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Cred'io ch'ei si fidasse

, di Pierpaolo Battigalli
Teoria dei giochi. Gli stati affettivi e il desiderio di evitare stati negativi sono legati alle aspettative

Può l'analisi del freddo ragionamento strategico essere utilizzata per studiare il ruolo delle emozioni nelle relazioni interpersonali? Sì, secondo alcuni recenti sviluppi della teoria dei giochi (tg) e dell'economia sperimentale. La tg analizza matematicamente le più disparate interazioni economiche e sociali, in cui, come nei giochi propriamente detti, il beneficio netto di ogni individuo dipende dalle scelte altrui, oltre che dalle proprie. Nelle tradizionali applicazioni della tg si assume che i giocatori siano individui spassionati, interessati solo al loro guadagno personale, che cercano di mettersi nei panni degli altri solo per prevederne le azioni. In questa analisi asettica, le aspettative interattive dovrebbero avere un ruolo importante: per anticipare la mossa del giocatore B, A si chiede cosa B si aspetta da lui, cioè forma un'aspettativa di secondo ordine. L'analisi strategica può anche considerare aspettative di ordine superiore (niente di strano, il sommo poeta scriveva "cred'io ch'ei credette ch'io credesse").

La teoria tradizionale tende a evitare queste gerarchie di aspettative ipotizzando, in modo non sempre fondato, l'equilibrio: i giocatori massimizzano il loro guadagno atteso sulla base di aspettative, di fatto, corrette. Invece la teoria epistemica dei giochi deriva previsioni sui comportamenti da un'analisi rigorosa ed esplicita delle conoscenze e aspettative dei giocatori gli uni sugli altri (per un'introduzione non tecnica alla tg si veda "Giochi, Teoria dei", Enciclopedia del Novecento, Suppl. III, Vol. A-G). Sorprendentemente, questa analisi è stata utilizzata per incorporare nella tg delle nuove variabili: le emozioni, o stati affettivi. Vediamo come. Il modello dell'homo oeconomicus egoista, pur essendo una proficua prima approssimazione, è sistematicamente falsificato dall'evidenza empirica e sperimentale. Per esempio, nel Gioco della fiducia il soggetto A è dotato di una somma di denaro che può tenere per sé o affidare in tutto o in parte a B; nel secondo caso la parte data a B è moltiplicata (per esempio, quadruplicata) e B decide se tenere tutto per sé o restituire qualcosa ad A. Secondo la teoria tradizionale l'egoista B dovrebbe tenersi l'intera somma a lui affidata, A dovrebbe prevedere tale scelta e quindi non dare nulla a B. Eppure gli esperimenti di laboratorio mostrano che la maggioranza dei soggetti A danno ai fiduciari B somme consistenti, e buona parte dei B condividono i frutti dell'investimento. Per spiegare questa anomalia si è inizialmente ipotizzato che gli individui sono disposti a sacrificare parte del proprio guadagno per indurre una distribuzione meno diseguale (v. Fehr e Schmidt, Q.J. Econ. 114, 817-868). Ciò modifica il modello dell'individuo egoista, ma non le tecniche di analisi della tg, che di per sé non postula preferenze egoistiche. La tg va invece generalizzata se si vuole incorporare le emozioni. Le ricerche sperimentali, anche con tecniche neuro-scientifiche, di Martin Dufwenberg (University of Arizona) e di altri studiosi suggeriscono che le emozioni sono importanti nel supportare relazioni basate sulla fiducia. Per esempio, la teoria della 'guilt avoidance' (Battigalli e Dufwenberg, Am. Econ. Rev., 97, 170-176) postula che il fiduciario è tanto più incline a condividere i frutti dell'investimento quanto più crede che sia grande la restituzione attesa dalla controparte. Negli esperimenti, questa aspettativa di secondo ordine è infatti correlata in modo positivo con la restituzione, anche se vi è eterogeneità nell'inclinazione a soddisfare le aspettative altrui. Più in generale, gli stati affettivi (emozioni come ansia, rabbia, paura, rimpianto), nonché il desiderio di evitare stati negativi e indurre stati positivi, sono inestricabilmente legati alle aspettative. La teoria dei giochi psicologici, una promettente estensione della tg tradizionale, applica l'analisi delle aspettative interattive allo studio dell'emotività nei rapporti umani (Battigalli e Dufwenberg, J.Econ.Theory, 144, 1-35). I modelli basati su questa teoria sono sempre più usati nel guidare il disegno degli esperimenti di laboratorio e spiegarne i risultati.