In aula col pc vocale per abbattere le barriere del sapere
Sarà capitato a molti di avere amici affetti da disabilità motorie, visive, auditive (di immediata percezione) o da disturbi dell'apprendimento quali dislessia, disgrafia (inversione di lettere o sillabe nello scrivere) e discalculia (difficoltà nei calcoli e nel leggere e scrivere formule matematiche), meno immediatamente percepibili.
Dal 1999 una legge obbliga le università a identificare un delegato del rettore cui sia affidata la funzione e la responsabilità di favorire l'inserimento di questi studenti nella vita universitaria e, in seguito, nella loro collocazione nel mondo lavorativo.Eliminare le barriere architettoniche, predisporre postazioni informatiche con sintesi vocale per studenti non vedenti o ipovedenti e consentire loro l'accesso a testi e lezioni in formato digitale, concedere più tempo per lo svolgimento di prove scritte agli affetti da dislessia, disgrafia e discalculia o concedere loro l'uso del computer sono alcune delle misure che i delegati possono chiedere ai propri colleghi. A volte i delegati dei rettori si trovano di fronte a situazioni di disabilità permanenti che non sono subito percepibili dai colleghi o a gravi disabilità temporanee (traumi da incidenti o da depressioni patologiche) che suggeriscono interventi che appaiono come 'eccezioni' rispetto alle regole. È il caso di appelli speciali di esami o del loro svolgimento in forma orale anziché scritta. Spetta al delegato del rettore e ai servizi competenti dare corrette informazioni ai colleghi per evitare che si pensi a studenti che "fanno leva sulla logica dell'assistenzialismo per ottenere vantaggi". In effetti, la finalità della legge 17/1999 e della legge 270/2011 (sui disturbi dell'apprendimento) non è di tipo assistenzialistico, ma è quella di favorire l'inclusione degli studenti nella vita universitaria e in seguito nel mondo lavorativo. Ciò per superare le barriere che ancora oggi ostacolano l'accesso degli studenti alla formazione superiore e l'interpretazione riduttiva delle leggi italiane in materia di obbligo per le imprese e le amministrazioni pubbliche di assunzione di persone disabili. Rispetto ad altri paesi, nel nostro è più limitato il numero di studenti universitari disabili e di occupati con disabilità dotati di istruzione superiore. In effetti, spesso le imprese e le amministrazioni pubbliche considerano i vincoli all'occupazione di persone con disabilità come semplice onere da minimizzare e non come opportunità, ossia pensando a un'organizzazione flessibile che valorizzi le qualità di tutte le persone. Da quando è stata approvata la legge a favore degli studenti con disabilità, il loro numero nelle università è aumentato rapidamente e si è consolidato un network dei delegati dei rettori (riuniti nella Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità). Chi ha un problema può chiedere se qualcuno dei componenti della rete lo ha già affrontato e avere indicazioni su come comportarsi. Scambio di informazioni che è utile e significativo al riguardo dell'adozione di nuove tecnologie sempre più disable friendly, ossia di facile utilizzo per studenti con disabilità. Purtroppo, i fondi destinati a interventi per gli studenti disabili non sono aumentati all'aumentare del loro numero; al contrario, si sono ridotti lasciando a carico delle università il difficile compito di mantenere (anzi, migliorare) i servizi senza poter contare su fondi aggiuntivi.Gli interventi rivolti agli studenti con disabilità costituiscono la punta avanzata di una trasformazione che ha un significato generale. L'università è sempre più caratterizzata da una popolazione di studenti 'differenti' per classe sociale, provenienza, culture, religioni, etc.: gli atenei dovranno sempre più pensare a orientare i programmi formativi e la vita degli studenti in modo da consentire di tenere conto di queste diversità e, a tal fine, avranno a disposizione le esperienze di oltre 10 anni nel settore degli interventi rivolti agli studenti con disabilità.