Narcisismo, revisione contabile e qualità dell’audit
La revisione contabile non è solo una questione di regole, procedure e standard internazionali. Dietro ogni giudizio di auditing c’è anche una persona, con il proprio stile decisionale e i propri tratti caratteriali. Un nuovo studio sul mercato britannico mostra che il narcisismo dei partner di audit può influenzare il modo in cui i revisori valutano i bilanci, fissano le parcelle e gestiscono il delicato equilibrio tra rigore professionale e pressioni commerciali.
È proprio da qui che prende le mosse “The Consequences of Audit Partner Narcissism: Evidence From the UK Market”, di Mara Cameran (Dipartimento di Accounting, Università Bocconi), Peiwei Lyu (Stirling Business School, University of Stirling) e Pietro Perotti (School of Management, University of Bath), pubblicato sul Journal of Accounting, Auditing & Finance. Lo studio analizza in profondità l’impatto del narcisismo dei partner di revisione sugli esiti dell’audit nel Regno Unito e offre risultati inattesi rispetto alla letteratura precedente.
Dal contesto globale al caso britannico
Negli ultimi anni, la ricerca in accounting ha spostato l’attenzione dalle società di revisione ai singoli audit partner, mostrando come siano questi ultimi – più delle diverse società di revisione o di specifici uffici – a spiegare molte differenze nella qualità dell’audit. La revisione contabile, infatti, non è un processo meccanico: richiede giudizio, valutazione del rischio e scelte a livello individuale. I ricercatori partono da una domanda semplice quanto inconsueta: cosa succede quando a guidare queste decisioni è un revisore con un forte ego?
Firme grandi, personalità ingombranti
La ricerca ha coinvolto oltre 3.000 osservazioni di società quotate nel Regno Unito tra il 2010 e il 2016. L’elemento più originale è la misura del narcisismo: la dimensione della firma apposta dal partner responsabile della revisione in calce alla opinione emessa sui bilanci annuali. Secondo una consolidata letteratura psicologica, firme più grandi riflettono una percezione più grandiosa del sé.
Il narcisismo, ricordano gli autori, è un tratto stabile e duraturo, associato a “sfruttamento, auto-esaltazione, mancanza di empatia, presunzione di diritto e bisogno di ammirazione costante”. Traslato nel mondo dell’audit, questo insieme di caratteristiche può influenzare il modo in cui il revisore valuta i rischi e interagisce con i clienti.
Più tolleranza, ma senza errori gravi
Il primo risultato chiave riguarda la qualità dell’audit. A differenza di quanto emerso in studi condotti in Cina e Taiwan, nel Regno Unito i revisori più narcisisti non producono audit di qualità superiore. Al contrario, emerge una maggiore tolleranza verso pratiche di earnings management.
Come scrivono gli autori, “con l'aumentare del narcisismo, aumenta la propensione dei revisori a tollerare la gestione degli utili da parte dei clienti”. In pratica, i partner più narcisisti sembrano disposti ad accettare una gestione più aggressiva degli utili, purché resti entro i confini stabiliti dai principi contabili.
Tuttavia – ed è un passaggio cruciale – questa maggiore flessibilità non si traduce in errori gravi. Il narcisismo non è associato in modo significativo né alla probabilità di errori materiali nei bilanci né alla necessità di apportare correzioni ai bilanci degli anni passati. Gli stessi autori concludono che la relazione tra narcisismo e qualità dell’audit è “solo debolmente associato negativamente”.
Meno parcelle, più clienti
Il secondo risultato significativo riguarda i compensi. I revisori più narcisisti si fanno pagare meno per ogni incarico. Un aumento del narcisismo di una deviazione standard è associato a una riduzione media delle parcelle di circa il 4%.
La spiegazione è strategica più che tecnica. Secondo lo studio, i partner più narcisisti utilizzano le parcelle più basse come leva per espandere il proprio portafoglio clienti. “I partner di revisione narcisisti attraggono un numero maggiore di clienti quotati in borsa”, arrivando così a generare ricavi complessivi più elevati, nonostante gli sconti a livello di singolo incarico.
In altre parole, l’ego non spinge a massimizzare il margine immediato, ma la visibilità e il potere all’interno della professione.
Una questione di cultura (non solo di carattere)
Perché questi risultati sono così diversi da quelli asiatici? Gli autori chiamano in causa le differenze culturali. Nel Regno Unito prevale una forma di narcisismo grandioso, associata a maggiore sicurezza di sé e propensione al rischio. In Asia, invece, è più diffuso il narcisismo “vulnerabile”, più sensibile al giudizio esterno.
In un mercato come quello britannico, sempre più orientato alla concorrenza sui prezzi e alla commercializzazione dell’audit, il narcisismo sembra quindi favorire un equilibrio pragmatico: più clienti, più visibilità, ma senza oltrepassare la linea che porta al fallimento dell’audit.