegano gli autori, “le parole di contenuto veicolano significato, mentre le parole funzionali… chiariscono le relazioni tra di esse.” Con l’esperienza, i team fanno meno affidamento sulla struttura grammaticale e più sulla comprensione condivisa.

Nelle fasi avanzate, la comunicazione somigliava spesso a una lista di etichette: minimalista, ma altamente efficace.

Perché il gergo migliora i risultati

Questa trasformazione è descritta dal concetto di jargonization, definito come la proporzione di parole di contenuto nella comunicazione del team. Gli esperimenti mostrano un aumento costante della jargonization nel tempo, insieme a una riduzione della lunghezza, frequenza e durata dei messaggi. In altre parole, i team non parlano solo meno: parlano meglio. Ancora più importante, questa evoluzione linguistica ha degli effetti misurabili sulle performance.

Il meccanismo centrale è la chiarezza. Il gergo funziona perché è al tempo stesso esplicito e condiviso, riducendo l’ambiguità nella comunicazione. Come affermano gli autori, è “esplicito e collettivamente compreso tra i membri del team, riducendo l’ambiguità.”

Questa riduzione dell’ambiguità ha due conseguenze principali. Primo, accelera lo sviluppo di un linguaggio comune: i team convergono più rapidamente verso significati e etichette stabili. Secondo, migliora le performance: con meno fraintendimenti, il coordinamento diventa più fluido e le decisioni più accurate.

Il gergo rafforza quindi entrambi gli effetti: i team che lo utilizzano di più apprendono più velocemente e ottengono risultati migliori.

Un diverso tipo di coordinamento e i limiti del linguaggio condiviso

Il gergo opera in modo diverso rispetto ad altri meccanismi di coordinamento. Le reti di comunicazione, per esempio, implicano compromessi. I team altamente connessi sviluppano rapidamente un linguaggio condiviso, ma ne traggono minori benefici in termini di performance. I team meno connessi viceversa. Il gergo rompe questo trade-off: migliora sia la velocità di sviluppo del linguaggio sia la sua efficacia, rendendolo uno strumento di coordinamento particolarmente potente.

Tuttavia, il quadro non è privo di ambiguità. Il gergo ha anche un lato negativo. Poiché codifica conoscenze tacite, può creare barriere verso gli esterni e i nuovi arrivati. Può essere un segno di appartenenza, ma anche di esclusione. In alcuni contesti, può persino rafforzare dinamiche di potere, dando un vantaggio a chi padroneggia quel particolare linguaggio. Lo stesso meccanismo che abilita un coordinamento rapido all’interno dei team può quindi ostacolare la comunicazione tra gruppi diversi.

Ripensare la comunicazione nei team

Il linguaggio non è solo un mezzo di comunicazione: è una componente centrale del modo in cui i team apprendono e performano. Il gergo, spesso liquidato come complessità inutile, è in realtà un indicatore di alto livello di allineamento. Riflette esperienza condivisa, comprensione reciproca ed efficienza nel coordinamento.

La sfida per le organizzazioni non è eliminare la comunicazione gergale, ma gestirla per valorizzarne i benefici senza permettere che diventi una barriera.

RONALD STUART BURT

Università Bocconi
Dipartimento di Management e Tecnologia