Perché si esita ad avere figli: non è solo questione di soldi
I tassi di natalità sono in calo in gran parte del mondo sviluppato, compresi i paesi con politiche familiari generose, un alto tasso di occupazione femminile e una parità di genere relativamente avanzata. Per decenni, i ricercatori hanno spiegato il calo della fertilità principalmente con i costi legati al mantenimento dei figli, la precarietà lavorativa, il ritardo nell’instaurazione di relazioni di coppia e la divisione ineguale delle responsabilità di cura.
Queste spiegazioni sono ancora valide, ma potrebbero non essere più sufficienti. Un nuovo studio comparativo suggerisce che le decisioni relative alla genitorialità sono sempre più influenzate da qualcosa di più ampio e difficile da controllare: la fiducia delle persone nel futuro della società stessa. Le crisi economiche, il cambiamento climatico, l’erosione della democrazia e i conflitti geopolitici non sono semplici rumori di fondo. Possono determinare se avere un figlio sia percepito come una scelta sicura, realistica o responsabile.
La ricerca è stata condotta da Arnstein Aassve, Letizia Mencarini, Chen Peng, Samuel Plach e Alonso Roman Amarales, tutti affiliati al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi e al Centro Dondena per la Ricerca sulle Dinamiche Sociali e le Politiche Pubbliche, insieme a Maria Letizia Tanturri del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova. La ricerca è stata finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito del bando PRIN 2022 (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale), progetto “FER-MO: Italians’ FERtility MOtivations in disorienting and uncertain times” (PRIN 2022, CUP J53D23009530001), con Letizia Mencarini come responsabile del progetto.
Il loro articolo, “Parenthood Decisions in Uncertain Times: Experimental Evidence from Four Countries”, mette a confronto le intenzioni di fertilità in Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina. Anziché chiedere agli intervistati solo delle loro circostanze attuali, i ricercatori hanno presentato loro situazioni familiari ipotetiche in cui reddito, alloggio, assistenza all’infanzia, ruoli di genere e condizioni sociali più ampie venivano sistematicamente variati.
Avere un figlio è una decisione a lungo termine in un mondo a breve termine
Lo studio parte dall’idea che diventare genitori sia uno degli impegni più duraturi che le persone assumano, eppure viene sempre più spesso preso in considerazione in società percepite come instabili.
Come scrivono gli autori, le decisioni sulla fertilità sono inserite in «narrazioni più ampie sul futuro della società, e non solo nelle risorse familiari e nelle norme di genere.»
Questa distinzione è fondamentale. Le persone non decidono se avere figli guardando solo al proprio stipendio, all’appartamento o all’orario di lavoro. Immaginano anche il mondo in cui quel bambino crescerà. L’economia crollerà? Gli alloggi diventeranno ancora meno accessibili? Le istituzioni democratiche rimarranno stabili? Il cambiamento climatico renderà il futuro più pericoloso? I conflitti internazionali si diffonderanno? Queste non sono domande astratte quando si valuta la possibilità di diventare genitori. Esse plasmano le percezioni di sicurezza, e la sicurezza percepita è fondamentale per una pianificazione a lungo termine.
L’esperimento
L’indagine è stata condotta nel maggio 2025 su un campione di 8.334 adulti di età compresa tra i 20 e i 44 anni nei quattro paesi. Ciascun partecipante ha valutato cinque coppie di famiglie ipotetiche, producendo 83.340 risposte complete ai casi di studio.
Gli scenari variavano in base all’età della donna, al fatto che la coppia avesse già un figlio, al reddito familiare, al possesso di una casa di proprietà, alla ripartizione del lavoro retribuito e non retribuito, all’accesso ai servizi pubblici di assistenza all’infanzia e a quattro condizioni di livello macro: cambiamento climatico, crisi economica, stabilità democratica e guerra.
Gli intervistati hanno innanzitutto scelto quale dei due scenari li avrebbe resi più propensi ad avere un figlio. Hanno poi valutato, su una scala da 1 a 10, la loro intenzione di avere un figlio entro i prossimi tre anni in ciascuna delle circostanze previste. Poiché queste caratteristiche sono state assegnate in modo casuale, i ricercatori hanno potuto confrontarne l’influenza relativa. Il risultato non è una previsione delle nascite effettive, ma una misura sperimentale di come cambiano le intenzioni di fertilità quando le persone immaginano diverse possibilità future a livello personale e sociale.
Il reddito è il fattore più importante, ma la sicurezza conta più della ricchezza
Non sorprende che il reddito familiare abbia l’effetto maggiore sulle intenzioni di fertilità. Tuttavia, la relazione non è lineare. Passare da un reddito basso al reddito mediano produce un aumento molto più consistente delle intenzioni di fertilità rispetto al passaggio dal reddito mediano alle categorie di reddito più elevate. Nei risultati aggregati, il primo aumento è quasi il doppio del secondo.
Ciò implica che le persone potrebbero non aver bisogno di sentirsi ricche prima di avere figli. Hanno bisogno di sentirsi sicure. Gli autori descrivono questo fenomeno come un effetto soglia:
«ciò che conta di più è raggiungere un livello sufficiente di sicurezza economica piuttosto che raggiungere la ricchezza.»
Anche il possesso di una casa aumenta le intenzioni di avere figli, rafforzando l’importanza della stabilità e della pianificazione a lungo termine. Anche l’assistenza pubblica all’infanzia contribuisce, sebbene il suo effetto sia minore rispetto a quello del reddito o del possesso di una casa. L’offerta di assistenza all’infanzia a tempo pieno produce un effetto pari a circa due terzi di quello derivante dal possesso di una casa.
L’idea di fondo non è che le politiche di assistenza all’infanzia siano inefficaci. È piuttosto che i servizi per le famiglie operano all’interno di un contesto economico più ampio. Un posto all’asilo nido può ridurre l’onere pratico della genitorialità, ma non può compensare pienamente il lavoro precario, l’alloggio instabile o la paura del futuro.
Clima, democrazia e guerra entrano nell’equazione familiare
Il contributo più significativo dello studio è il confronto tra i fattori tradizionali legati alla famiglia e l’incertezza a livello macroeconomico. In ogni paese, le intenzioni di fertilità risultavano più elevate quando gli intervistati immaginavano prospettive climatiche stabili, un minor rischio di crisi economica, una democrazia e libertà civili consolidate e una minore probabilità di conflitti internazionali. Presi singolarmente, questi effetti erano inferiori alle variazioni di reddito più significative. Tuttavia, erano paragonabili all’assistenza all’infanzia pubblica a tempo parziale e più marcati degli effetti associati a diverse configurazioni dei ruoli di genere.
Se tradotte in termini di equivalente di reddito, le condizioni macroeconomiche favorevoli sono state valutate in media a circa 1.000 dollari internazionali al mese, adeguati al potere d’acquisto, pari a circa un quarto del reddito mensile mediano delle famiglie. Si tratta di un valore prossimo a quello attribuito dagli intervistati ai servizi pubblici di assistenza all’infanzia a tempo pieno.
Questo confronto monetario non significa che le persone attribuiscano consapevolmente un prezzo alla democrazia o a un clima stabile. Mostra piuttosto l’entità del compromesso insito nelle loro scelte: una maggiore stabilità sociale ha un peso simile a quello di risorse familiari consistenti. Come afferma il documento,
«i contesti macroeconomici e politici non sono elementi di sfondo astratti, ma sono percepiti come componenti centrali della pianificazione familiare.»
Un modello, quattro diverse sensibilità nazionali
Il modello generale è coerente, ma le differenze nazionali rivelano come l’incertezza venga filtrata attraverso l’esperienza vissuta.
In Argentina, dove l’inflazione e la volatilità economica sono state persistenti, le intenzioni di fertilità sono particolarmente sensibili al reddito, alla stabilità economica e ai rischi climatici. La sicurezza materiale sembra fungere da condizione fondamentale per prendere in considerazione la genitorialità.
L’Italia e la Germania occupano una posizione intermedia. In Italia, gli intervistati reagiscono a diversi rischi macroeconomici, tra cui il cambiamento climatico e i conflitti internazionali risultano in qualche modo più rilevanti. In Germania, la stabilità democratica e le tensioni geopolitiche esercitano un’influenza relativamente più forte.
Gli Stati Uniti sono nel complesso i meno sensibili agli shock a livello macroeconomico. In particolare, i conflitti internazionali hanno scarso effetto nell’esperimento. Gli autori suggeriscono che la distanza geografica dalle principali zone di guerra e la normalizzazione di un prolungato impegno militare all’estero possano ridurre la rilevanza percepita dei conflitti nelle decisioni familiari quotidiane. Si tratta comunque di un’interpretazione piuttosto che di un meccanismo direttamente verificato.
La politica per la famiglia non può limitarsi alla famiglia
Lo studio non sostiene che la parità di genere, l’assistenza all’infanzia o l’equilibrio tra lavoro e famiglia non siano importanti. Una ripartizione più equa del lavoro retribuito e non retribuito è associata a intenzioni di fertilità più forti, e l’assistenza pubblica all’infanzia ha un effetto positivo. Ma tali politiche potrebbero avere un potere limitato se i giovani adulti vedono il futuro in una prospettiva più ampia come instabile.
La lezione politica più ampia è impegnativa. I governi preoccupati per il calo dei tassi di natalità non possono affrontare la questione della fertilità limitandosi a bonus per i bambini, congedi parentali o posti negli asili nido. La formazione di una famiglia dipende anche da alloggi a prezzi accessibili, occupazione stabile, protezione sociale, fiducia nella democrazia, credibilità in materia di clima e pace.
In altre parole, le persone potrebbero rimandare la genitorialità non perché non desiderino più avere figli, ma perché non sono sicure che il mondo che le circonda possa sostenere la vita che vogliono costruire. Intenzioni di fertilità più forti non si traducono automaticamente in un maggior numero di nascite. Tuttavia, gli autori individuano una caratteristica centrale del declino demografico contemporaneo: la genitorialità è determinata non solo da ciò che le famiglie hanno oggi, ma anche da ciò che credono che la società diventerà domani.