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L’algoritmo di X spinge gli utenti verso destra?

, di Andrea Costa
Una nuova ricerca pubblicata su Nature mostra come sette settimane di esposizione al feed di Elon Musk abbiano cambiato le opinioni

Nell’era dei social media, l’attore politico più potente potrebbe non essere un politico. Potrebbe essere un algoritmo. Da anni, i critici avvertono che gli algoritmi dei feed amplificano l’indignazione, alimentano la polarizzazione e distorcono il dibattito democratico. Tuttavia, prove concrete di ciò sono rimaste difficili da trovare. Uno studio fondamentale condotto con Meta durante le elezioni statunitensi del 2020 ha rilevato che disattivare l’algoritmo di Facebook non aveva effetti misurabili sugli atteggiamenti politici degli utenti. Ma cosa succede invece quando l’algoritmo è attivo?

In “The political effects of X’s feed algorithm”, recentemente pubblicato su Nature, Germain Gauthier (Dipartimento di Scienze sociali e politiche, Università Bocconi), Roland Hodler (Università di San Gallo, Svizzera), Philine Widmer ed Ekaterina Zhuravskaya (entrambe della Paris School of Economics) riportano i risultati di un esperimento sul campo su larga scala condotto nel 2023 sulla piattaforma X di Elon Musk, precedentemente nota come Twitter. La loro conclusione: l’attivazione dell’algoritmo di X sposta sistematicamente gli atteggiamenti politici verso posizioni più conservatrici.

Un esperimento senza precedenti nel mondo reale

Il team di ricerca ha reclutato quasi 5.000 utenti attivi statunitensi di X e li ha assegnati casualmente a utilizzare o il feed algoritmico “For you” oppure il feed cronologico “Following” per sette settimane. A differenza degli studi precedenti condotti in collaborazione con le piattaforme, questo esperimento è stato realizzato in modo indipendente. I partecipanti sono stati pagati per rimanere sul feed assegnato, e i ricercatori hanno misurato non solo le risposte ai questionari ma anche i contenuti effettivamente visualizzati e gli account seguiti.

Il contesto è fondamentale. Le piattaforme social sono oggi una fonte primaria di notizie per milioni di persone. Come osservano gli autori, “un quarto degli adulti statunitensi indica i social media come principale fonte di informazione.” Se gli algoritmi dei feed privilegiano sottilmente certi tipi di contenuto, le conseguenze politiche possono essere quindi molto significative.

Cosa è successo quando l’algoritmo è stato attivato?

Il passaggio da un feed cronologico a uno algoritmico ha aumentato significativamente l’engagement degli utenti. Ma ha anche spostato gli atteggiamenti politici in direzione conservatrice. 

Dopo appena sette settimane, gli utenti esposti all’algoritmo erano:

  • più propensi a dare priorità a temi politici associati ai Repubblicani, come inflazione, immigrazione e criminalità
  • più inclini a considerare inaccettabili le indagini su Donald Trump
  • più propensi a esprimere posizioni favorevoli al Cremlino riguardo alla guerra in Ucraina

È importante notare che questi effetti non si estendono all’identità partitica né alla polarizzazione affettiva. Gli utenti non diventano più propensi a definirsi Repubblicani né a provare maggiore avversione verso i Democratici. I cambiamenti riguardano invece opinioni su politiche specifiche ed eventi di attualità.

E quando i ricercatori hanno invertito la condizione, disattivando l’algoritmo per utenti che lo avevano precedentemente utilizzato, non si sono osservati effetti politici comparabili.

Perché questa asimmetria?

Analizzando oltre 260.000 post mostrati ai partecipanti nei due tipi di feed, i ricercatori hanno identificato differenze sistematiche nell’esposizione ai contenuti. L’algoritmo promuoveva i post più coinvolgenti, ma amplificava in modo sproporzionato contenuti conservatori e penalizzava i contenuti dei media tradizionali.

Ancora più rilevante, l’esposizione a contenuti curati algoritmicamente ha portato gli utenti a seguire account di attivisti politici conservatori. Una volta seguiti, i loro contenuti continuavano a comparire anche dopo la disattivazione dell’algoritmo.

Questo meccanismo spiega l’asimmetria: l’esposizione iniziale modifica chi gli utenti seguano. Queste nuove connessioni cambiano in modo persistente l’ambiente informativo. Come affermano i ricercatori, “l’esposizione a contenuti selezionati algoritmicamente ha portato gli utenti a seguire account di attivisti conservatori… indicando che l’esposizione agli algoritmi del feed ha un impatto duraturo.” In altre parole, l’algoritmo non si limita a ordinare le informazioni, ma influenza la struttura stessa della rete.

Non tutti gli algoritmi sono uguali

Lo studio mette anche in discussione l’idea che tutte le piattaforme social funzionino allo stesso modo. Gli autori sottolineano che gli effetti sono specifici del contesto. X nel 2023 era già un ambiente fortemente politicizzato, e il cambiamento di proprietà sotto Elon Musk potrebbe aver influenzato le dinamiche dei contenuti. Tuttavia, i risultati sono difficili da ignorare. In sette settimane, l’esposizione all’algoritmo ha modificato gli atteggiamenti di circa 0,1 deviazioni standard su diverse misure politiche: cambiamenti piccoli ma significativi. E, soprattutto, senza aumentare la polarizzazione esplicita. La piattaforma ha spostato sottilmente le posizioni su singoli temi senza alterare le etichette partitiche.

Uno spostamento sottile con grandi conseguenze

L’aspetto più inquietante dello studio non è che l’algoritmo di X favorisca certi contenuti. È che il cambiamento avvenga in modo silenzioso: nessun drastico mutamento nell’identificazione partitica, nessuna esplosione di ostilità politica, nessuna radicalizzazione evidente. Piuttosto, nel corso di sette settimane normali, gli utenti hanno modificato le loro priorità politiche, riconsiderato questioni politiche in corso e aggiustato le proprie opinioni su conflitti internazionali senza necessariamente rendersene conto.

Amplificando contenuti politici conservatori e incoraggiando a seguire account di attivisti, l’algoritmo ha rimodellato l’ecosistema informativo degli utenti. E una volta formate queste nuove reti, l’influenza è rimasta anche dopo la disattivazione dell’algoritmo.

Nel confronto tra democrazia e piattaforme digitali, questa potrebbe essere la conclusione più importante. Il potere degli algoritmi dei social media risiede meno nella polarizzazione spettacolare e più nella normalizzazione graduale. Il dibattito sulla regolamentazione delle piattaforme, sulla trasparenza degli algoritmi e sull’influenza politica si intensifica negli Stati Uniti e altrove, ma questa ricerca solleva una domanda urgente: se sole sette settimane possono cambiare le opinioni, cosa può accadere nel giro di qualche anno?

GERMAIN GAUTHIER

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche