L’effetto nave a vela: perché i motori a combustione potrebbero resistere alla tempesta elettrica
Nel XIX secolo, la rivoluzione della propulsione a vapore avrebbe dovuto decretare la fine delle navi a vela. Eppure, accadde qualcosa di sorprendente: invece di scomparire immediatamente, le imbarcazioni a vela conobbero un’improvvisa accelerazione tecnologica. Per restare competitive, furono ottimizzate con alberi più leggeri, scafi più aerodinamici e vele più performanti, prolungando la loro vita ben oltre le previsioni. Questo fenomeno, noto come sailing ship effect, è oggi al centro di un paradosso che riguarda il settore automobilistico: le politiche ambientali , invece di accelerare la transizione ai veicoli elettrici (EV), potrebbero paradossalmente rafforzare i motori a combustione interna (ICE), rendendoli più efficienti e competitivi. Il tema è tornato di attualità anche alla luce del dibattito europeo sulla possibile introduzione di maggiore flessibilità nello stop alla vendita di auto a benzina e diesel previsto per il 2035. La credibilità e il rigore delle regole incidono direttamente sulla direzione dell’innovazione: se gli obiettivi appaiono incerti o rinegoziabili, anche le strategie industriali possono adattarsi.
A indagare questa dinamica è lo studio The unintended sailing ship effect: why environmental policy stringency might sustain internal combustion engine technology in the age of electric vehicles, firmato da Nicoletta Corrocher (Bocconi), Marco Guerzoni (Bicocca), Anna Novaresio (CNR) e Tommaso Pierangeli (World Economic Forum). Analizzando un ampio dataset internazionale che copre il periodo 2005-2021, gli autori mettono in luce un effetto controintuitivo: sviluppare politiche ambientali non basta per avviare il cambiamento di paradigma: se queste sono troppo focalizzate sulla riduzione delle emissioni dei motori a combustione, anziché promuovere l’elettrico, potrebbero finire per rafforzare proprio la tecnologia che si vorrebbe superare.
Innovazione verde o stagnazione travestita?
La severità delle politiche ambientali è spesso considerata un motore dell’innovazione sostenibile. Eppure, i risultati dello studio dimostrano che questa relazione è tutt’altro che lineare. Se la regolamentazione è moderata, i costruttori automobilistici rispondono con miglioramenti incrementali nei motori a combustione interna, sviluppando sistemi più efficienti, carburanti meno inquinanti e tecnologie che abbattono le emissioni. Questo può sembrare un progresso, ma in realtà rafforza le tecnologie tradizionali, rendendone meno urgente la sostituzione.
Soltanto quando la severità delle regole ambientali raggiunge livelli molto elevati e solo se è accompagnata da un contesto favorevole sul fronte della domanda e della tecnologia, si innesca un salto qualitativo che spinge verso l’innovazione radicale necessaria per un passaggio massiccio ai veicoli elettrici. Ma questa soglia non è semplice da raggiungere: se la transizione non è ben calibrata, il rischio è che si generi un effetto di lock-in, in cui le case automobilistiche continuano a investire nelle tecnologie tradizionali, anziché accelerare sulla nuova traiettoria.
“Le politiche ambientali devono essere calibrate con attenzione”, sottolinea Nicoletta Corrocher, ricercatrice dell’ICRIOS, Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship della Bocconi. “Se troppo deboli, non innescano il cambiamento; se troppo sbilanciate a favore dei motori termici, possono rafforzare l’industria tradizionale senza dare spazio alle tecnologie emergenti”.
Il fattore decisivo: la domanda e la tecnologia
Se la regolamentazione è uno strumento chiave, da sola non basta a determinare il successo della transizione elettrica. Servono due forze altrettanto cruciali: il ruolo della domanda e il progresso tecnologico.
La crescita del mercato dei veicoli elettrici dipende dall’interesse dei consumatori, dalla loro fiducia nella tecnologia e dagli incentivi economici che rendono questa scelta conveniente rispetto alle alternative tradizionali. Allo stesso tempo, la tecnologia deve avanzare rapidamente per ridurre i costi, migliorare le prestazioni e rafforzare le infrastrutture di ricarica. Il quadro attuale è complesso. In Italia le vendite di veicoli elettrici sono in crescita, ma restano inferiori alla media europea e fortemente legate agli incentivi pubblici. In assenza di un percorso regolatorio chiaro e stabile nel tempo, la domanda rischia di rallentare, rendendo più conveniente per le imprese continuare a investire nelle tecnologie esistenti.
Secondo Nicoletta Corrocher, il problema è che “non basta imporre limiti più severi sulle emissioni per cambiare il mercato: servono investimenti mirati nell’innovazione tecnologica, per rendere i veicoli elettrici non solo una scelta più sostenibile, ma anche più competitivo”. Senza progressi significativi nelle batterie, nei sistemi di ricarica e nella riduzione dei costi di produzione, i veicoli elettrici rischiano di rimanere confinati in una nicchia, mentre i motori a combustione – resi più performanti dalle normative ambientali – continueranno a mantenere un ruolo centrale.
Il futuro della transizione: tra incertezze e nuove sfide
Come evitare che il sailing ship effect freni la transizione ecologica dell’industria automobilistica? Gli autori dello studio sottolineano che le politiche ambientali non possono limitarsi a rendere più stringenti gli standard per i motori a combustione interna: devono essere parte di una strategia più ampia, che favorisca direttamente la crescita del mercato elettrico.
La soluzione non è solo in regole più rigide, ma in un mix di strumenti: incentivi alla ricerca e sviluppo, investimenti infrastrutturali e politiche industriali che rendano l’elettrico più accessibile e conveniente per i consumatori. “La transizione all’elettrico non può avvenire solo con divieti e restrizioni”, spiega Corrocher. “Servono incentivi, investimenti e una visione strategica di lungo periodo”.
Il contesto internazionale resta comunque incerto. Eventuali allentamenti delle politiche ambientali in grandi economie potrebbero influenzare le strategie globali dei costruttori e incidere sui ritmi della transizione. “In un settore integrato a livello mondiale, le scelte regolatorie di un’area possono avere effetti ben oltre i propri confini”, avverte Corrocher. “Le case automobilistiche potrebbero ricalibrare le loro strategie, investendo meno nell’elettrico e concentrandosi di nuovo sui motori a combustione, rallentando il percorso verso la decarbonizzazione”.
L’industria dell’auto si trova a un bivio. Continuare a ottimizzare una tecnologia del passato o scommettere su un futuro elettrico? La risposta dipenderà non solo dalle scelte tecnologiche delle aziende, ma anche dalla coerenza e dalla credibilità delle politiche pubbliche nei prossimi anni. Se il vento delle politiche ambientali dovesse perdere intensità, il rischio è che le tecnologie tradizionali continuino a dominare ancora a lungo, proprio come accadde alle navi a vela nel loro ultimo, sorprendente atto di resistenza.