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La politica che non ama l'altra meta' del cielo

, di Giovanni Fattore e Alice Mattarelli - rispettivamente professore associato del Dipartimento di analisi delle politiche e management pubblico della Bocconi e laureanda del corso di laurea in Discipline economiche e sociali della Bocconi
Le amministrative del 2011 hanno riproposto la scarsa possibilità per le donne di raggiungere posizioni di potere. Serve un cambio di rotta innanzitutto culturale

Il gender gap non si esplica solo nel mondo del lavoro, ma anche nella politica. Le donne impegnate attivamente in politica sono pochissime e ancora meno riescono a ricoprire ruoli di prestigio sia a livello nazionale che a livello locale. Questa differenza è ancora più grande man mano che la dimensione del comune, in termini di popolazione, cresce: solo poco più del 7% dei sindaci di comuni tra i 20.000 e i 60.000 abitanti è donna e lo è solo l'1% se si considerano i comuni tra i 60.000 e i 250.000 abitanti.

Una nostra ricerca, ancora in corso, sta tuttavia dimostrando come questo gap numerico non si esplichi in un parallelo gap di competenze tra uomini e donne candidati sindaco. Donne e uomini avrebbero, anzi, titoli di studio molto simili così come anni di nascita divergenti solo di qualche mese. Inoltre, i candidati tratterebbero in campagna elettorale i medesimi punti programmatici, senza differenze rilevanti a livello di genere. Le donne sindaco elette alle scorse elezioni amministrative (nei comuni sopra i 15.000 abitanti) sono soltanto otto: Nella Brambatti a Fermo, Silvia Testa a Carmagnola (To), Maria Rosaria Calvio a Orta Nova (Fg), Rosalba Colombo ad Arcore (Mb), Monica Paffetti a Orbetello (Gr),Maria Barbara Pusceddu a Sinnai (Ca), Silvia Altran a Monfalcone (Go), Daniela Frullani a San Sepolcro (Ar), tutte in liste del centro-sinistra. Perché allora le donne elette (e candidate) sono così poche rispetto agli uomini?Non esiste una risposta univoca, tuttavia possiamo fare alcune ipotesi: la prima possibile è che le donne siano semplicemente meno interessate degli uomini alla politica, ma questa tesi è confutata, almeno parzialmente, da un recente studio Istat che mostra come gli interessi di donne e uomini nei confronti della politica siano sempre più convergenti. Ulteriori ipotesi potrebbero far riferimento al percorso, spesso accidentato, che le donne devono intraprendere per candidarsi in politica così come per fare carriera nel mondo del lavoro: le donne devono superare la mancanza di asili nido, di strutture assistenziali per anziani, di supporti economici per le famiglie che spesso, dunque, le costringono a casa e impediscono loro di entrare attivamente nel panorama politico. Un'ultima idea da contemplare è quella che riguarda le selezioni all'interno dei partiti politici stessi, i quali potrebbero non scegliere le donne perché hanno aspettative che queste ottengano percentuali di voti inferiori (ipotesi che si può estendere anche agli elettori, che potrebbero temere che le donne siano meno presenti una volta elette a causa della maternità, della cura della famiglia, ecc.). Tuttavia, va evidenziata la necessità per le nostre istituzioni non solamente di un ricambio 'di genere', ma anche generazionale: i meccanismi, spesso perversi, di ammissione per cooptazione sono uno degli aspetti principali della discriminazione di genere che porta a un mantenimento dello status quo, il quale, a sua volta, rende molto difficili eventuali cambiamenti. Il problema principale del nostro paese in merito alla scarsa partecipazione femminile nel mondo del lavoro e della politica può essere dunque ricondotto a un retaggio culturale che influenza da un lato le aspettative dell'elettorato e dall'altro le istituzioni e i partiti stessi. Come è possibile fare in modo che le donne prendano piena coscienza del problema? E quale potrebbe essere il ruolo delle istituzioni per rendere più consapevole anche l'elettorato maschile? Sono necessari interventi mirati, da parte dello stato e degli enti locali per favorire l'accesso al mondo del lavoro (e, poi, a quello della politica) delle donne: servizi per la persona, per le famiglie, per gli anziani, per i bambini, asili nido, scuole materne, consultori. Questo però non è sufficiente: senza dubbio è necessario un cambiamento di mentalità e di percezione, guidato anzitutto da una maggiore sensibilizzazione, a partire dal mondo dell'istruzione, che porti a una consapevolezza per una democrazia non solo de iure, ma anche e soprattutto de facto.

Dimensione del Comune (pop.) % sindaci donna
0 - 1.999 11,79%
2.000 - 4.999 11,43%
5.000 - 9.999 10,48%
10.000 - 19.999 9,7%
20.000 - 59.999 7,28%
60.000 - 249.999 1,09%
> 250.000 8,33%