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Arnstein Aassve

I giovani non hanno rinunciato a farsi una famiglia, stanno solo aspettando le condizioni giuste

, di Andrea Costa
L’11 luglio è il World Population Day. Un’importante indagine su scala globale dell’UNFPA sfata uno dei miti demografici più diffusi al giorno d’oggi: il problema non è che le ambizioni siano calate, ma che ci sia un crescente divario tra ciò che i giovani desiderano e ciò che possono realisticamente ottenere

Da Seul a Stoccolma, da Roma a Rio, il calo dei tassi di natalità è diventato una delle principali preoccupazioni di politica pubblica del XXI secolo. I governi temono l’invecchiamento della popolazione, la contrazione della forza lavoro e la sostenibilità dei sistemi di welfare. Il dibattito pubblico spesso dipinge le giovani generazioni come meno interessate al matrimonio e alla genitorialità rispetto a quelle che le hanno precedute.

Un nuovo rapporto dello United Nations Population Fund (UNFPA) fa capire che forse ci si sta ponendo la domanda sbagliata.

Basandosi sulle risposte a un sondaggio condotto su 108.926 giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 39 anni, connessi a Internet, in 73 paesi e territori, il rapporto «Lives, Choices and Futures: What Young People Want and What Shapes Their Decisions about Relationships and Parenthood» esplora non solo ciò a cui i giovani aspirano, ma anche ciò che ostacola il raggiungimento di tali aspirazioni. I risultati rivelano un modello molto coerente anche in società diverse: la maggior parte dei giovani adulti continua ad attribuire valore alla vita di coppia e alla genitorialità, eppure molti ritengono che le condizioni economiche e sociali necessarie per raggiungere questi obiettivi siano sempre più fuori dalla loro portata.

Gli autori di questa pubblicazione sono Priscilla Idele, Elizabeth Wilkins e Alessio Cangiano dell’UNFPA e un gruppo di ricercatori dell’Università Bocconi coordinato da Arnstein Aassve (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Centro Dondena per la Ricerca sulle Dinamiche Sociali e le Politiche Pubbliche, Università Bocconi), tra cui Elisa Latora e Luca Di Casola in qualità di coautori e Letizia Mencarini, Chen Peng e Samuel Plach in qualità di partecipanti alla progettazione del sondaggio e della ricerca.

La famiglia rimane un’aspirazione, non un retaggio del passato

Le aspirazioni dei giovani non sembrano corrispondere agli stereotipi spesso rappresentati nel dibattito pubblico.

Quasi il 90% degli intervistati identifica la sicurezza economica e la buona salute come le proprie principali priorità di vita, mentre il 73% afferma che la vita familiare, compreso avere un partner e dei figli, è importante. Anche il matrimonio rimane la relazione a lungo termine preferita dalla maggior parte degli intervistati, con oltre due terzi che scelgono il matrimonio, immediatamente o dopo un periodo di convivenza, come propria forma di vita ideale.

Il rapporto riassume questo cambiamento di prospettiva con una frase che potrebbe influenzare i futuri dibattiti demografici:

«La questione non è se i giovani attribuiscano valore a questi obiettivi di vita, ma se dispongano delle condizioni per realizzarli.» (p. 7)

Questa distinzione va oltre la semplice semantica. Essa sposta l’attenzione dalle preferenze individuali alle condizioni strutturali. I giovani adulti non stanno abbandonando la vita familiare; molti la stanno rimandando perché la percepiscono come finanziariamente rischiosa o praticamente irraggiungibile.

I dati sono particolarmente evidenti tra gli intervistati di età compresa tra i 25 e i 39 anni. Tra coloro che idealmente vorrebbero sposarsi o convivere con un partner, un quarto è attualmente single e non frequenta nessuno. Questo non è necessariamente un rifiuto delle relazioni, ma un’illustrazione del divario sempre più ampio tra aspirazioni ed esperienza vissuta.

L’insicurezza economica è solo una parte del quadro

Il denaro conta, ma il rapporto sostiene che ridurre le attuali sfide demografiche al solo fattore economico sarebbe troppo semplicistico. La sicurezza finanziaria, un’occupazione stabile e un alloggio a prezzi accessibili influenzano indubbiamente le decisioni dei giovani: l’81% degli intervistati afferma che la sicurezza finanziaria è un prerequisito essenziale per intraprendere una relazione, mentre il 72% identifica i vincoli economici e abitativi come il principale ostacolo ad avere figli. Tuttavia, questi ostacoli sono inseriti in un quadro più ampio di autonomia personale e opportunità di vita. 

Anziché considerare il calo dei tassi di natalità come un problema da correggere, gli autori sostengono una prospettiva basata sui diritti che ponga la scelta individuale al centro della politica demografica.

«Il nostro ruolo non è quello di prendere queste decisioni al posto dei giovani, ma di contribuire a garantire che abbiano l’autonomia, la libertà, le opportunità e il sostegno necessari per prenderle autonomamente.» (p. 7) 

Ciò segna un importante punto di svolta nel dibattito. L’obiettivo non è persuadere le persone a sposarsi prima o ad avere più figli, ma a rimuovere le barriere che impediscono loro di compiere le scelte a cui già aspirano. In termini pratici, ciò significa investire in alloggi a prezzi accessibili, occupazione stabile, servizi di assistenza all’infanzia, congedi parentali equi dal punto di vista di genere e luoghi di lavoro che consentano di conciliare la carriera con la vita familiare. Secondo l’indagine, queste non sono semplicemente politiche sociali: sono le condizioni che permettono ai giovani adulti di trasformare le aspirazioni in realtà.

La speranza sopravvive nonostante l’incertezza

Il rapporto evidenzia inoltre la coesistenza di ottimismo e ansia.

Circa due terzi degli intervistati dichiarano di guardare al futuro con un certo ottimismo o con grande ottimismo, pur esprimendo una diffusa preoccupazione per i conflitti, l’insicurezza economica e la disuguaglianza. I conflitti e i rischi per la sicurezza sono in cima alla lista delle preoccupazioni a livello globale, seguiti da vicino dall’incertezza economica, mentre l’intelligenza artificiale — nonostante attiri un’enorme attenzione politica e mediatica — si colloca all’ultimo posto tra le preoccupazioni esaminate nel sondaggio.

Anche i risultati per area geografica sono interessanti. Gli intervistati in molti paesi a basso reddito manifestano un ottimismo significativamente maggiore rispetto ai loro omologhi nelle società più ricche, nonostante spesso debbano affrontare condizioni oggettive più difficili. Allo stesso tempo, la percezione delle disuguaglianze rimane notevolmente diffusa in quasi tutte le regioni, il che suggerisce che la fiducia nel proprio futuro e la consapevolezza delle disparità sociali possano tranquillamente coesistere. Il rapporto inquadra questa prospettiva più ampia in una frase che va ben oltre la demografia:

«Comprendere e rispondere al cambiamento demografico richiede di prestare attenzione non solo agli esiti demografici in sé, ma anche alle condizioni sociali, economiche e istituzionali che consentono agli individui di realizzare il futuro che desiderano.» (p. 8)

Anziché considerare il calo della fertilità come un problema da risolvere attraverso la persuasione, gli autori sostengono un approccio basato sui diritti che dia priorità alla capacità delle persone di compiere scelte autenticamente libere riguardo alle relazioni e alla genitorialità.

ARNSTEIN AASSVE

Università Bocconi
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
Professore Ordinario