Contatti

La prevalenza del flessibile

, di Daniella Laureiro Martinez - Eth Zurigo
Processi cognitivi. Le performance migliori sono di chi sa combinare esplorazione e routinizzazione

La flessibilità cognitiva rappresenta una caratteristica essenziale nella gestione del comportamento di scelta individuale. In un'azienda, ma anche nelle scelte personali, un ambiente in costante evoluzione richiede al decisore di sviluppare un repertorio strategico diversificato, che necessita un delicato equilibrio tra processi di esplorazione di nuove opportunità e processi di miglioramento costante e sfruttamento di idee note. La performance di lungo periodo (di un settore, un'azienda o anche un individuo) dipende dalla capacità di bilanciare le scelte esplorative alla ricerca del nuovo e quelle di sfruttamento e miglioramento dell'esistente.

Uno studio sviluppato in collaborazione con Maurizio Zollo (Bocconi), Nicola Canessa e Stefano Cappa (S. Raffaele) e Stefano Brusoni (ETH Zurigo) illustra come le capacità attenzionali, in particolare quelle di controllo cognitivo (le "funzioni direzionali", o executive function del cervello), sono necessarie per raggiungere prestazioni superiori in un compito decisionale complesso, come la gestione dei processi innovativi, ma che non bastano e, anzi, sono meno importanti di processi cognitivi meno sofisticati ma che producono un impatto diretto sulla performance.Ma andiamo per gradi. Questo studio, portato avanti con la collaborazione di 89 studenti Bocconi della Graduate School, mette a confronto due fattori potenzialmente importanti per spiegare il successo di processi decisionali complessi. Da una parte le capacità di controllo cognitivo dell'attenzione, come ad esempio le capacità di ritenzione di nozioni o informazioni apprese e quelle di proiezione nel futuro delle conseguenze delle proprie decisioni (es. i giocatori di scacchi). Dall'altra parte, la routinizzazione delle abilità decisionali, cioè la velocità con cui il decisore riesce a elaborare le informazioni e a sviluppare strategie d'azione che consentono una prestazione veloce e accurata, anche a bassi livelli di attenzione (si pensi ad un giocatore di tennis). In questo studio abbiamo usato diverse tecniche per capire come il controllo cognitivo e la routinizzazione hanno un impatto nella performance decisionale in un contesto manageriale: in primo luogo una simulazione manageriale che evoca in modo abbastanza realistico il contesto di una industria in rapida evoluzione, in secondo luogo una batteria di test neuropsicologici per misurare la capacità di controllo cognitivo e di routinizzazione. Per ultimo, ma molto importante e fonte di notevoli intuizioni, abbiamo usato tecniche qualitative per comprendere le origini dell'abilità di routinizzazione. Lo studio mostra anzitutto che le capacità di controllo della propria attenzione hanno una influenza positiva ma non diretta sulla performance delle decisioni di innovazione. La capacità di routinizzare le decisioni influenza invece in modo positivo e diretto la performance decisionale. I dati mostrano infatti una catena causale che parte dalle capacità cognitive nella gestione dell'attenzione, che influenza positivamente lo sviluppo delle capacità di routinizzazione, e che queste ultime sono a loro volta responsabili dell'impatto positivo sulla performance.La massima performance si ottiene, infatti, quando le capacità di controllo cognitivo sono combinate con un'alta capacità di routinizzazione del processo decisionale. Non solo, ma se si è costretti a scegliere tra le due "virtù", è meglio essere bravi ad attuare e adeguare ("routinizzare") decisioni magari imprecise, piuttosto che essere in grado di elaborarle in maniera perfetta ma mancare della capacità di implementazione e adattamento al mutamento delle condizioni di contesto.