Il primo giorno non si scorda mai
Anche quest’anno, insieme alle quasi tremila matricole che si preparano a entrare in Bocconi, ci sarà un altro piccolo gruppo che vivrà un altro primo giorno. Sono i 17 nuovi professori che entreranno a far parte della faculty dell’Università. Arrivano da percorsi diversi, da Paesi diversi e da alcune delle migliori università del mondo. Abbiamo chiesto loro di raccontare il proprio debutto all’università da studenti e di dare qualche consiglio a chi quel debutto lo vive oggi.
Quasi tutti hanno ricordato una sensazione, quella di trovarsi improvvisamente in un luogo nuovo, enorme, pieno di possibilità e, proprio per questo, a volte anche un po’ spaventoso.
Anthony Bertelli torna con la memoria al 1988, all’Università dell’Illinois. Era la prima volta lontano dalla Pennsylvania, la prima volta lontano da ciò che conosceva. «Essendo uno studente di prima generazione, non avevo nemmeno un contesto familiare che mi facesse capire come sarebbe stata la vita universitaria».
In fondo è la stessa sensazione che descrive Hunter York. Seduto nella più grande aula dell’università per la sua prima lezione, si ritrovò assalito da dubbi. Dove ci si siede? Si interviene? Meglio prendere appunti sul computer o su un quaderno? Poi il professore iniziò a parlare e qualcosa cambiò. «Alla fine della lezione di novanta minuti avevo dimenticato le preoccupazioni che mi ero portato dietro in aula».
Le sfumature cambiano, ma il sentimento è lo stesso. Imge Kaya-Sabanci ricorda l’entusiasmo e lo smarrimento di un inizio che sembrava aprire una vita completamente nuova, salvo poi scoprire che tutti gli altri studenti provavano le stesse emozioni. Johanna Schnier parla di un misto di timore ed eccitazione davanti a un mondo sconosciuto. E Raya Muttarak osserva con ironia che quelle sensazioni non scompaiono nemmeno quando si passa dall’altra parte della cattedra: da studentessa temeva di non trovare l’aula giusta, oggi si chiede se il computer funzionerà e se riuscirà a coinvolgere gli studenti. Cambiano le domande, non l’emozione.
Philipp Reineke riassume questa idea con un’immagine. «Il primo giorno del bachelor arrivai con un’auto piena di cose, la maggior parte inutili. Al mio primo giorno da professore arriverò con molte più esperienze e un solo bagaglio a mano». Una battuta che racchiude forse la differenza più grande tra il primo giorno di allora e quello che li aspetta oggi: il progresso più importante, quasi sempre, non è materiale.
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Chi sono i 17 nuovi professori Bocconi?
Che cosa rende un’amministrazione pubblica efficace senza rinunciare ai principi della democrazia? Anthony Bertelli dedica la propria ricerca a questa domanda da oltre vent’anni. Torna in Bocconi come professore ordinario del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dal College of Liberal Arts della Pennsylvania State University e dal Barcelona Institute of International Studies, dopo aver insegnato anche alla University of Southern California e alla New York University. Tra i maggiori studiosi internazionali di amministrazione pubblica e governance, analizza il rapporto tra istituzioni politiche, burocrazia e processi decisionali, mostrando come il funzionamento delle amministrazioni influisca sulla qualità delle politiche pubbliche e della rappresentanza democratica. È Principal Investigator del progetto REPGOV finanziato da un ERC Advanced Grant.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Il mio primo giorno all’università risale al 1988, all’Università dell’Illinois. Ero lontano dalla mia città natale in Pennsylvania per la prima volta, circondato da persone che non conoscevo, in un campus che mi sembrava molto grande e sconosciuto. Essendo uno studente di prima generazione, non avevo nemmeno un vero e proprio contesto familiare che mi facesse capire come sarebbe stata la vita universitaria. Quindi ero ansioso. Non ricordo ogni dettaglio di quel giorno, ma ricordo di essere stato emozionato, ma anche insicuro di me stesso e dell’ambiente in cui ero appena entrato.
Il mio primo giorno da docente risale al 2001, quando insegnavo a studenti di dottorato. Gli studenti mi sono piaciuti subito, ma ho anche imparato molto in fretta che essere competenti non equivale a saper comunicare bene. Ho dovuto imparare a spiegare le idee in un modo che fosse utile per loro. Quell’esperienza mi ha insegnato che la comunicazione con gli studenti è un’abilità, che noi docenti dobbiamo continuare ad affinare nel corso della nostra carriera.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Il mio consiglio alle matricole è: anche questo passerà. Questo vale sia per i momenti dolorosi che per quelli magnifici. L’ansia e la pressione passeranno, ma lo stesso vale per l’entusiasmo, le amicizie, le scoperte e le opportunità. Quindi, non sprecate nemmeno un istante. Siate presenti, dedicate loro tutta la vostra attenzione e cercate di trarne il massimo.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Nel tornare alla Bocconi, mi sento pieno di speranza. Sono stato professore ordinario qui dal 2018 al 2021 e mi è mancato immensamente l’ambiente intellettuale. La Bocconi è un luogo in cui si incontrano idee serie e persone ambiziose, e non vedo l’ora di farne nuovamente parte. Sento anche di tornare con una mentalità migliore per vivere il resto della mia vita a Milano, al di là dell’università stessa. Questo ritorno mi sembra quindi al tempo stesso familiare e nuovo.
Le regole della competizione politica influenzano il modo in cui le democrazie funzionano e prendono decisioni. Hunter York arriva al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Bocconi come Associate Professor dalla Princeton University, dove ha conseguito il PhD, per approfondire il rapporto tra istituzioni, comportamento politico e rappresentanza democratica. La sua ricerca analizza sistemi elettorali, partiti e processi decisionali attraverso strumenti quantitativi e comparativi, con l’obiettivo di comprendere come le istituzioni possano favorire governi più efficaci e una rappresentanza più responsabile. I suoi lavori contribuiscono al dibattito internazionale sull’evoluzione delle democrazie contemporanee e sulle sfide poste dalla crescente polarizzazione politica.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Seduto nell’aula più grande dell’università per la mia primissima lezione universitaria, sono stato improvvisamente colpito da tutte le domande a cui fino a quel momento non avevo pensato: Dove mi siedo in aula? Devo fare domande? Prendo appunti con carta e penna o sul portatile? Quando la lezione è iniziata, un uomo esuberante (il nostro professore) è salito sul palco, sorridendo da un orecchio all’altro mentre ci spiegava perché quel corso avrebbe cambiato il nostro modo di concepire la scienza e l’apprendimento in generale (cosa che poi è effettivamente avvenuta). Affrontò problemi molto complessi all’avanguardia delle scienze biomediche, argomenti che all’epoca ci andavano ben oltre la testa, eppure riuscì a mostrarci come alcune piccole parti di quei grandi problemi non solo fossero argomenti alla portata di uno studente universitario del primo anno, ma fossero anche divertenti e interessanti da approfondire di per sé. Ero così affascinato dalla sua passione e dalla sua padronanza della materia, nonché dalla sua capacità di trasmettercela in modo efficace, che alla fine della lezione di 90 minuti avevo dimenticato le preoccupazioni che mi ero portato dietro in aula.
Il mio primo giorno in cui ho tenuto un piccolo seminario di discussione, pensavo di riuscire subito a animare l’aula come avevano fatto i miei professori preferiti, e… mi sbagliavo di grosso! Pensavo che bastassero una passione per l’insegnamento, una solida padronanza dei contenuti e una visione chiara del corso. Pensavo anche che gli studenti sarebbero stati desiderosi di intervenire e guidare la discussione. Quello che non avevo previsto era quanto l’intero processo fosse più difficile di quanto sembrasse, da entrambe le parti. Alcuni argomenti e collegamenti logici che sembrano ovvi al docente non lo sono sempre per i suoi studenti. Allo stesso modo, dal punto di vista del docente, ci sono anche aspetti della materia che diventano evidenti solo grazie alle domande approfondite dei suoi studenti. Fortunatamente, insegnare e imparare bene è un’abilità che sembra radicarsi spontaneamente nei docenti e negli studenti nel corso di un semestre, e credo di avvicinarmi sempre di più al mio obiettivo di emulare i miei docenti preferiti nel modo in cui animano l’aula.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Rallenta e cerca di fare scelte consapevoli su cosa perseguire a livello accademico ed extracurricolare, dando sempre la priorità alle attività che ti arricchiscono personalmente e intellettualmente.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
La Bocconi è la quarta università in cui mi trovo come studente o docente, e provo ancora l’entusiasmo del primo giorno di scuola! Cercherò di seguire il mio stesso consiglio, cercando di assorbire tutto, di essere saggio nelle scelte che decido di intraprendere e di dare priorità al mio apprendimento e alla mia crescita come insegnante e studioso lungo il percorso.
Paloma Lopez-Garcia assume il ruolo di Direttore dell’Institute for European Policymaking. Ha dedicato la propria carriera a trasformare la ricerca economica in strumenti a supporto delle politiche pubbliche europee. Arriva in Bocconi dalla Banca Centrale Europea, dove era Adviser nella Direzione Generale Economia, dopo un percorso professionale che l’ha vista lavorare per quasi venticinque anni tra la BCE e il Banco de España. Economista con un PhD conseguito alla London School of Economics sotto la supervisione del premio Nobel Christopher Pissarides, studia alcune delle principali sfide di lungo periodo per l’Europa, tra cui produttività, innovazione, competitività, cambiamento climatico e trasformazione tecnologica. Nel corso della sua carriera ha coordinato importanti reti di ricerca europee dedicate alla produttività e alla competitività, contribuendo a rafforzare il dialogo tra ricerca economica e policymaking.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università come studente. Un aneddoto, un ricordo...
Ricordo il mio primo giorno da studentessa con la sensazione di un nuovo inizio. Nuove persone, nuovi argomenti, una nuova vita e una nuova me stessa. Era emozionante e anche un po’ spaventoso.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Il primo è quello di condividere il più possibile appunti, conoscenze, compiti... con i compagni di corso. La vita universitaria è molto più piacevole e arricchente quando ci si unisce agli altri per studiare e discutere. Se non mi fossi divertita così tanto a fare i compiti con i miei compagni di classe, non avrei continuato a studiare dopo la laurea triennale per conseguire un dottorato di ricerca. Il mio secondo consiglio è quello di cogliere ogni opportunità per studiare qualche mese all’estero. Frequentare un’altra università e conoscere altre persone, oltre a metodi di insegnamento e apprendimento diversi, può cambiarti la vita. Ha cambiato la mia quando mi è stata data l’opportunità di studiare per un anno negli Stati Uniti.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Sono entusiasta di entrare a far parte di una comunità così vivace e diversificata. Spero di imparare da tutti i miei colleghi e di conoscere persone nuove e interessanti. Spero anche di poter dare il mio contributo alla comunità e di svolgere un buon lavoro.
Per comprendere le disuguaglianze di oggi, talvolta è necessario guardare indietro di secoli. Felix Schaff arriva come Associate Professor del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche in Bocconi, dove si era laureato in International Management, dalla Università di Utrecht (Paesi Bassi) dove era Research Fellow del Sustainable Cooperation Centre e del Economic & Social History Group, e dallo European University Institute, dove è stato Max Weber Fellow e successivamente Assistant Professor, dopo aver conseguito il PhD alla London School of Economics. La sua ricerca intreccia storia economica, economia politica e studio delle istituzioni, ricostruendo come religione, distribuzione della ricchezza e trasformazioni politiche abbiano influenzato lo sviluppo economico europeo nel lungo periodo. Attraverso l’analisi di dati storici, offre nuove chiavi di lettura per comprendere le radici delle disuguaglianze e delle differenze di sviluppo tra paesi e regioni.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ricordo ancora molto bene i miei primi giorni da studente – in effetti, sono stati proprio qui alla Bocconi. Ero emozionato, ma sicuramente anche un po’ nervoso. Essendo uno studente straniero, non conoscevo molte persone e non sapevo bene cosa aspettarmi. Ciò che mi ha sorpreso di più è stata la facilità con cui si è svolto il passaggio. Si percepiva chiaramente che tutti si trovavano nella stessa situazione, cercando di orientarsi e di scoprire come sarebbe stata la vita universitaria.
Mi ha colpito anche la disponibilità delle persone. Ricordo di aver avuto difficoltà con alcuni argomenti del corso di macroeconomia. Un giorno, un compagno di classe mi si è avvicinato e mi ha detto: «Vedo che stai facendo fatica. Non preoccuparti, posso aiutarti con la materia». È stato un piccolo gesto, ma mi ha tolto molta pressione e mi ha fatto capire che la Bocconi non era solo un luogo ambizioso, ma anche collaborativo e solidale.
Per quanto riguarda i miei primi giorni da docente alla Bocconi, chiedimelo di nuovo tra qualche mese! Non vedo l’ora di creare nuovi ricordi dall’altra parte dell’aula.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Una cosa che vorrei incoraggiare gli studenti a ricordare è che l’università non è qualcosa che si fa principalmente per i propri genitori, i propri insegnanti o persino un futuro datore di lavoro. È prima di tutto un’opportunità per trarre ispirazione intellettuale, forse per tutta la vita.
Per questo motivo, presterei molta attenzione alle materie che suscitano sinceramente la vostra curiosità e cercherei di trarne il massimo. Leggete, imparate, fate domande e godetevi il percorso. Potreste scoprire un interesse che vi accompagnerà per il resto della vostra vita.
Allo stesso tempo, la Bocconi offre una straordinaria gamma di opportunità. È una delle università più organizzate e dinamiche che io abbia mai conosciuto. Ma anche in un ambiente del genere, gli studenti rimangono responsabili di plasmare il proprio percorso. Riflettete attentamente sul tipo di vita che volete costruirvi. Forse volete diventare banchieri o consulenti. O forse il vostro talento e la vostra personalità vi renderebbero più felici come giornalisti, insegnanti, ricercatori o operando nel campo dello sviluppo e del servizio pubblico.
La vita è breve. Cercate di scegliere un percorso che vi appassioni davvero.
Dietro la resilienza delle catene di fornitura si nasconde una rete di decisioni che coinvolge imprese, mercati e istituzioni. Aroon Narayanan, che arriva in Bocconi come Assistant Professor del Dipartimento di Management e Tecnologia dal Massachusetts Institute of Technology, dove ha conseguito il PhD, studia proprio il funzionamento di queste reti. La sua ricerca si colloca all’incrocio tra management strategico, economia industriale e teoria delle organizzazioni e analizza come le imprese costruiscano relazioni produttive efficienti e capaci di resistere agli shock economici. I suoi lavori contribuiscono a comprendere come progettare sistemi produttivi più robusti in un’economia globale sempre più interconnessa.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Il primo giorno da studente. Il mio primo giorno è stato all’IIT di Madras nel 2012, e ciò che mi è rimasto più impresso è quanto tutto mi sembrasse nuovo. Avevo trascorso i dodici anni precedenti nella stessa scuola a Delhi, circondato dagli stessi insegnanti, dagli stessi amici, dalla stessa famiglia e dalla stessa routine. Presentarmi all’università, lontano da casa e senza conoscere nessuno, mi è sembrato strano e un po’ spaventoso. Mi ci sono voluti mesi per ambientarmi. Una volta trovati i miei interessi, il mio gruppo di amici e una routine che funzionasse, tutto è andato al suo posto. Tanto che andarmene da lì molti anni dopo mi è sembrato molto più difficile rispetto ai primi mesi.
Il primo giorno da professore. Non ho ancora vissuto quel giorno. Arriverò alla Bocconi il prossimo anno accademico. L’esperienza più simile che ho avuto è stata come assistente al MIT, dove ogni prima lezione mi dava la stessa sensazione: qualche dozzina di paia di occhi pieni di aspettative fissi su di me, in attesa che dicessi qualcosa. È intimidatorio, ma è anche emozionante in un modo difficile da descrivere. È proprio la pressione che ti dà la spinta a dire qualcosa di utile e importante.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Due consigli, che derivano soprattutto da ciò che avrei voluto che qualcuno mi dicesse a diciotto anni. Primo: ponete le domande che ritenete stupide; secondo la mia esperienza, sono quasi sempre quelle che metà dell’aula vorrebbe porre. In secondo luogo, fate almeno una cosa al di fuori del vostro corso di laurea: un circolo, un giornale, un’associazione studentesca, uno sport. Io ero molto impegnato nel giornale studentesco della mia università e nella rappresentanza studentesca, e lì ho imparato di più sulla scrittura, sul pensiero e sull’arte oratoria che in molti dei miei corsi.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Anche come professore, mi aspetto soprattutto di essere uno studente. I colleghi che ho incontrato finora sono stati generosi con il loro tempo, e l’anno prossimo terrò un corso sull’imprenditorialità e l’intelligenza artificiale insieme a qualcuno che insegna l’argomento da molto più tempo di me. Mi aspetto di essere uno studente in quell’aula tanto quanto un co-docente, e ammetto che è proprio quella la parte che attendo con più entusiasmo.
Dalla transizione energetica all’innovazione tecnologica, le grandi trasformazioni dell’economia dipendono anche da come il capitale viene allocato. Lautaro Chittaro, che arriva in Bocconi (Assistant Professor al Dipartimento di Finanza) dalla Stanford University, dove ha conseguito il PhD, studia proprio il ruolo dei mercati finanziari in questi processi. Le sue ricerche combinano finanza, macroeconomia ed economia dell’innovazione per analizzare gli effetti delle politiche pubbliche a sostegno delle imprese, i meccanismi di finanziamento delle nuove tecnologie e gli incentivi agli investimenti necessari per una crescita più resiliente e sostenibile. Il suo lavoro offre nuove prospettive sul contributo della finanza alle grandi trasformazioni economiche.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ripensando al mio primo giorno da studente universitario, mi rendo conto di quanto possano essere inaspettati i percorsi della vita. Ho iniziato studiando Storia, ma dopo aver seguito diversi corsi di storia economica, mi sono sentito sempre più attratto dall’Economia e alla fine ho deciso di cambiare indirizzo di studi. Sono stato il primo della mia famiglia a studiare Economia: provengo da una famiglia di medici, avvocati e architetti, quindi sapevo ben poco delle opportunità che questa disciplina potesse offrire. Ho dovuto scoprirle e imparare man mano.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Il mio consiglio ai nuovi studenti è di esplorare, di essere disposti a studiare cose nuove e di uscire dalla propria zona di comfort. Fate domande, interessatevi sinceramente alle materie che incontrate e approfittate dell’opportunità di conoscere nuove persone e creare gruppi con cui poter imparare insieme. Ogni porta all’interno di un’università apre un mondo ricco e affascinante.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Ora che arrivo all’Università Bocconi, spero di poter dare il mio contributo all’ambiente universitario incontrando studenti motivati e collaborando con colleghi e ricercatori che condividono i miei stessi interessi.
Perché ragazze e ragazzi fanno scelte educative diverse? E quanto pesano stereotipi e aspettative nel determinarne il futuro? Sono alcune delle domande al centro della ricerca di Michela Carlana, che torna in Bocconi (Dipartimento di Economia) come Associate Professor per dirigere il nuovo centro di ricerca INSPIRE dalla Harvard Kennedy School, dove era Associate Professor of Public Policy. I suoi studi, all’incrocio tra economia dell’istruzione, economia del lavoro ed economia pubblica, mostrano come le politiche educative possano ampliare le opportunità delle nuove generazioni e ridurre le disuguaglianze. Attraverso esperimenti sul campo e analisi empiriche, ha contribuito al dibattito internazionale sui divari di genere nelle discipline STEM, sull’integrazione degli studenti con background migratorio e sugli strumenti più efficaci per promuovere la mobilità sociale.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Il mio primo giorno alla Bocconi come studentessa risale al periodo del mio dottorato di ricerca. Mi sentivo molto determinata e desiderosa di conoscere nuove persone. Quello è stato il dono più grande che la Bocconi mi ha fatto: amici che mi hanno aiutata a crescere. È un ricordo che mi fa capire quanto un’università sia anche una comunità che si costruisce nel tempo.
Il mio primo giorno da docente mi è sembrato di tornare a casa: diverso, ma non così lontano dai miei giorni da studentessa. C’era anche lì l’entusiasmo, un po’ di nervosismo e la responsabilità di entrare in aula con l’ambizione di ispirare i miei studenti. Mi sono resa conto che insegnare significava anche restituire un po’ dell’entusiasmo e della curiosità che avevo ricevuto da studentessa.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Un consiglio per le matricole: non affrettatevi a voler avere tutto sotto controllo. L’università è anche un’occasione per provare cose nuove, porre domande, commettere errori e cambiare prospettiva. Siate curiosi, partecipate attivamente, parlate con i vostri compagni e con i professori, e sfruttate i vostri studi come un’opportunità per capire chi siete e cosa vi interessa davvero.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Le mie aspettative all’arrivo alla Bocconi sono quelle di entrare a far parte di una comunità molto dinamica, internazionale e stimolante, in cui la ricerca, la didattica e l’interazione con gli studenti possano alimentarsi a vicenda.
Come si adattano persone, imprese e istituzioni a un clima che cambia? È questa la domanda al centro della ricerca di Guglielmo Zappalà, che approda al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Bocconi come Associate Professor dalla University of California, Santa Barbara, presso l’Environmental Markets Lab, e dalla University of California, Berkeley. Dottore di ricerca alla Paris School of Economics, studia gli effetti economici del cambiamento climatico e le politiche necessarie per favorire l’adattamento delle società alle nuove condizioni ambientali. Attraverso metodi di microeconomia applicata, analizza il comportamento di famiglie e imprese di fronte ai rischi climatici, contribuendo a sviluppare strumenti utili per accompagnare la transizione verso economie più resilienti e sostenibili.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ho vissuto più “primi giorni” all’università di quanti avrei mai immaginato. Ricordo il mio primissimo “primo giorno” – da matricola del corso di laurea triennale – come una giornata fatta più di sensazioni che di eventi concreti: la sensazione di non sapere bene dove guardare e l’energia di chi si imbarca in qualcosa di grande senza averne ancora pienamente compreso la portata. Da allora ne sono seguiti molti altri: master, dottorato e post-dottorato, ognuno con la propria valigia, il proprio passaggio e la propria inevitabile ma piacevole fatica di ricominciare da zero.
Quello alla Bocconi sarà il mio “primo” primo giorno in Italia dopo undici anni. Sto tornando a casa, ma questa volta dall’altra parte del leggio. E l’emozione è molto simile a quella di allora, con la stessa voglia di iniziare.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
All’inizio potrebbe essere difficile, ed è perfettamente normale. Sarà difficile per ragioni diverse per ciascuno di voi: il ritmo, la materia, una nuova città, l’improvvisa indipendenza. Per molti di voi, fino a ieri, il primo giorno dell’anno accademico significava semplicemente rivedere i compagni di classe di sempre; ora, invece, tutto è nuovo. Ma questa difficoltà iniziale fa parte del percorso: non è necessariamente un segno che qualcosa non vada bene.
Il mio consiglio per voi: non perdete il coraggio e cercate di accogliere la sfida piuttosto che limitarvi a sopportarla. Ricordate che quando si tratta di fare delle scelte, non c’è giusto o sbagliato: ci sono molti obiettivi diversi e molti percorsi diversi che portano alla stessa destinazione, e l’unica cosa importante è avere il coraggio di sceglierne uno e di intraprenderlo. Lascia che le tue preferenze e le tue ambizioni si evolvano nel tempo e sfrutta al meglio le opportunità che la Bocconi ti offre. Te lo dico da persona che, anche oggi – nel mio primo giorno da docente – prova ancora ansia e paura: ho semplicemente imparato ad accoglierle, perché so che sono normali e non vanno combattute. Fanno parte dell’inizio di qualcosa che per te conta davvero.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Ne ho molte, e sono tutte positive. Non vedo l’ora di lavorare con studenti curiosi e motivati che abbiano un sincero desiderio di imparare e di affrontare nuove sfide. Non vedo l’ora di lavorare con colleghi straordinari che ammiro da tempo da lontano e dai quali spero di imparare ogni giorno. Non vedo l’ora di trovarmi in un ambiente stimolante dove le idee circolino liberamente. E, naturalmente, di poter gustare ottimo cibo.
L’intelligenza artificiale generativa non sta soltanto cambiando gli strumenti di lavoro: sta trasformando il modo in cui le organizzazioni collaborano, condividono conoscenza e prendono decisioni. Dopo un periodo di ricerca all’INSEAD di Singapore, Matteo Devigili arriva in Bocconi come Assistant Professor del Dipartimento di Management e Tecnologia per studiare proprio queste trasformazioni. Il suo lavoro combina management, data science e machine learning per analizzare come le nuove tecnologie influenzino il coordinamento del lavoro, l’organizzazione delle imprese e le comunità digitali. L’obiettivo è comprendere come le organizzazioni possano sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale senza rinunciare alla creatività e alle competenze delle persone.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Sono entrato nella mia prima lezione di matematica e il mio primo pensiero è stato che finalmente avrei potuto scegliere di mangiare la pizza ogni sera. Oggi, come insegnante, mi rendo conto che posso mangiare la pizza al massimo una volta alla settimana. La verità è che i vincoli che la vita quotidiana ci impone cambiano, ma abbiamo sempre la possibilità di perseguire i nostri sogni, anche se solo una volta alla settimana.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Considerate ogni esame come un’opportunità per aggiungere una nuova prospettiva al vostro modo di vedere le cose. Più prospettive avete, più potrete trarre beneficio dalle vostre relazioni, sia professionali che personali.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Immergersi in una cultura internazionale e stimolante.
Come cambiano le organizzazioni quando i dati diventano una risorsa strategica? Philipp Reineke affronta questa domanda combinando management, strategia e data science. Arriva in Bocconi come Assistant Professor del Dipartimento di Management e Tecnologia dalla Stanford University, dove ha conseguito il PhD, dopo aver lavorato come Research Associate all’INSEAD. Le sue ricerche analizzano come le imprese possano ripensare strutture organizzative e processi decisionali in un contesto sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale e dall’analisi dei dati. Il suo lavoro offre nuove prospettive su come progettare organizzazioni più flessibili, capaci di apprendere e adattarsi rapidamente al cambiamento.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Il mio primo giorno di laurea triennale sono arrivato con l’auto piena di cose, la maggior parte delle quali non mi serviva davvero. Il mio primo giorno da professore arriverò con molte più esperienze e un solo bagaglio a mano. Un aneddoto, spero, che dimostri come il progresso sia spesso immateriale. ;)
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
L’economista James March ha sostenuto che per raggiungere il successo in un’azienda occorrono due cose che la maggior parte delle persone considera opposte: esplorazione e approfondimento. Sorprendentemente, lo stesso sembra valere per il successo in molti ambiti della vita: questi principi sono utili per costruire carriere, amicizie e relazioni. Come studente hai due compiti, più o meno in quest’ordine. In primo luogo, esplorare ampiamente e sperimentare: all’inizio, quasi ogni direzione ti insegna qualcosa; quindi, la varietà non costa nulla e vagare ripaga. Poi, scegliere una direzione, impegnarsi e approfondire. La maestria deriva da lunghe ore poco glamour, dal fare le cose noiose che gli altri non fanno e dallo sviluppare competenze correlate i cui elementi si rafforzano a vicenda fino a quando ciò che sai fare diventa difficile da imitare.
Sembra semplice, ma non lo è. Ti chiede innanzitutto di affrontare ripetutamente la paura dell’ignoto e poi, proprio quando hai superato quella paura e hai imparato ad apprezzare la libertà di esplorare, di rinunciare a tutto ciò e fare cose simili mille volte. Ancora più difficile è capire quando passare dall’ampiezza alla profondità: è un’impresa talmente ardua che sono stati scritti interi libri sull’argomento. Ma se sviluppi un istinto per capire quando esplorare in modo ampio e quando impegnarti in profondità, sei a posto per tutta la vita – perché nessuno di noi ha mai finito. In un mondo in continua evoluzione, le cose che hai imparato potrebbero smettere di essere quelle che contano. Quindi, quando il terreno cambia, devi essere disposto a saltare su un nuovo terreno e ricominciare tutto da capo.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Colleghi fantastici, studenti fantastici e la possibilità di fare cose entusiasmanti in poco tempo (oltre a un cibo decisamente migliore rispetto agli Stati Uniti)!
Le reti sono ovunque: da Internet ai sistemi di trasporto, fino alle relazioni tra persone. Comprenderne le proprietà matematiche è la sfida che guida la ricerca di Nemanja Draganić, nuovo Assistant Professor del Dipartimento di Computing Sciences Bocconi proveniente dall’Università di Oxford, dove era Postdoctoral Researcher e Principal Investigator di una fellowship dello Swiss National Science Foundation, dopo il dottorato all’ETH di Zurigo. Specialista di teoria dei grafi e combinatoria, sviluppa nuovi strumenti matematici per affrontare problemi fondamentali dell’informatica teorica e della matematica discreta. I suoi risultati, pubblicati sulle principali riviste internazionali del settore, contribuiscono allo sviluppo delle basi teoriche su cui si fondano numerosi algoritmi e modelli computazionali.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Non ho un ricordo ben definito del mio primissimo giorno da studente; si è completamente confuso con il turbinio di quelle prime settimane. Ma la sensazione predominante di quel periodo era un profondo senso di indipendenza. Ero finalmente libero di immergermi completamente nelle materie che amavo ed ero circondato da persone che la pensavano come me e volevano fare lo stesso. Quando entri in aula come docente, ti ritrovi dall’altra parte di quella dinamica. La responsabilità ora è quella di creare il tipo di ambiente in cui gli studenti possano provare lo stesso brivido di libertà intellettuale e di connessione.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Prendete sul serio il vostro lavoro qui e fatene una priorità: definirà il percorso intellettuale e professionale del vostro futuro. Ma ricordate che l’università non è solo studio solitario. Parlate con i vostri colleghi, e parlate molto. Discutete dei vostri studi, ma anche dei vostri hobby, dell’attualità e della vita in generale. Costruite un’ampia rete di persone da cui imparare e con cui condividere esperienze, ben oltre il vostro ambito accademico.
Non abbiate paura che le vostre opinioni vengano messe in discussione e non esitate a mettere in discussione quelle degli altri; l’ambiente universitario è pensato per favorire la crescita. Tuttavia, rimanete saldi nelle vostre radici. Costruite sulle conoscenze e sui valori che avete portato con voi e rimanete scettici nei confronti di chiunque vi chieda di abbandonare completamente le vostre fondamenta. Cerca la saggezza, abbi a cuore ciò che è buono e, ogni volta che ne hai la possibilità, aiuta gli altri ad avere successo. Scoprirai presto che aiutare gli altri a comprendere un concetto difficile è uno dei modi migliori per approfondire anche la tua comprensione.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Dato che anch’io sono una nuova arrivata, la mia prima aspettativa è che probabilmente mi perderò nei corridoi proprio come le matricole. Dal punto di vista professionale, sono entusiasta di entrare a far parte di un dipartimento di Scienze dell’Informatica giovane e in rapida crescita e di collaborare con i fantastici ricercatori che già ne fanno parte. In aula, mi aspetto di incontrare studenti che non abbiano paura di sentirsi un po’ disorientati all’inizio. Nel mio campo, trovarsi in difficoltà è lo stato naturale di chi intraprende qualsiasi attività che valga la pena. Le matricole spesso sentono la pressione di dover dare subito tutte le risposte giuste , ma mi aspetto che la Bocconi sia un luogo in cui possiamo dire liberamente “non lo so”, in modo da poterci rimboccare le maniche e capirlo insieme.
Il cambiamento climatico non riguarda soltanto l’ambiente: riguarda anche le persone, i loro movimenti, la salute e il modo in cui le società si trasformano. Raya Muttarak è in arrivo al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche in Bocconi dall’Università di Bologna, dopo una carriera internazionale che l’ha vista ricoprire anche ruoli di ricerca e leadership all’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA). Demografa, studia le relazioni tra dinamiche della popolazione, sostenibilità e cambiamento climatico, analizzando temi come migrazioni, disuguaglianze e capacità di adattamento. È Principal Investigator del progetto ERC POPCLIMA e membro dell’UN High-level Advisory Board on Economic and Social Affairs, contribuendo al dibattito globale sulle politiche per uno sviluppo sostenibile.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Quel mix di eccitazione e ansia non scompare mai del tutto. Da studentessa, ricordo quanto fosse emozionante trovarmi in un posto nuovo, ma anche quanto potesse essere stressante non avere idea di dove fossero le aule e sperare di non arrivare in ritardo a lezione.
Da docente, la sensazione è sorprendentemente simile. Il computer e il proiettore funzioneranno? Come si accendono le luci? Quanti studenti si presenteranno davvero? Entrare in aula per la prima volta è come salire su un palcoscenico: vuoi che tutto vada per il meglio, vuoi fare una buona prima impressione e vuoi che gli studenti davanti a te sentano che ne vale la pena. Quel momento iniziale è importante, per entrambe le parti.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Venite a lezione. Sembra ovvio, ma è probabilmente la cosa più importante che possiate fare. I professori qui non sono solo docenti eccezionali, ma anche ricercatori di livello mondiale che dedicano un’incredibile quantità di tempo alla progettazione dei loro corsi, all’aggiornamento dei materiali e al trasferimento della loro esperienza in aula.
Trovarsi in un’aula con qualcuno che sta attivamente facendo progredire il proprio campo di studi ed è disposto a condividere quelle conoscenze con voi è un’opportunità rara. È qualcosa che le diapositive o le lezioni registrate semplicemente non possono sostituire. Quindi presentatevi, fate domande, partecipate alla conversazione e sfruttate al massimo quei momenti.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Per me, la Bocconi è molto più di un’università: è un polo internazionale nel cuore del Nord Italia. È un luogo in cui la ricerca all’avanguardia incontra la pratica del mondo reale, dove il mondo accademico, il settore privato e le istituzioni pubbliche si riuniscono per scambiarsi idee, e dove l’innovazione prospera in un ambiente rigoroso, accogliente e veramente internazionale.
È proprio questa combinazione unica che mi ha attratto alla Bocconi sin dall’inizio, ed è ciò che continua a renderla un luogo diverso da qualsiasi altro.
L’unica cosa che aggiungerei: una parete da arrampicata nel Centro Sportivo Bocconi. Allora mi sentirei davvero a casa.
Perché alcune idee imprenditoriali trovano sostegno mentre altre faticano a emergere? Imge Kaya-Sabanci affronta questa domanda studiando il ruolo che stereotipi, bias e contesto sociale esercitano sulle opportunità imprenditoriali. Arriva al Dipartimento di Management e Tecnologia Bocconi come Adjunct Professor dalla IE Business School, dove ha conseguito il PhD. Le sue ricerche esplorano le disuguaglianze di genere nell’imprenditorialità e nell’accesso ai finanziamenti, integrando prospettive provenienti dal management, dalla psicologia e dall’economia. Il suo lavoro contribuisce a individuare strumenti e politiche per costruire ecosistemi dell’innovazione più aperti e inclusivi.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ricordo che il mio primo giorno da studentessa universitaria mi sentivo allo stesso tempo molto emozionata e un po’ sopraffatta. Mi sembrava l’inizio di una vita completamente nuova. Non sapevo bene dove stavo andando, ma ricordo di aver capito che molti altri provavano la stessa sensazione, il che rendeva l’esperienza più condivisa e accogliente.
Il mio primo giorno da docente mi ha riportato alla mente alcune di quelle sensazioni. Arrivando alla Bocconi, ho provato la stessa sensazione di ricominciare da capo: curiosità, responsabilità e gratitudine. Questa volta, invece di cercare la mia aula da studente, mi stavo preparando ad accogliere gli studenti in una di esse. Mi ha fatto riflettere sulla bellissima continuità della vita universitaria: prima trovare la propria strada e poi accompagnare gli altri mentre iniziano a trovare la loro.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Il mio consiglio è di vivere l’università come un’occasione per scoprire non solo cosa volete fare, ma anche chi volete diventare. Certo, i corsi, gli esami e i voti contano. Ma l’università è anche uno di quei rari momenti “ ” della vita in cui porsi domande più profonde: cosa mi sta a cuore? Su quali tipi di problemi voglio lavorare? Cosa mi entusiasma? Che tipo di impatto voglio avere sugli altri, sulla società e forse anche sul mondo?
Siate curiosi. Ponete domande. Incontrate persone diverse da voi. Provate cose nuove anche quando non siete sicuri di riuscirci. Non abbiate paura di cambiare idea. Sentirsi smarriti a volte fa parte del percorso per trovare la propria strada.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Ora che arrivo alla Bocconi, spero di imparare tanto quanto insegno. Non vedo l’ora di incontrare studenti con background, ambizioni e prospettive diverse, e di contribuire a creare un ambiente in cui le idee vengano discusse in modo serio e aperto.
La mia aspettativa è quella di crescere come docente, ricercatore e membro della comunità bocconiana, aiutando al contempo gli studenti a sentirsi sostenuti mentre iniziano il proprio percorso qui. Spero inoltre di incoraggiarli a sviluppare non solo conoscenze e competenze, ma anche un senso di responsabilità, determinazione e coraggio nell’agire per ciò che sta loro a cuore.
La diffusione dell’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il funzionamento dei mercati digitali, dalla pubblicità online ai sistemi di raccomandazione. Francesco Balocco arriva come Assistant Professor al Dipartimento di Marketing Bocconi dalla Vrije Universiteit Amsterdam, dove era Tenure-Track Assistant Professor, per studiare come queste trasformazioni influenzino imprese e consumatori. Formatosi in Bocconi e dottore di ricerca alla Rotterdam School of Management, combina marketing, economia, data science e machine learning per analizzare il funzionamento delle piattaforme digitali, delle aste pubblicitarie e dei mercati elettronici. Il suo obiettivo è comprendere come progettare ecosistemi digitali più efficienti, trasparenti e affidabili in un’economia sempre più guidata dai dati e dagli algoritmi.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Non mi ricordo tantissimo del primo giorno da studente, ma quello che mi ricordo bene è il caos pieno di novità e fascino delle prime settimane. Mi ricordo la sensazione che il mondo si fosse aperto tutto d’un tratto. Mi ricordo fare amicizia con persone di tutta Italia, e io, pendolare di una cittadina della provincia di Monza, trovarmi ad assaggiare un po’ della vita fuorisede fermandomi a “studiare” fino a tardi con i miei compagni. Uno di noi aveva l’appartamento in via Roentgen, direttamente davanti a quello che sarebbe diventato il Grafton Building, e quindi casa sua era diventata la nostra biblioteca parallela. Mi ricordo che avevamo preparato tutti insieme l’esame di economia aziendale, e ringrazio ancora le ragazze, che avevano gli appunti migliori. Avevamo tutti preso dei bei voti, ma poi siamo comunque andati tutti insieme alla visione compiti per negoziare mezzo punto in più.
Il primo giorno da professore è arrivato senza che me ne accorgessi. Visto che il mio lavoro era più o meno lo stesso durante il PhD, il cambiamento non è stato subito chiaro. Me ne sono accorto mesi dopo, quando ad una conferenza sul mio cartellino del nome ho visto stampato “Faculty” al posto di “Student”. Ad essere sincero ancora è una di quelle cose che non realizzo tantissimo. Il mio lavoro, e quello che mi piace fare, è imparare cose nuove, e quello va avanti dal mio primo giorno in università.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Una delle più grandi opportunità che l’università ci dà è quella di essere circondati da persone di grande talento che stanno attraversando la stessa fase della vita. Fate più amici che potete, e il mondo si aprirà davanti ai vostri occhi!
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Bocconi per me è sempre stato un posto di grande ispirazione ed energia. Come quando ho iniziato la triennale in Bocconi, tornare dall’altra parte dell’aula mi dà la stessa carica. Non vedo l’ora di collaborare con i gli stessi colleghi del dipartimento di Marketing che ho ammirato da studente, e di immergermi nella ricerca con alcune delle persone di maggior talento del mondo. Ci vediamo in aula a settembre, ragazzi!
Le decisioni migliori nascono spesso dall’incontro tra capacità umane e strumenti digitali. Sebastian Niederberger dedica la propria ricerca a capire come progettare organizzazioni capaci di integrare questi due elementi. Arriva all’ION Management Science Lab di SDA Bocconi dall’ETH di Zurigo, dopo la laurea in Business Administration and Economics all’Università di Zurigo. Attraverso metodi computazionali, esperimenti e analisi dei dati, studia i processi decisionali, l’intelligenza collettiva e il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni, contribuendo allo sviluppo di modelli più efficaci per affrontare problemi complessi.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Quello che ricordo del mio primo giorno da studente è la sorpresa di trovarmi improvvisamente circondato da persone interessate alle stesse domande che interessavano a me. Fino ad allora, il mio interesse per l’economia e il business era qualcosa che coltivavo soprattutto da solo; ora l’intera aula lo condivideva, e tutto, dalle lezioni alle conversazioni durante il pranzo, ruotava attorno all’apprendimento. Il mio primo giorno da docente è stato l’esatto opposto: mi trovavo di fronte a un’aula come quella e il mio compito non era più quello di assorbire, ma di tradurre, di trasformare anni di ricerca in parole comprensibili per chi si avvicina a queste idee per la prima volta.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Parlate con i vostri professori. Non solo quando qualcosa va storto, ma anche quando qualcosa suscita la vostra curiosità; chiedete da dove nasce un’idea, cosa ancora non sappiamo al riguardo. La maggior parte di noi ha scelto questo lavoro proprio perché ama quel tipo di conversazioni, e sono la parte dell’università che non si può ricavare dalle diapositive o dai libri di testo.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Studio come le persone e le aziende prendono decisioni in condizioni di incertezza, e ricominciare da un posto nuovo è un bel modo per ricordarmi come ci si sente dall’interno. Mi aspetto di imparare molto: dai colleghi di cui ammiro da tempo il lavoro e dagli studenti che pongono le domande che nessuno nel settore pensa più di porre.
Le organizzazioni innovative non sono necessariamente quelle che producono più idee, ma quelle che sanno riconoscere le migliori. È da questa intuizione che prende avvio la ricerca di Johanna Schnier, nuova Assistant Professor del Dipartimento di Management e Tecnologia Bocconi dalla Copenhagen Business School, dopo aver conseguito il dottorato alla Kühne Logistics University di Amburgo. I suoi studi esplorano il modo in cui individui e gruppi generano, valutano e sviluppano nuove idee, analizzando i meccanismi che influenzano creatività, giudizio e decisioni collettive. Attraverso approcci sperimentali e comportamentali, contribuisce a comprendere come progettare organizzazioni più capaci di innovare e trasformare intuizioni promettenti in risultati concreti.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ero intimidita e allo stesso tempo molto emozionata. Tante persone nuove, tante cose di cui non avevo mai sentito parlare prima.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Non concentratevi troppo sui voti e sul «portare a termine» un corso. Iscrivetevi ai corsi che vi interessano di più e (a volte) anche a quelli che esulano dalla vostra area di specializzazione principale.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Mi aspetto di sentirmi intimidita ed entusiasta allo stesso tempo, proprio come mi sentivo il mio primo giorno all’università.
Le persone rappresentano la risorsa più importante di un’organizzazione, ma capire come attrarre, valorizzare e trattenere il talento è una sfida tutt’altro che semplice. Dopo essere stato Assistant Professor alla Frankfurt School of Finance & Management, Halil Sabanci arriva con la stessa qualifica al Dipartimento di Management e Tecnologia Bocconi per approfondire questi temi. Le sue ricerche analizzano lo sviluppo delle carriere, le reti professionali e le disuguaglianze nel mercato del lavoro, mostrando come le organizzazioni possano creare ambienti più inclusivi e valorizzare il capitale umano. Attraverso l’analisi di grandi basi di dati, contribuisce a comprendere i fattori che influenzano opportunità, performance e mobilità professionale.
Raccontaci del tuo primo giorno all’università, prima come studente e poi come docente. Un aneddoto, un ricordo...
Ricordo che il mio primo giorno da studente ero seduto in una grande aula e pensavo che la conversazione principale nella stanza fosse quella tra il professore e me. Più tardi, il mio primo giorno da professore, mi sono reso conto di quanto la geometria della stanza appaia diversa dall’altra parte. Si vedono molte altre conversazioni svolgersi contemporaneamente: gli studenti che sviluppano le argomentazioni degli altri, che dissentono, che offrono punti di vista che non avevi considerato. In effetti, il vero stimolo intellettuale spesso deriva dall’osservare come gli studenti interagiscono tra loro e con il docente, come un’idea attraversi l’aula e torni trasformata. È ancora questo che rende l’insegnamento entusiasmante per me. Vado lì per imparare dagli studenti e dal modo in cui le idee circolano nell’aula tanto quanto per insegnare.
Un consiglio per le matricole su come affrontare al meglio la vita universitaria
Di solito inizio i miei corsi di leadership dicendo agli studenti che quasi tutte le domande importanti affrontate in classe hanno la stessa risposta corretta: dipende. È meglio che un leader sia amato o temuto? Dipende dalle persone, dal contesto, dal compito, dall’organizzazione e anche dal leader stesso. L’Università di è il luogo ideale per allenare questa capacità. Resistete alla tentazione di cercare un’unica risposta giusta. Imparate a valutare le alternative, a comprendere i compromessi e a convivere con la complessità.
Il mio secondo consiglio è di investire nelle vostre relazioni con amici, colleghi, professori, manager e subordinati. Ho tenuto corsi sul potere e sull’influenza a un pubblico che spaziava dagli studenti ai dirigenti di alto livello, e una lezione vale per tutti i gruppi: la fonte più affidabile di potere è quella relazionale. Potete affinare il vostro carisma e le vostre credenziali (potere personale), e un titolo un giorno potrebbe garantirvi il potere posizionale, ma le relazioni sono l’unica risorsa in cui c’è sempre spazio per crescere. E vi accorgerete che questi due consigli sono collegati, perché comprendere sinceramente le diverse alternative e i diversi punti di vista è proprio ciò che vi aiuta a creare questi legami. Questo non significa trattare le amicizie in modo strumentale. Significa riconoscere quanto le persone siano importanti. Le relazioni che costruirete all’università vi aiuteranno a crescere intellettualmente e personalmente, e renderanno questi anni molto più piacevoli.
Quali sono le tue aspettative ora che arrivi alla Bocconi?
Soprattutto, non vedo l’ora di entrare a far parte della comunità della Bocconi. Sono diventato un ricercatore perché mi piace studiare questioni che mi affascinano davvero, come il motivo per cui le persone cambiano carriera e ciò per cui lavorano al di là del denaro. Gran parte della mia ricerca si avvale di milioni di dati provenienti da tutto il mondo, strumenti statistici e la matematica alla base dei mercati del lavoro in generale. Tuttavia, le idee alla base di tutto ciò spesso nascono dall’osservazione di persone reali, scelte reali e organizzazioni reali, prima che io astragga da quella realtà per produrre articoli di ricerca.
L’università è esattamente il tipo di luogo in cui tali osservazioni si arricchiscono, attraverso il dialogo con colleghi, studenti e professionisti. La mia speranza è quella di contribuire alla vita intellettuale della Bocconi e, in cambio, trarne ispirazione.
Tutti gli altri sembrano più preparati
Aroon Narayanan arrivò all’IIT di Madras nel 2012 dopo aver trascorso dodici anni nella stessa scuola di Delhi, con gli stessi amici, gli stessi insegnanti e la stessa routine. Trovarsi improvvisamente lontano da casa, senza conoscere nessuno, gli sembrò strano. «Mi ci sono voluti mesi per ambientarmi. Una volta trovati i miei interessi, il mio gruppo di amici e una nuova routine che funzionasse, tutto è andato al suo posto».
Paloma Lopez-Garcia ricorda il suo ingresso all’università come «un nuovo inizio». Nuove persone, nuove materie, una nuova vita. «Era una cosa emozionante che faceva anche un po’ paura». Per questo Michela Carlana, che la Bocconi l’ha vissuta da studentessa di dottorato, alle matricole dà un consiglio semplice: «Non affrettatevi a voler avere tutto sotto controllo. L’università è anche un’occasione per provare cose nuove, porre domande, commettere errori e cambiare prospettiva». E Narayanan aggiunge: fate domande, soprattutto quelle che sembrano ingenue. Sono quasi sempre quelle che metà dell’aula vorrebbe fare.
D’altra parte, l’università non è una corsa lineare. Somiglia di più a un percorso in cui si impara a convivere con l’incertezza, aspettando che le cose trovino il loro posto.
Le persone che cambiano il percorso
Felix Schaff della sua esperienza in Bocconi non conserva il ricordo di un esame o di una lezione particolarmente brillante, ma di un compagno di corso. Da studente internazionale arrivò a Milano senza conoscere quasi nessuno. Durante un corso di macroeconomia stava attraversando qualche difficoltà quando uno studente gli si avvicinò. «Vedo che stai facendo fatica. Non preoccuparti, posso darti una mano». Un gesto semplice, ma sufficiente a fargli capire che un’università può essere competitiva e, allo stesso tempo, profondamente collaborativa. «Se non mi fossi divertita così tanto a fare i compiti con i miei compagni di classe», aggiunge Paloma Lopez-Garcia, «non avrei continuato a studiare fino al dottorato». L’università, racconta, è stata prima di tutto un luogo dove imparare insieme agli altri.
Lo stesso vale per Francesco Balocco. Ripensando agli anni della laurea, il primo ricordo non è un esame particolarmente difficile, ma le serate passate a studiare con i compagni nell’appartamento di uno di loro, in via Röntgen. Gli appunti migliori circolavano tra tutti, gli esami si preparavano insieme e, anche dopo aver ottenuto un buon voto, il gruppo si presentava dal professore per provare a strappare mezzo punto in più. Oggi, dice, è soprattutto quella comunità a rappresentare la sua idea di università.
Per Nemanja Draganic non è un caso. L’università, osserva, è il momento in cui si costruisce una rete di persone con cui discutere non soltanto di esami, ma di idee, passioni e progetti. E aiutare qualcun altro a comprendere un concetto è spesso il modo migliore per approfondire il proprio.
Le strade che non erano previste
Lautaro Chittaro iniziò studiando storia. L’economia arrivò dopo, quasi per caso. Furono alcuni corsi di storia economica a fargli intravedere una direzione diversa. Alla fine cambiò percorso e si avvicinò a una disciplina che nessuno nella sua famiglia aveva mai studiato. Per questo oggi il consiglio che darebbe alle matricole è di esplorare e di uscire dalla propria zona di comfort.
Philipp Reineke prova a dare un nome a questo processo. Riprendendo una riflessione dell’economista James March, sostiene che l’università richieda due capacità solo apparentemente opposte: esplorare e approfondire. All’inizio conviene sperimentare, seguire direzioni diverse, lasciarsi sorprendere. Poi arriva il momento di scegliere una strada e dedicarle tempo, pazienza e disciplina. La parte difficile, osserva, non è fare l’una o l’altra cosa, ma capire quando passare dall’una all’altra. Una decisione che la vita continua a riproporre, ben oltre gli anni dell’università.
Anche Matteo Devigili conserva un ricordo del suo primo giorno. Entrò nella prima lezione di matematica pensando soprattutto che, finalmente, avrebbe potuto mangiare pizza tutte le sere. La libertà universitaria, dice, è molto più complessa di così. Il suo consiglio agli studenti è di considerare ogni esame come una nuova lente attraverso cui osservare il mondo. Perché le competenze si accumulano, ma soprattutto cambia il modo di guardare la realtà.
Anche dall’altra parte della cattedra
Tra poche settimane Guglielmo Zappalà entrerà in Bocconi dopo undici anni trascorsi all’estero tra ricerca e insegnamento. Eppure, quando parla del suo arrivo, usa parole che potrebbero appartenere a una matricola. «Anche oggi provo ancora ansia e paura. Ho semplicemente imparato ad accoglierle». Non a combatterle, ma a riconoscerle come il segnale che si sta iniziando qualcosa che conta.
Anche Halil Sabanci racconta di aver scoperto che, dall’altra parte della cattedra, si continua a imparare. Le lezioni migliori, osserva, non sono quelle in cui il professore parla e gli studenti ascoltano, ma quelle in cui le idee passano continuamente da una parte all’altra dell’aula, si trasformano, tornano indietro arricchite dalle domande e dai punti di vista degli studenti.
È una convinzione condivisa da molti dei nuovi docenti. C’è chi, come Imge Kaya-Sabanci, spera di imparare dagli studenti tanto quanto insegnerà loro. Chi, come Sebastian Niederberger, non vede l’ora di confrontarsi con colleghi che ammira da tempo e con studenti capaci di porre domande inattese. Chi, come Anthony Bertelli, torna in un ambiente che conosce già e che considera uno dei luoghi più stimolanti in cui fare ricerca.
Tra poche settimane, nei corridoi del campus, cammineranno quasi tremila matricole e diciassette professori al loro primo giorno in Bocconi. Qualcuno si domanderà se riuscirà a farsi nuovi amici. Qualcun altro se saprà conquistare una classe. Forse è proprio questo il bello dell’università. Il primo giorno non passa davvero mai, e torna ogni volta che si ricomincia.